Gennaio 2026 si apre con mercati poco composti. I prezzi si muovono in modo netto, disegnando numerosi spike e raccontando una finanza fatta di tensioni, rotazioni e improvvise accelerazioni. Sono settimane senza mezze misure, soprattutto sul fronte delle commodity, dove il metallo torna protagonista assoluto e l’energia rivendica la propria natura intrinsecamente instabile.
Mercati di gennaio tra volatilità e rotazioni: tensioni su metalli ed energia
L’avvio d’anno conferma una dinamica chiara: la volatilità non è scomparsa, si è solo spostata. Le rotazioni settoriali sono rapide, i flussi si concentrano su temi ben definiti e le asset class reagiscono in modo selettivo. Le commodity dominano la scena, mentre azionario e obbligazionario si muovono con un’intensità più misurata ma non priva di segnali rilevanti. Gennaio non è un mese di transizione: è un mese che ridefinisce le priorità degli investitori.
Oro, argento e metalli industriali: performance e segnali dal mercato
- L’oro ritrova centralità, ma abbandona la veste di rifugio granitico. Il fixing di Londra avanza di oltre il 15%, mentre il Comex resta sotto la doppia cifra, segnalando un mercato che cerca protezione, ma senza panico diffuso.
- L’argento, invece, accelera con decisione: la performance sfiora il 38%. Un movimento che racconta tensioni speculative e, probabilmente, anche una componente di domanda industriale più vivace.
- Lo stagno segue con un balzo superiore al 30%, confermando come il comparto dei metalli industriali sia tutt’altro che marginale nello scenario attuale. Rame, alluminio e nichel consolidano rialzi più ordinati, coerenti con uno scenario di domanda globale ancora vitale.
Il messaggio è chiaro: le materie prime non sono un semplice riflesso dell’inflazione, ma un indicatore anticipatore delle aspettative su crescita e produzione industriale.
Gas naturale e Brent: energia protagonista con forti oscillazioni
Sul fronte energetico, il gas naturale statunitense mette in scena uno dei movimenti più violenti del mese. Il future sale di oltre il 18%, ma l’indice rettificato esplode oltre il 40%, ricordando quanto questo mercato sia un concentrato di leva e volatilità.
Il Brent, con un +12,6%, si inserisce in un contesto di rinnovata disciplina dell’offerta, senza però suggerire un vero regime di scarsità strutturale.
In netto contrasto, il mondo agricolo mostra un quadro disomogeneo:
- cereali incerti
- soft commodity sotto pressione
- cacao in calo oltre il 30%, movimento tecnicamente giustificabile dopo precedenti eccessi
L’energia si conferma instabile per natura, ma capace di attrarre rapidamente capitali quando la percezione del rischio cambia.
Valute: euro forte sul dollaro ma debole contro le divise legate alle commodity
Il mercato valutario, osservato dalla lente dell’euro, racconta una storia più sottile ma significativa. La moneta unica si rafforza contro il dollaro e contro diverse valute emergenti asiatiche. Tuttavia, arretra con decisione contro le divise cicliche e legate alle materie prime, come:
- real brasiliano
- dollaro australiano
- corone nordiche
È il segnale di un mercato che sta ricalcolando le aspettative su crescita, tassi e differenziali reali, tornando a considerare l’economia globale nel suo insieme, senza sovrappesare esclusivamente la politica monetaria.
Borse globali: emergenti e Asia guidano, USA in pausa
Le borse mettono ordine nel caos solo in apparenza. L’Europa procede a passo controllato, con indici core poco mossi e periferie più vivaci. Istanbul si prende la scena con un rialzo vicino al 23%, un movimento difficile da ignorare e non semplice da contestualizzare.
Negli Stati Uniti l’avanzata è moderata: Nasdaq e S&P 500 poco sopra l’1%, come se il mercato stesse prendendo fiato dopo una corsa sostenuta.
In Asia il quadro è bifronte:
- forti rialzi tra Giappone, Hong Kong e Taiwan
- cadute nette in India e Indonesia
L’etichetta “Asia” si dimostra sempre meno omogenea e sempre più una sintesi geografica di mercati profondamente diversi.
Risparmio gestito: azionario emergente e settori materie prime in evidenza
Dentro questo scenario si muove il risparmio gestito, con dinamiche coerenti rispetto a quanto osservato sui mercati diretti. Le categorie azionarie mostrano un tono complessivamente costruttivo ma non uniforme. Spiccano le aree emergenti e asiatiche:
- Corea +22%
- Turchia +18%
- America Latina intorno al +14%
L’Asia sviluppata resta tonica, con Taiwan e Hong Kong tra i migliori contributori.
Sul piano settoriale la narrazione è ancora più chiara:
- metalli e risorse naturali oltre +15%
- energia e chimica in robusto rialzo
- tecnologia globale positiva ma marginale
- consumo discrezionale e fintech in calo oltre il 5%
Quando le commodity accelerano, i settori ciclici legati alle risorse naturali tendono a dominare la scena.
Obbligazionario globale: premiate le valute, penalizzata la duration USA
Gennaio sceglie un linguaggio più sobrio sul fronte obbligazionario. Il reddito fisso globale si muove con prudenza. I segmenti più dinamici sono quelli ibridi: i convertibili, soprattutto in Asia Pacifico, segnano un +5%, offrendo una sintesi interessante tra rischio e protezione. Anche le esposizioni in valute diverse dall’euro tornano protagoniste:
- corona norvegese e dollaro australiano oltre +4%
- franco svizzero rifugio disciplinato
Diverso il discorso per gli Stati Uniti:
- governativi medio-lunghi oltre -1%
- corporate in arretramento
- monetario in dollari in rosso
Quando i rendimenti americani si muovono, lo fanno con impatto diretto su tutto il comparto obbligazionario globale.
Strategie a ritorno assoluto e portafogli diversificati: chi ha davvero performato
Le strategie a ritorno assoluto mostrano dispersione significativa. La componente legata alle materie prime segna un +7,9%, coerente con l’esplosione di metalli ed energia.
Le strategie più neutrali restano vicine allo zero: quando il mercato si muove con decisione, la neutralità spesso diventa anestesia.
I portafogli diversificati chiudono un mese complessivamente positivo, soprattutto dove l’esposizione valutaria e geografica è più ampia:
- profili moderati emergenti oltre +4%
- linee in euro più contenute
- componente in dollari tra le più penalizzate
Gennaio non ha premiato la semplice prudenza, ma la prudenza ben costruita.
Quali sono le indicazioni da tenere d’occhio
La fotografia del mese di gennaio 2026 è limpida:
- le commodity hanno dominato la scena
- l’azionario emergente e asiatico ha corso
- l’obbligazionario ha premiato più le valute che la duration
- il ritorno assoluto ha funzionato solo quando aveva un’esposizione chiara
- una moderata ma intelligente diversificazione ha fatto la differenza
Gennaio non è stato un mese di equilibrio. È stato un mese di selezione. E nei mercati moderni, selezione significa sempre una cosa: chi sa dove esporsi viene premiato. Chi resta neutrale, spesso resta fermo.
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