Il “whatever it takes” di Mario Draghi ha compiuto 5 anni il 26 luglio 2017. Sono passati 1.825 giorni dal discorso pronunciato a Londra dal governatore della Banca centrale europea (BCE), quando promise di fare qualsiasi cosa per salvare l’euro e disse: “E credetemi, sarà abbastanza”. Aveva ragione. E da allora Draghi ha affrontato una sfida dopo l’altra fino al lancio del Quantitative easing, il piano d’acquisto di titoli, prima di Stati e poi anche corporate, per sostenere l’inflazione verso l’obiettivo vicino al 2% contenuto nel suo mandato. «Sono passati solo 5 anni ma sui mercati finanziari sembra un secolo, i mercati azionari, a parte l’Italia, sono più che raddoppiati, l’euro è solo l’8% più basso dei livelli del 2015 mentre i tassi sono crollati sulla spinta delle forti iniezioni di liquidità delle banche centrali» ha detto Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e advisory.

Qual è il bilancio oggi? In generale, secondo l’analisi di Intermonte Advisory e Gestione, i mercati finanziari sono stati tra i principali beneficiari della politica espansiva di Draghi, ma non solo. L’economia europea cresce stabilmente a tassi superiori al 2% e nella maggior parte delle economie europee attività economica e occupazione stanno (con ritmi ben diversi) salendo. Si può dire pertanto che la politica monetaria aggressiva di Draghi, insieme alle altre banche centrali mondiali, è riuscita nell’intento di fare ripartire le economie ed a farne beneficiare i mercati.

Non c’è dubbio, quindi, che il Quantitative Easing abbia prodotto sul sistema economico e finanziario europeo un’influenza decisiva. Posto che si tratta di dati aggregati, relativi all’Unione Europea in cui un paese può essere cresciuto più o meno di un altro e così via, la sintesi è che il risultato è stato complessivamente positivo. In questa analisi dell’Ufficio studi di Marzotto Sim, ecco i cinque punti chiave che riassumono i 5 anni appena trascorsi per l’euro e i mercati finanziari, dove Draghi è stato promosso e dove, invece, è da rimandare a settembre.

  1. Rischio sistemico: nel 2012 il sistema economico europeo era ai minimi della propria credibilità. Questo era indicato dai rendimenti dei titoli di stato dei paesi periferici che hanno toccato punte del 6% per il BTP decennale con uno spread btp/bund di 446 punti. Oggi in seguito alle iniezioni di liquidità nel sistema il rendimento del BTP decennale è al 2.2% e lo spread è a 177 punti, i costi di finanziamento dei paesi si sono abbassati riducendo le possibilità di default. Draghi promosso.
  2. Crescita economica: nel luglio 2012 il GDP europeo aggregato era in flessione dello 0.4%. L’iniezione di liquidità ha garantito accesso al credito facilitato contribuendo allo sviluppo dell’attività economica. Oggi l’Europa cresce ad un ritmo del 2.1%. Draghi promosso.
  3. Inflazione: nel luglio del 2012 era al 2.5% e dopo avere iniziato un trend decrescente che l’ha portata a toccare un minimo dello 0.5% oggi è all’1.6%. I danni sono stati limitati ma l’obiettivo di target inflattivo del 2% non è stato raggiunto. Draghi rimandato a settembre. Ecco come investire su azioni e bond se riparte l’inflazione.
  4. Disoccupazione: è passata dall’11.55% al 9.3%; l’effetto positivo dell’aumento di domanda di lavoro è stato visibile nella riduzione dei disoccupati di circa il 2%. Siamo ancora lontani dal livello di lungo periodo del 7%. Draghi rimandato a settembre.
  5. Mercarti finanziari: la riduzione d’incertezza, l’immissione di liquidità e la percezione di una BCE ponta a tutto pur di sostenere i mercati e l’economia europei hanno corroborato le principali asset classes del vecchio continente. L’effetto maggiore si è avuto sui mercati obbligazionari sia corporate che government i cui rendimenti sono in alcuni casi andati in territorio negativo con performance di prezzo a doppia cifra. Anche il mercato azionario sostenuto sia dalla ripresa economica che da quella del ciclo degli utili ha messo a segno performance nell’ordine del 56% per l’Eurostoxx50 con le small cap in grande rialzo. Draghi promosso.

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Note

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