In attesa che i voti si contino e che dalle urne delle elezioni presidenziali Usa 2016 esca il nome del vincitore, accanto a Hillary Clinton e Donald Trump c’è già un vincitore certo e si chiama YouTube. La piattaforma video di proprietà di Google ha vinto la sua sfida con la tv tradizionale, proprio sul terreno delle elezioni presidenziali. La prova? L’ultimo dibattito tra il candidato dei repubblicani e quello dei democratici – che si è svolto il 9 ottobre 2016 – ha segnato un boom di visualizzazioni a ulteriore conferma che il web e i social media stanno fagocitando i media tradizionali che non possono più fare a meno di loro. Secondo dati ufficiali, su YouTube l’ultimo dibattito Trump-Clinton ha segnato 124 milioni di visualizzazioni, con un incremento del 40%. Le visualizzazioni sono calcolate in base alla somma dei live-streaming sui canali su cui era possibile vederlo (NBC News, CBS News, Fox News, PBS, Washington Post, Univision, Telemundo). In tv, secondo dati Nielsen, il dibattito presidenziale è stato invece seguito da 66,5 milioni di persone, meno del primo scontro che ha incollato al piccolo schermo più di 80 milioni di persone.
A seguire il dibattito sul web è un pubblico più giovane rispetto a quello della televisione, che si annoia più facilmente, ma è abbastanza fedele quando clicca un video: la dimostrazione è che il confronto è stato visto in media 25 minuti su YouTube da qualunque parte del mondo si fosse collegati. Dopo gli Stati Uniti, il primo paese per audience, i più attenti alla piattaforma YouTube sono stati i gli utenti di Canada, Messico, Australia, Gran Bretagna e Vietnam. La tendenza, dunque, è globale. La conferma arriva anche dai dati di Facebook e Twitter. Sul social network fondato da Mark Zuckerberg, negli Stati Uniti ben 19,8 milioni di persone hanno generato oltre 92,4 milioni di like, post, commenti e condivisioni relative al dibattito. Mentre su Twitter il confronto del 9 ottobre 2016 è stato il più twittato di sempre, con più di 17 milioni di cinguettii. Quanto contano questi dati per determinare la vittoria finale? Per i sondaggi ufficiali che danno Clinton in testa su Trump quasi nulla, per chi maneggia algoritmi, invece, questi dati definiscono in maniera precisa chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Tra questi, c’è un software che si chiama MogIA ed è basato su un sistema di intelligenza artificiale, che ha previsto la vittoria di Donald Trump dopo aver incrociato 20 milioni di informazioni prese da piattaforme pubbliche come Google, Facebook, Twitter e YouTube. C’è da fidarsi? Guardando i precedenti la risposta è affermativa dato che MogIA ha previsto correttamente l’esito delle ultime primarie democratiche e repubblicane e la seconda elezione di Barack Obama.

YouTube flirta con Cbs e trova l’accordo in Germania sulla musica

Le elezioni presidenzali Usa 2016 sono state un banco di prova eccezionale per YouTube e per Google che adesso crede ancora di più nelle potenzialità di una web tv in grado di competere con la tv tradizionale. Tanto che, secondo indiscrezioni del quotidiano Wall Street Journal, Google avrebbe già firmato un accordo con il gruppo televisivo americano Cbs per lo sviluppo di una web tv che dovrebbe essere lanciata all’inizio del 2017. Il cuore del nuovo servizio è la piattaforma YouTube attraverso cui potrebbero essere distribuiti i canali di proprietà di 21st Century Fox e con ogni probabilità anche quelli di Walt Disney. La sfida di Google è contro le pay tv e punta ad offrire contenuti a basso costo con un prezzo compreso tra 25 e 40 dollari al mese. E se in America la corsa di YouTube contro le tv è cominciata, in Europa la piattaforma di Google ha vinto in Germania la più grande battaglia con la major della musica. La Gema, società tedesca di autori ed editori, e YouTube hanno firmato un accordo che permette alla piattaforma digitale di sbloccare in Germania i video di 70 mila artisti. L’accordo è stato raggiunto dopo 7 anni di trattative ed è stato raggiunto perché retroattivo: il contratto di licenza copre ora sia il futuro che il passato, garantendo così i diritti d’autore agli artisti. Per la piattaforma di Google, il 2017 sembra essere davvero l’anno buono per la svolta definitiva.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il settore media e telecom americano è in fermento da quando è arrivato l’annuncio dell’acquisizione da 108,7 miliardi di dollari, debito incluso, metà cash e metà in azioni, lanciata su Time Warner da AT&T. Se tutto andrà bene, l’operatore telefonico americano avrà il controllo di HBO, CNN e TBS e darà inizio a una rivoluzione nel settore dei media che puntano sempre di più sui contenuti.

Per investire sul cambiamento del settore media e telecom, una buona scelta sono i fondi azionari che hanno dato un maggior peso in portafoglio alle società delle telecomunicazioni, ai media e alle società internet che hanno puntato sui contenuti (vedere tabelle).

I fondi azionari più investiti in telecomunicazioni

ProdottiPeso settore Telecom
Eurizon EasyFund Eq Telecom LTE R99,71%
Parvest Equity World Telecom C D98,78%
NN (L) Telecom X Cap USD96,24%
Fidelity Global Telecommunications Fund Classe E (acc)87,79%
Nella tabella, i fondi azionari che hanno deciso di sovrappesare in maniera significativa il settore delle telecomunicazioni nel portafoglio di investimento. Fonte: Morningstar Direct.

I fondi azionari più investiti in media

Prodotto Peso settore media
DB Platinum IV CROCI US R1C-B12,82%
Heptagon Yacktman US Equity C11,41%
Janus Europe A EUR Acc11,35%
Parvest Equity World Cons Durables C C10,56%
Nella tabella, i fondi azionari che hanno deciso di sovrappesare in maniera significativa il settore dei media nel portafoglio di investimento. Fonte: Morningstar Direct.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Clinton-Trump: quale America sarà. Come investire sul vincitore

Articolo successivo

Chi sale e chi scende: le classifiche del mese

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *