Negli ultimi dieci anni l’Europa ha compiuto passi importanti nella riduzione delle emissioni di gas serra. Secondo il report Trends and projections in Europe 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), le emissioni dell’Unione Europea sono diminuite di circa il 39% rispetto ai livelli del 1990. Un risultato significativo, che dimostra come la transizione verso un’economia più sostenibile sia possibile.

Tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia un punto critico: il ritmo di riduzione non è ancora sufficiente per centrare gli obiettivi fissati dal Green Deal europeo per il 2030 e il 2050. La direzione è corretta, ma la velocità rischia di non bastare. Per chi investe, capire cosa sta succedendo davvero è fondamentale: le politiche climatiche europee influenzano settori, aziende e rendimenti nel tempo.

Green Deal: cos’è e perché è importante

Il Green Deal europeo è la strategia con cui l’Unione Europea punta a trasformare il proprio modello economico, rendendolo più sostenibile dal punto di vista ambientale e più resiliente nel lungo periodo. L’obiettivo centrale è ambizioso: raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con una riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Per arrivarci, il Green Deal coinvolge numerosi ambiti: energia, industria, trasporti, edilizia, agricoltura e finanza. Non si tratta solo di ridurre le emissioni, ma di indirizzare capitali e investimenti verso attività compatibili con la transizione ecologica. In particolare, il Green Deal influenza:

  • le priorità di spesa pubblica europea;
  • la regolamentazione dei settori industriali;
  • i flussi di capitale verso energie rinnovabili, efficienza energetica, infrastrutture e innovazione.

In altre parole, è uno dei principali driver strutturali dei mercati europei dei prossimi decenni.

Green Deal: la marcia indietro dell’UE

Negli ultimi anni, però, il percorso del Green Deal è diventato più accidentato. Di fronte a crisi energetiche, inflazione e tensioni geopolitiche, l’Unione Europea ha iniziato a rallentare o rivedere alcune scelte iniziali.

Più pragmatismo, meno ambizione

Alcune misure ambientali sono state rinviate o alleggerite per ridurre l’impatto su imprese e famiglie. L’obiettivo è evitare contraccolpi economici nel breve termine, ma il rischio è quello di diluire l’efficacia complessiva delle politiche climatiche.

Pressioni politiche e sociali

Il Green Deal è diventato anche un tema politico sensibile. In diversi Paesi cresce il timore che la transizione abbia costi troppo elevati nel breve periodo. Questo ha spinto le istituzioni europee a cercare compromessi, rallentando l’implementazione di alcune riforme.

Il peso degli interessi industriali

Settori ad alta intensità energetica hanno chiesto più tempo e maggiore sostegno pubblico per adattarsi. Il risultato è un equilibrio delicato: tutelare la competitività oggi senza compromettere gli obiettivi di lungo periodo.

Perché il ritmo è rallentato

Il report dell’EEA chiarisce che il rallentamento non dipende solo dalla politica, ma anche da fattori strutturali. In particolare:

  • Il settore energetico ha già fatto gran parte del lavoro “più facile”: uscita dal carbone, crescita delle rinnovabili, maggiore efficienza. Oggi però le emissioni si concentrano sempre più in comparti più difficili da decarbonizzare, come trasporti, edilizia e agricoltura.
  • I trasporti sono diventati la principale fonte di emissioni in Europa e la loro riduzione procede lentamente. Anche l’efficienza energetica sta avanzando a un ritmo inferiore a quello necessario: per centrare gli obiettivi al 2030, l’UE dovrebbe accelerare sensibilmente gli investimenti in ristrutturazioni, tecnologie e innovazione.
  • Un altro elemento critico è il ruolo delle foreste e del suolo. La capacità di assorbire CO₂ è diminuita negli ultimi anni, riducendo un contributo importante al bilancio complessivo delle emissioni.

Le conseguenze per chi investe

Per gli investitori, il messaggio chiave è uno: la transizione verde non è in discussione, ma sarà meno lineare di quanto previsto inizialmente.

Questo scenario ha almeno tre implicazioni rilevanti:

  • Visione di lungo periodo: il Green Deal resta un pilastro strategico europeo. I settori legati ad energia pulita, infrastrutture, efficienza e innovazione continueranno a beneficiare di politiche di sostegno, anche se con tempi meno prevedibili.
  • Maggiore selettività: non tutte le aziende green cresceranno allo stesso modo. I gestori attivi dei fondi comuni possono fare la differenza, selezionando realtà solide, con modelli di business sostenibili anche in contesti normativi più complessi.
  • Volatilità nel breve termine: ritardi, revisioni normative e compromessi politici possono generare fasi di incertezza sui mercati. Per l’investitore retail, questo rafforza l’importanza della diversificazione e di un approccio graduale.

IDEE DI INVESTIMENTO

Le difficoltà del Green Deal non rappresentano un segnale di fallimento, ma un promemoria: la transizione climatica è un percorso complesso, fatto di avanzamenti e rallentamenti. Per chi investe in fondi comuni, comprenderne le dinamiche aiuta a mantenere una strategia coerente e orientata al futuro.

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NOTE
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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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