Aspettare e resistere alla volatilità. Il giorno dopo le elezioni fortemente volute dalla premier Theresa May, la Gran Bretagna è, ancora una volta, l’epicentro di una sorpresa per i mercati. Il Parlamento è bloccato perché nessuno dei due grandi partiti ha ottenuto i 326 seggi che determinano la maggioranza assoluta e la governabilità. I Consevatori (Tory) guidati da May con 42,4% dei voti si sono fermati a 318 seggi; mentre i laburisti (Labour) di Jeremy Corbyn con il 40% hanno 261 deputati. con un balzo di 29 in più.
Per gli analisti, esattamente come era accaduto dopo il risultato a sorpresa del sì alla Brexit, siamo di nuovo all’inizio di un periodo di forte incertezza. «Il risultato shock per il partito conservatore inglese di Theresa May, che alle elezioni ha subito una sorprendente sconfitta perdendo la maggioranza assoluta, aumenta il rischio di una fase di forte incertezza politica in UK ma aumenta anche le probabilità di una Brexit più soft», ha detto Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione.

L’impatto più significativo è atteso sull’economia britannica e su come potrebbe reagire nel breve visto che i negoziati per la Brexit con l’Unione europea si aprono il 19 giugno 2017 e dovrebbero durare circa due anni, aprendo scenari totalmente inesplorati. «L’economia britannica si è rivelata abbastanza resistente alle incertezze create dal voto Brexit, anche se la performance relativa del Regno Unito rispetto al resto d’Europa si è deteriorata notevolmente», ha detto François-Xavier Chauchat – Chief Economist e mentro dell’Investment Committee di Dorval Asset Management. «Per molti anni Uk è stata davanti all’Europa, ma nel 2017 il Pil atteso nel Regno Unito è prossimo all’1,5%, contro un probabile 2% dell’area euro e il divario potrebbe aumentare ulteriormente nel 2018: l’OCSE si aspetta una crescita dell’1% nel Regno Unito, contro 1,8% nell’Europa continentale». Le prospettive per l’economia inglese, dunque, sono le più colpite dal risultato britannico. «La crescita del PIL probabilmente sarà più lenta in quanto l’incertezza pesa sugli investimenti e sui consumi e un governo futuro debole farà probabilmente più fatica a spingere le riforme», ha detto Marie Owens Thomsen Global Head of Economic Research di Indosuez Wealth Management.

L’economia inglese, dunque, è in rallentamento e lo stallo politico, se come si ipotizza si andrà addirittura ad elezioni anticipate in corso di negoziazione Brexit, non giova alla ripresa. Per Paul Brain, Head of Fixed Income di Newton Investment Management, l’incertezza derivante dal voto potrebbe aumentare la volatilità dei mercati, ma si tratterà probabilmente di una reazione di breve termine. La reazione d’impulso ha portato a una discesa della sterlina, mentre il mercato azionario e i titoli di Stato britannici hanno reagito positivamente. Ma non c’è dubbio che siamo all’inizio di un percorso di volatilità di cui la Gran Bretagna è protagonista doppia con, da un lato, lo stallo politico e, dall’altro, l’inizio del negoziato Brexit. «La mancanza di un’ampia maggioranza dei Conservatori aumenta l’incertezza sul percorso dei negoziati sulla Brexit» si legge nell’analisi dello Strategy Team di Standard Life Investments. «Non solo darà più voce alle diverse opinioni all’interno del partito conservatore, ma la posizione del DUP e degli altri maggiori partiti dovrà essere incorporata nel processo dei negoziati sull’exit. Sebbene il risultato aumenti l’incertezza sull’iter della Brexit, questa necessità di compromesso potrebbe spingere il governo verso un approccio più conciliatorio, soft, nei negoziati».

IDEE DI INVESTIMENTO

L’incertezza è nemica degli investimenti. La prudenza in questi casi è d’obbligo. «Questo non è un mercato per investitori avversi al rischio. Detto questo, esistono opportunità nei mercati volatili e il Regno Unito è ancora un’economia di 65 milioni di persone e non imploderà, ma potrebbero semplicemente esserci migliori opportunità d’investimento altrove», ha detto Mary Owens Thomsen Global Head of Economic Research di Indosuez Wealth Management.

Vediamo quali sono gli asset finanziari da tenere d’occhio in questa situazione secondo le considerazione post di analisti e gestori (Dorval Asset Management, Columbia Threadneedle Investments, Hermes Investment Management, Indosuez Wealth Management, Intermonte Advisory e Gestione, Nomura, Newton Investment Management, Pioneer, Standard Life Investments).

  • Sterlina sotto pressione e tassi fermi. Se la sterlina dovesse continuare a scendere, secondo l’analisi di Nomura, potrebbe comportare un’inflazione più elevata con effetti negativi sui consumi. Uno scenario, per gli analisti, che spingerà la Banca d’Inghilterra a non aumentare i tassi fino a fine 2019. Analisi simile a quella degli analisti, di Pioneer che si aspettano che la politica monetaria rimanga accomodante finché l’aumento dell’inflazione sarà il rischio implicito di un deprezzamento della sterlina.
  • Per Neil Williams, Capo Economista di Hermes Investment Management il mercato azionario, insieme con la sterlina, potrebbe essere la prima e più ovvia asset class a risentirne, con percezioni ora basate sulla confusione politica, su un governo più “allargato”, su un rialzo delle tasse e su un ancora più ampio deficit di budget. Quando tutto questo sarà rientrato, la realtà riporterà a concentrarsi sulle negoziazioni per la Brexit che dovrebbero cominciare il 19 giugno.
  • Per le obbligazioni statali inglesi, i cosiddetti Gilt, si profila un periodo di prezzi in salita e di rendimenti in calo. Per Columbia Threadneedle Investments, i Gilts sono riusciti a mantenere il loro status di “safe-haven”, paradiso sicuro, e gli investtori esteri dispongono di meno di un terzo del mercato britannico dei titoli di Stato. Se si riduce l’appetito degli investitori internazionali per i titoli di Stato britannici c’è un rischio per le valutazioni dei Gilts. Per i gestori l’affare della sterlina debole è sui corporate bond sui fondi specializzati anche grazie al risveglio di interesse dei fondi di private equity che pensano di cavalcare la stagione di fusioni e acquisizioni post Brexit.

 

 

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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