Le società di gestione del risparmio sono sempre più attente al cosiddetto Social impact investing, ovvero l’impatto ambientale e sociale dei fondi e alla ricerca di una continua diversificazione hanno imboccato la strada delle obbligazioni “green”, studiando prodotti specializzati con un approccio ESG (Enviromental, social and governance) per la costruzione del portafoglio. L’ultimo prodotto arrivato sul mercato italiano che coniuga il green e l’approccio Esg sono PIMCO GIS Global Bond ESG Fund, che investe in obbligazioni sovrane e corporate investment grade globali, ed è gestito da Andrew Balls, direttore investimenti per il reddito fisso globale.

Il tema dei green bonds circola sempre più spesso nelle pubblicazioni finanziarie e nelle sale di contrattazione e ha ormai catturato anche i Governi. Lo dimostra l’emissione del primo Green OAT lanciato dal Ministero del Tesoro Francese il 24 gennaio 2017. Si tratta dell’emissione di debito “green” più grande della storia pari a 7 miliardi di Euro, e, secondo molti analisti, il piano obbligazionario “sostenibile” del Paese potrebbe raggiungere i 13 miliardi di euro nel corso dell’anno.

In precedenza, a dicembre 2016, era arrivata sul mercato la prima emissione “green” sovrana. A lanciarla è stata la Polonia, con un controvalore di 750 milioni di euro. Polonia e Francia non resteranno sole a lungo, secondo l’analisi di MainStreet Partners, perché altri Paesi tra cui Italia, Nigeria e Svezia, potrebbero emettere presto strumenti analoghi. Del resto, il mercato delle obbligazioni verdi è in crescita esponenziale. Secondo dati Bloomberg, nel 2014 pesava complessivamente circa 37 miliardi di dollari, mentre nel 2016 è arrivato a 92 miliardi di dollari, registrando una crescita del 149%.

Obbligazionari green: il mercato cresce del 149%

Ma qual è il fascino particolare dei green bond? Per Wolfgang Pinner, responsabile SRI, Raiffeisen Capital Management, queste emissioni danno la possibilità a nuovi player che vogliono affacciarsi sul mercato degli investimenti sostenibili di trovare strumenti adatti. “Le obbligazioni verdi offrono l’opportunità di investire su emissioni che hanno una precisa destinazione d’uso” ha detto Pinner. “Grazie ai principi che si deve seguire nella composizione di green bonds è molto difficile fare un uso improprio di queste emissioni. Secondo Pinner, il rischio di greenwashing che è pur sempre presente quando si parla di investimenti sostenibili è, in questo caso, relativo.

E sempre più gestori vogliono essere della partita. Nella schiera delle società attratte dal “green” è entrata anche Lombard Odier che ha siglato una partnership con Affirmative Investment Management (Aim), gestore obbligazionario specializzato in strategie social impacting. Da questa alleanza è atteso il lancio di un nuovo fondo che ha come obiettivo sostenere in modo tangibile iniziative che contrastino gli effetti negativi del cambiamento climatico.

La transizione verso una low carbon economy è l’obiettivo primario dei prodotti green soprattutto dopo la sottoscrizione degli accordi sul clima di Parigi. Tanto che, le prospettive e le stime di crescita portano a pensare che la classe d’investimento dei green bond possa vivere un vero e proprio boom nel 2017: queste obbligazioni potrebbero raggiungere i 142 miliardi di dollari di emissioni, per una crescita annuale prospettica intorno al 54%.
La crescita del mercato dei green Bond, e la sua relativa sostenibilità, secondo l’analisi di MainSreet Partners, è dovuta principalmente a due fattori: da una parte l’ingresso nel mercato delle obbligazioni green da parte delle grandi imprese dei paesi emergenti (in particolare Cina ed India), dall’altra la crescente attenzione delle istituzioni sovranazionali al tema della sostenibilità ambientale.

IDEE DI INVESTIMENTO

Quando un bond si può definire green? Si tratta di obbligazioni emesse per finanziare progetti che riguardano il clima e le tematiche sociali come, per esempio, centrali eoliche, iniziative legate alla prevenzione e controllo dell’inquinamento, all’utilizzo sostenibile dell’acqua o all’edilizia eco-compatibile e così via. I settori sono i più diversi e ben 694 miliardi di dollari e oltre 3500 sono i bond riconducibili a questa categoria secondo il report “Obbligazioni e cambiamento climatico, lo stato del mercato nel 2016”, pubblicato dalla Ong Climate Bonds Initiative su incarico di HSBC. Questo non vuol dire che tutte le obbligazioni siano green, ovvero finanzino un obiettivo specifico, ma in qualche modo aiutano l’ambiente e sono socialmente responsabili.
I prodotti del risparmio gestito che possono mettere in portafoglio obbligazioni green sono diversi e possono avere un portafoglio più corporate, ovvero orientato alle emissioni delle società che hanno deciso di finanziare progetti verdi, oppure globali dove le emissioni governative hanno un peso. Non esiste, infatti, una categoria specializzata di fondi obbligazionari green.

Per capire se un prodotto investe secondo criteri green o socialmente responsabili ecco le tre cose da guardare:

  • il fondo ha tra le caratteristiche la dicitura ESG, acronimo che indica tre parole: Enviromental, Social Governance. In pratica si tratta di fondi che hanno a cuore l’ambiente e il clima; i diritti umani e gli standard lavorativi; le pratiche di governo societarie, comprese le politiche di retribuzione dei manager.
  • il fondo ha la dicitura SRI, sigla che indica Socially responsible investing (Sri) fa generalmente riferimento a un approccio che esclude determinati titoli, senza però implicare valutazioni di portafoglio in stile ESG.
  • il fondo segue una strategia Social impact investing, indica il tentativo di abbinare ai risultati finanziari positive performance dal punto di vista ambientale e sociale. A coniare il termine nel 2008 è stata Jp Morgan insieme con Rockefeller Foundation che doveva catalogare una serie di investimenti con scopo benefico e umanitario.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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