A due mesi dal via ai nuovi Piani di Risparmio Individuale, la corsa delle società di gestione al lancio di questi nuovi prodotti continua senza sosta. Al momento sono 14 i fondi PIR lanciati da 8 SGR (di cui ben 7 italiane), con diversi gradi di esposizione al segmento delle mid-small caps italiane. Da apripista hanno fatto Anima sgr con Crescita Italia, il fondo bilanciato lanciato a gennaio 2017, in assoluto è stato il primo prodotto italiano della categoria, che investe fino al 40% in azioni e la parte restante in obbligazioni; Arca Economia Reale Bilanciato Italia di Arca con un’asset allocation bilanciata (30% azioni e 50% obbligazioni societarie italiane); e Zenit Pianeta Italia e Zenit Obbligazionario sul mercato da metà febbraio 2017.

L’esplosione del mercato è arrivata con la gamma di PIR di Eurizon Capital (gruppo Intesa SanPaolo), lanciata nella prima settimana di marzo 2017, che ha già raccolto oltre 100 milioni di asset grazie a un’offerta differenziata in tre prodotti con il 20% – 40% – 70% di azioni a seconda del profilo di rischio. Della partita è anche Ersel, la boutique finanziaria torinese che fa capo alla famiglia Giubergia, che dal 13 marzo 2017 ha reso PIR compliant lo storico fondo Fordersel Portafoglio Mercato Italia (PMI). «Un effetto liquidità sul mercato si è già in parte visto, con l’indice STAR delle migliori società mid-small caps italiane che è in crescita di ben il 17% da inizio anno rispetto al +4% dell’indice principale FTSE MIB» ha detto Guglielmo Manetti, Vice direttore generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte Sim che si occupa di risparmio gestito e advisory. «Alla luce del successo dei piani di risparmio francesi (PEA), per molti versi simili ai PIR italiani, riteniamo che questo nuovo segmento di mercato abbia ottime prospettive di sviluppo», ha aggiunto Manetti. «Il mix tra vantaggio fiscale e esonero in caso di successione e donazione è certamente molto attraente per i futuri sottoscrittori, e l’orizzonte di medio-lungo periodo è per noi assolutamente coerente con l’investimento proposto dai PIR».

PIR: quali sono le prospettive per le small cap

Sul mercato italiano l’offerta dei PIR, che sono nati con l’obiettivo di indirizzare gli investimenti delle famiglie a sostegno della piccola e media impresa italiana, offrendo uno stimolo all’economia reale del Paese e dando in cambio un’agevolazione fiscale a chi investe, prende forma sul mercato italiano. Nel frattempo, il legislatore che ha istituito i PIR con la legge di Stabilità 2017 è chiamato a fare fronte alle aspettative che gli operatori hanno su questo prodotto. Entro la fine di marzo, per esempio, è attesa un’interpretazione alla legge da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla possibilità di investire non solo sulle società quotate, e sull’estensione dei Piani ai minorenni che finora non possono essere intestatati di PIR. Si tratta di una proposta che arriva da Assogestioni che punta a massimizzare il vantaggio dell’esenzione fiscale successoria di questo strumento.

L’allargamento dei confini dei sottoscrittori anche ai minorenni, con i cosiddetti PIR Junior, aprirebbe ancora di più il mercato dei PIR che, secondo i calcoli di Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni, ha un potenziale di raccolta di 16 miliardi di euro, di cui 10 miliardi direttamente dai singoli investori e 6 dai fondi pensione e casse di previdenza. Il beneficio per le imprese italiane dovrebbe essere un flusso di investimenti di circa 7 miliardi di euro di cui 2,1 miliardi indirizzato verso le piccole e medie imprese (Pmi). Le stime potrebbero essere, però, conservative. I fondi pensione, per esempio, attraverso il presidente di Assoprevidenza, Sergio Corbello, hanno fatto sapere di voler investire di più in questi prodotti e hanno chiesto di cambiare le regole alzando dal 5% al 15% la quota investibile e di includere anche minibond e infrastrutture oltre ale azioni.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il segmento di mercato Aim Italia ma soprattutto le small e mid cap sono il target su cui investono i PIR che hanno debuttato in Italia (scopri qui la guida di Online Sim all’investimento in PIR). Le small e mid cap rappresentano ormai l’80% delle società quotate in Europa, quali sono le prospettive? Per José Berros, gestore dei fondi Echiquier Agenor ed Echiquier Entrepreneurs, La Financière de l’Echiquier, il best performer della categoria fondi azionari Europa small cap  in questo universo tanto ricco (3.500 titoli), la performance futura è determinata innanzitutto da una corretta valutazione del potenziale di crescita. “Non si può quindi prescindere da un approccio improntato a grande disciplina. Il nostro processo consta di tre fasi principali: un primo filtro quantitativo, l’analisi fondamentale poi, comprensiva anche dei vari incontri con i manager delle aziende, e infine la costruzione e gestione attiva del portafoglio», ha detto Barros. «L’Italia è un terreno fertile per lo sviluppo di small e mid cap grazie a un tessuto industriale altamente sviluppato e storie di crescita molto interessanti». Negli ultimi 15 anni le small cap hanno sovraperformato le large cap e il trend dovrebbe continuare con un elemento in più: una volatilità della small cap inferiore alle large cap. «Le stime sono promettenti: osservando la composizione del nostro campione, questo riguarderebbe tra il 20% e il 25% delle imprese da qui a 10 anni» ha detto Berros.

Alle potenzialità delle small cap i PIR aggiungono i vantaggi fiscali contenuti nel prodotto:

  • I PIR offrono un vantaggio fiscale sugli utili: in pratica, non si devono pagare le imposte su capital gain e rendimenti (12,5% sulle cedole e utili relativi a titoli di Stato e 26% su azioni e obbligazioni). Se al termine dei 5 anni dell’investimento non ci saranno utili, ma perdite, il risparmiatore dovrà rispettare le regole generali dei fondi per il credito di imposta.
  • I PIR sono esenti dall’imposta di successione. La cifra può diventare importante nell’asse ereditario di un investitore privato. Ipotizzando un rendimento annuo del 2% su un investimento di 30 mila euro per 5 anni (150mila alla fine del quinquennio) dopo 10 anni, l’utile atteso è di 25.818 euro con un risparmio di 6.713 euro di tasse (pari a circa il 4%) sul capitale versato.

Sulla piattaforma Online SIM è possibile sottoscrivere i fondi PIR e aprire un conto dedicato ai PIR.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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