Nella settimana in cui la Banca centrale americana è intenzionata ad alzare i tassi di interesse  almeno di 25 punti base, secondo il consensus degli analisti, gli occhi del mercato sono tutti puntati sulla ripresa dell’inflazione che, secondo gli analisti di Goldman Sachs, è il vero tema di investimento in questa fase di mercato. Del resto, che la ripresa dell’inflazione sia in atto è stato certificato dall’Ocse: l’indice dei prezzi nei 35 dell’area ad aprile 2017 ha segnato un’accelerazione al 2,4% dal 2,3% di marzo. Da cosa dipende? Soprattutto dai prezzi alimentari nell’area che riunisce i Paesi industrializzati e che ha registrato un aumento all’1,1% ad aprile, dallo 0,9% a marzo, mentre i prezzi dell’energia sono saliti a un ritmo più lento (8,2% contro 9,1%).

Se si escludono alimentari ed energia l’inflazione nell’area Ocse è dell’1,9% ad aprile, contro l’1,8% in marzo. Ma il dato più significativo è che la dinamica dei prezzi ha registrato un’accelerazione nella maggior parte dei Paesi del G7, con l’eccezione degli Stati Uniti (2,2% da 2,4%) su cui ora gli occhi degli analisti sono puntati e con punte elevate in Italia (1,9% da 1,4%), Germania (2% da 1,6%) e Regno Unito (2,7% da 2,3%). Rimangono modesti gli aumenti segnati da Giappone (0,4% da 0,2%), che vede allontanarsi l’obiettivo del 2%, e della Francia (1,2% da 1,1%).
«Sebbene l’Ocse parli di una ripartenza dell’inflazione, il dato se analizzato in un orizzonte più lungo e più allargato non è confermato né dalle previsioni della Bce, secondo cui nell’area Euro l’inflazione dovrebbe attestarsi all’1,5% sia nel 2018 e nel 2019, né dalla Fed le cui stime rispetto all’ultima riunione di marzo sono scese dello 0,2%» ha detto Diego Toffoli, Senior Manager di Intermonte Advisory e Gestione. «L’investimento legato all’inflazione che per ora ha dato maggiori soddisfazioni è l’oro (+10% circa da inizio anno) questo perché oltre alle aspettative di inflazione, l’oro è una forma di copertura per chi pensa che i mercati azionari abbiano ormai corso troppo e un’ alternativa ai bond che hanno ancora rendimenti risicati».

L’inflazione annuale nell’area euro è salita all’1,9% in aprile, contro l’1,5% a marzo, e per la BCE di Mario Draghi dovrebbe scendere all’1,5% entro fine anno, a 1,3% il prossimo e risalire a 1,6% per il 2019. Le precedenti previsioni stimavano un carovita rispettivamente all’1,7%, all’1,6% e all’1,7%. Così mentre in Europa, la ripresa dell’inflazione è ancora lenta, in America tra la Fed e la vittoria di Donald Trump e la sua politica di stimoli fiscali hanno cambiato le aspettative, secondo gli analisti di Barclays. Tanto che un gruppo di economisti americano ha pubblicato una lettera che esorta la Janet Yellen a prendere in considerazione un cambiamento di rotta: aumentare il suo obiettivo di inflazione rispetto al 2% attuale.

IDEE DI INVESTIMENTO

Tassi bassi e bassa inflazione sono stati la costante degli ultimi tre anni. “Siamo davvero di fronte a un cambio di paradigma? «Nell’attuale contesto di mercato con bassi rendimenti obbligazionari, gli investitori sono alla continua ricerca di un livello di remunerazione discreto e stabile per proteggere il proprio capitale dall’inflazione», ha detto Alessandro Aspesi, Country Head Italy  di Columbia Threadneedle Investments. «Siamo dell’idea che solo con un portafoglio ben diversificato sia possibile offrire agli investitori un livello di rischio accettabile». Non c’è dubbio che gli Stati Uniti siano l’area in cui la spinta reflattiva è reale. Ecco le asset class che potrebbero beneficiare della ripresa dei prezzi al consumo americani:

  • Sul mercato azionario ad essere favorito è il settore finanziario che beneficia di un’economia in accelerazione e di un rialzo dei tassi oltre che di aspettative al rialzo sull’inflazione. Ma in generale, Banche e assicurazioni devono dire grazie alla politica fiscale di Donald Trump mentre utility, telecom, consumi di base ora appaiono meno attraenti rispetto ai settori ciclici, secondo gli analisti di Deutsche Bank.
  • Se ci si sposta sul reddito fisso, quando l’inflazione aumenta, quasi tutti i segmenti dell’universo obbligazionario soffrono, ma ci sono delle eccezioni. Le prime di tutte sono le obbligazioni legate all’inflazione e i fondi inflation linked che dovrebbero continuare a fare bene. Per Diego Toffoli, Senior Manager di Intermonte Advisory e Gestione, l’investimento in obbligazioni inflation link resta comunque una valida alternativa alle obbligazioni classiche e correttamente deve ancora far parte dell’asset allocation di un portafoglio ben diversificato.

Note

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