È ancora presto per fare i conti sui costi totali che Volkswagen dovrà affrontare per lo scandalo emissioni, ma difficilmente basteranno i 6,5 miliardi già accantonati a bilancio dal gruppo automobilistico per ripagare il danno di aver truccato 11 milioni di veicoli diesel venduti tra il 2008 e il 2015 in tutto il mondo, falsificando il loro impatto ambientale. Analisti e operatori cominciano a fare qualche stima sulle spese industriali per intervenire sulle auto “irregolari”, poi ci saranno esborsi molto maggiori e ancora incerti: sanzioni negli Usa, possibili processi penali e clamoroso danno di immagine, che fanno parlare di una cifra anche superiore ai 50 miliardi.

Non è presto, invece, per capire quanto le bugie dell’azienda di Volksburg pesano sui portafogli dei fondi europei e sulle tasche dei risparmiatori italiani. Il tracollo del titolo Volkswagen che è uscito dalle liste delle azioni consigliate di Société Gnerale e Credit Suisse, ha trascinato al ribasso tutto il comparto auto. L’indice europeo dei titoli dell’auto dall’inizio dello scandalo ha perso il 16% e Volkswagen da sola ha bruciato circa 20 miliardi di capitalizzazione in Borsa.
Perché sono in molti a pensare che non sia stata solo la casa tedesca ad aver barato e che prima o poi verranno fuori le magagne anche di altri. Eppure, dalla classifica dei 10 fondi venduti in Italia che hanno il portafoglio investito in modo rilevante nel comparto auto, secondo i calcoli effettuati da Morningstar, emerge una sorpresa: nonostante lo scandalo, e il crollo del settore delle quattroruote, alcuni dei prodotti più esposti sono comunque riusciti a contenere le perdite o a salire.

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In particolare, nel portafoglio di UBS EF Asian Consum (USD) P, per esempio, il settore auto pesa più del 20%. Eppure, nell’ultima settimana (quando lo scandalo delle emissioni è esploso) ha perso l’1,7% circa. Un andamento più legato ai problemi di crescita dell’Asia che non a questioni legate alle vetture. I titoli auto presenti in portafoglio sono tutti di costruttori asiatici che, almeno per il momento, non sono ancora stati convolti nella vicenda.

E un discorso simile si può fare per MS INVF Indian Equity B in cui l’auto pesa per il 17,4% e che, in una settimana, ha guadagnato lo 0,44% grazie all’assenza di titoli auto europei in portafoglio e al miglioramento delle prospettive di crescita dell’India. Secondo diversi operatori, infatti, il rallentamento della Cina sta convincendo gli investitori a puntare su Nuova Delhi.

Chi ha risentito di più dello scandalo sono i due fondi che investono prevalentemente nel mercato tedesco Deutsche Invest I German Equities (-8,98%) e Dws Deutschland (-9,02%) e che hanno subito anche il crollo dell’indice Dax del listino tedesco.

Resta, invece, incalcolabile il danno accusato dal marchio, con ripercussioni sulla reputazione: secondo un’analisi di Gfk, la fiducia è diventata fondamentale per costruire i nuovi rapporti con il consumatore, in un rapporto con la marca che si costruisce ogni giorno e che non è più scontato perché è un nuovo patto di fiducia. Non basta quindi la solidità della marca a salvare di per sé il brand quando il patto è rotto, con l’aggravante che in questo caso il patto si è infranto su un tema chiave come quello dell’inquinamento ambientale e della mobilità sostenibile.

L’Environmental protection agency (Epa) a stelle e strisce ha già ipotizzato una sanzione fino a un massimo di 18 miliardi. Poi c’è il rischio di processi penali, le cosiddette class action. Una ventina sono già state annunciate, altre arriveranno. Insomma, siamo solo all’inizio. Ma nonostante queste cifre secondo la maggioranza degli analisti è remotissima un’ipotesi crac per Volkswagen, anche perché i suoi 600 mila dipendenti saranno fortemente difesi dal sistema Paese tedesco.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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