Vince Alexis Tsipras, perde Yanis Varoufakis. Ma la sfida per la Grecia resta sempre la stessa: ridurre il debito. E sarebbe toccata a chiunque fosse uscito vincitore dalla urne. Tocca a Syriza. E non importa se il Prodotto interno lordo (Pil) della Grecia nel periodo aprile-giugno, ossia prima che venissero imposti i controlli sui capitali, è cresciuto dello 0,8% contro stime per una contrazione dello 0,5% mentre su base annua ha segnato un rialzo dell’1,5%, secondo i dati diffusi dall’Istat ellenico.
I buoni dati macroeconomici del secondo trimestre, che sono destinati a confermarsi anche grazie a un’ottima stagione turistica, sono una piccola goccia nell’oceano del debito da rinegoziare con i creditori internazionali. Tanto che, Tsipras che prende il 21 settembre il mandato al Governo dalle mani del Presidente della repubblica greca Prokopis Pavlopoulos, sa già che dovrà mettere mano a nuove e più pesanti misure fiscali per i greci, col disegno di legge in discussione al Parlamento che rientra nel terzo piano di salvataggio.

Dalle urne greche e dalla riunione della Federal reserve (Fed) di giovedì 17 settembre è emerso un quadro più chiaro per le decisioni future che la Banca centrale europea dovrà prendere. L’immobilismo della Fed ha scoraggiato i mercati, ma ha rialzato l’euro ai massimi da gennaio. Questo scenario dà una spinta a Mario Draghi verso un ampliamento del Quantitative easing di Francoforte. Il tema non è tanto la durata, ma l’ampiezza del portafoglio di obbligazioni acquistabili.
Secondo il consensus degli analisti sentiti da Bloomberg, l’audizione di mercoledì 23 settembre al Parlamento europeo potrebbe essere l’occasione per Draghi di dare un segnale di direzione. La ragione? Le Borse hanno reagito male alla Fed e si sono rimangiate buona parte del recupero post bolla cinese di agosto e soprattutto l’euro è di nuovo verso quota 1,15 sul dollaro.

Adesso che il quadro sulla Grecia è chiaro, tenendo conto  che l’obiettivo dichiarato è di arrivare a circa il 2% di inflazione, le stime sono ancora molto distanti e quindi il mercato si attende già un proseguimento degli acquisti almeno fino a metà 2017. Ma c’è di più. Si sta valutando di allargare lo spettro di società a forte partecipazione pubblica delle quali acquisire i bond. E mercoledì 23 settembre è una data importante per gli analisti anche per i dati dell’indice Pmi manifatturiero cinese che, grazie al fuso orario, usciranno molto prima dell’audizione di Draghi al Comitato per gli affari economici e monetari a Bruxelles. La Cina è considerata la vera mina del mercato e una nuova flessione potrebbe spingere ancora di più la decisione della Bce.

Note

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