“Ovunque vada il mercato della consulenza per gli investimenti, BlackRock vuole esserci, e se c’è una cosa che sappiamo è che tra 5 o al massimo 10 anni da oggi, ci saranno molte più persone che utilizzeranno le piattaforme digitali che offrono consigli di quanto non accada oggi”. Era l’agosto del 2015 e questa fu l’unica spiegazione che la più grande società di asset management globale diede all’annuncio dell’acquisizione della società di roboadvisor FutureAdviser. Da allora l’ingresso nel fintech e nel segmento dei roboadvisor da parte delle società di asset management è proseguito in maniera costante. Da Invesco che ha comprato Jemstep a Goldman Sachs che ha acquisito Honest Dollar fino a Fidelity e Merrill Lynch che hanno deciso di creare servizi in casa così come Wells Fargo e Morgan Stanley. Tutti sono stati folgorati sulla strada del roboadvisor che secondo la mappa della consulenza online disegnata da Pwc advisory a maggio 2016 sul mercato sono forti anche se indipendenti dalle banche.
Adesso per tutti il prossimo concorrente potrebbe non essere finanziario. Da quasi un anno, infatti, circola il rumors secondo cui Google sarebbe interessato a entrare sul mercato e lo potrebbe fare attraverso un’acquisizione. Il primo a lanciare il sasso nello stagno del fintech è stato il Financial Times. Il quotidiano finanziario svelò a metà del 2015 che il gigante tecnologico aveva assunto una società di consulenza per analizzare il business, presumibilmente per individuare sacche di opportunità a cui applicare la sua competenza tecnologica, data l’enorme base di utenti esistente. Non è un mistero, infatti, che Google sia il più grande investitore in start up del fintech attraverso Google Ventures, e che, secondo CB Insights abbia eclissato Intel Capital (gruppo Intel) e Citi Ventures (gruppo Citigroup) e una diversificazione nel segmento del roboadvisor è parsa a tutti plausibile. A distanza di quasi un anno e mezzo i tempi potrebbero essere maturi.

Roboadvisor: per Google e Facebook c’è lo scoglio regolatori

A rilanciare l’ipotesi di un ingresso di Google nel segmento dei roboadvisor è uno studio firmato da Inigo Fraser-Jenkins, capo della ricerca sulle strategie quantitative globali e sull’azionario europeo di Bernstein Research (gruppo AllianceBernstein). Fraser-Jenkins è convinto che i giganti della tecnologia possano essere la prossima frontiera del settore e accanto a Google cita anche Facebook che secondo lo strategist americano avrebbe avviato uno studio di fattibilità per entrare sul mercato. Dalla parte dei big della tecnologia ci sarebbe la fiducia di cui godono da parte dei consumatori e la capacità di gestione di algoritmi sofisticati. “Se decidessero di entrare nell’arena del risparmio gestito e dei consigli di investimento l’effetto sarebbe devastante per gli asset manager” ha scritto nella nota l’analista di Bernestein Research. Del resto, in Cina questa occasione è già stata sfruttata da Alibaba, Tencent e Baidu che hanno cominciato a distribuire fondi per ora solo monetari agli investitori retail cinesi.
Sul mercato americano ed europeo, però, al momento i grandi della tecnologia non sono entrati perché, ma questo l’analista di Bernstein Research non lo dice, sarebbe difficile passare in primo luogo l’esame delle Autorità finanziarie. La Securities and Exchange Commission (SEC) americana, omologa della nostra Consob, non accetterebbe un livello di contatto con il cliente basato solo su email e forum, e Google si metterebbe sulla schiena un altro bersaglio su cui i regolatori farebbero facilmente centro. Ma non c’è solo questo. Le dinamiche dei servizi finanziari sono molto diverse da quelle della tecnologia pura e richiedono un contatto con il cliente anche di persona come ha dimostrato l’esperienza americana di Charles Schwab.

IDEE DI INVESTIMENTO

Non c’è dubbio che il futuro della risparmio gestito passi anche dai roboadvisor, dedicati a un pubblico abituato a gestire via App i propri investimenti. È il pubblico dei Millennials che secondo uno studio della società di consulenza AT Kearney denominato “Hype Vs Reality: The Coming Waves of Robo adoption” entro il 2020 porterà i robo advisors a valere il 5,6% del mercati con circa 2 mila miliardi di dollari in gestione contro i 300 miliardi di dollari di giugno 2016. Online SIM, società d’intermediazione mobiliare leader di mercato in Italia nel collocamento di fondi online che fa capo al Gruppo Ersel, è entrata nel segmento con RoboBox, la prima piattaforma italiana di robo advisor, che nasce con l’obiettivo di offrire una selezione di robo advisor per consentire ai clienti di scegliere il servizio più adatto alle proprie esigenze di investimento: un posizionamento unico per il mercato italiano, che fino ad ora ha visto realtà che propongono esclusivamente il proprio servizio di robo advisory.

Ecco le caratteristiche del nuovo servizio RoboBox di Online SIM:

  • Il nuovo servizio è dedicato a clienti con un patrimonio da investire superiore a 50 mila euro ed è accessibile attraverso un conto “consulenza”, separato da quello tradizionale di Online SIM e sul quale il cliente normalmente opera in autonomia.
  • L’area consulenza collegata al conto consente ai clienti di essere guidati nella costruzione e manutenzione di un portafoglio fondi in linea con le proprie esigenze, ideato in base ad un questionario di adeguatezza strutturato.
  • Sul conto “consulenza” il cliente riceve indicazioni puntuali sull’asset allocation da seguire e sui singoli fondi adeguati al suo profilo di investimento e con pochi click può creare da zero un portafoglio oppure ribilanciarlo automaticamente per seguire i consigli di investimento del robo Advisor. Il consulente virtuale fornisce inoltre al cliente la possibilità di indicare obiettivi temporali di investimento legati a progetti personali (per esempio l’acquisto di una casa, il matrimonio, ecc.) per i quali vengono creati sottoportafogli dedicati e gestiti con logiche di “target date” (12 mesi, 24 mesi, 36 mesi).
  • Accedendo alla propria area riservata del sito il cliente ha sempre la situazione complessiva dei suoi investimenti, siano essi collegati al conto tradizionale in collocamento oppure in consulenza, grazie a un cruscotto sintetico che gli consente di scegliere su quale conto operare. Può inoltre effettuare in ogni momento il passaggio di liquidità tra le due tipologie di conti. Se lo ritiene opportuno, può anche avvalersi di un servizio clienti dedicato.
  • Sul fronte del pricing, la piattaforma prevede un advisory fee che va dallo 0,5% allo 0,7% in base alla consistenza di portafoglio (con un minimo di 50.000 Euro), ma è previsto un innovativo meccanismo che sconta la competenza dell’ultimo trimestre se la performance complessiva del portafoglio è negativa nell’anno solare di riferimento.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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