Il primo semestre del 2026 ha ricordato agli investitori una lezione che sembrava dimenticata. In poche settimane la crisi tra Stati Uniti e Iran ha riportato il petrolio al centro dei mercati, l’inflazione è tornata a preoccupare le banche centrali e la volatilità ha fatto la sua ricomparsa dopo mesi di apparente tranquillità. Il secondo semestre 2026 si apre con una domanda molto concreta per gli investitori: come costruire un portafoglio in un mercato che continua a salire, ma resta esposto a petrolio, inflazione, tassi e geopolitica?

Secondo gli outlook pubblicati da Morgan Stanley, J.P. Morgan, Julius Baer, AXA Investment Managers BNPP AM, Ersel emerge una conclusione meno pessimistica di quanto ci si potrebbe aspettare. Nessuno degli strategist vedono una recessione imminente e nessuno suggerisce di uscire dai mercati. Cambia il modo di costruire il portafoglio. Dopo anni nei quali bastava essere investiti nell’azionario americano per ottenere risultati soddisfacenti, la seconda parte del 2026 sembra destinata a premiare soprattutto la qualità dell’allocazione, la diversificazione e la capacità di selezionare i temi giusti. In altre parole, non conta più soltanto essere investiti, ma soprattutto come si è investiti.

Il primo pilastro resta l’azionario, ma con maggiore selettività

L’azionario continua a rappresentare il motore della crescita dei portafogli. Su questo le principali case di investimento sono sostanzialmente concordi. La differenza rispetto agli ultimi anni è che non sarà sufficiente comprare il mercato nel suo complesso: servirà una maggiore capacità di selezionare settori, aree geografiche e singole società.

Il grande tema continua a essere l’intelligenza artificiale

Secondo Morgan Stanley, il ciclo di investimenti legato all’AI è ancora nella sua fase iniziale e rappresenta il principale sostegno dell’economia globale. La banca americana prevede una crescita del PIL mondiale del 3,2% nel 2026, senza recessione, sostenuta proprio dagli investimenti in data center, infrastrutture digitali e capacità di calcolo. Le cinque maggiori società tecnologiche statunitensi potrebbero investire complessivamente circa 800 miliardi di dollari quest’anno e oltre 1.100 miliardi nel 2027, numeri che testimoniano come il ciclo del capex tecnologico sia ancora lontano dall’esaurirsi. Anche J.P. Morgan ritiene che il mercato continui a sottovalutare la portata della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Secondo la banca, siamo ancora nelle prime fasi di un superciclo destinato ad aumentare la produttività, sostenere gli utili societari e favorire la crescita economica per diversi anni. Julius Baer condivide questa impostazione ma invita a distinguere tra chi costruisce l’infrastruttura dell’AI e chi dovrà ancora dimostrare di riuscire a monetizzarla. Le maggiori opportunità vengono individuate nei semiconduttori, nelle memorie, nei sistemi di networking, nei data center e nelle infrastrutture energetiche necessarie a sostenere l’enorme domanda di potenza di calcolo. Maggiore prudenza, invece, sul software, dove le valutazioni appaiono più esigenti e la crescita futura è meno prevedibile.

La selettività riguarda anche la diversificazione geografica

Gli Stati Uniti restano il mercato di riferimento grazie alla leadership tecnologica e alla crescita degli utili, ma Julius Baer individua opportunità anche in Asia. Giappone e Corea del Sud beneficiano della domanda di hardware legato all’AI, mentre India e Cina continuano a offrire prospettive interessanti grazie ai rispettivi trend strutturali. In Europa, la preferenza va a Paesi come Italia e Spagna, maggiormente esposti ai settori finanziario e utility, che potrebbero beneficiare degli investimenti nell’elettrificazione e nelle infrastrutture.

A questo quadro si aggiunge una riflessione interessante contenuta nell’outlook di Ersel. Secondo la banca privata italiana, il mercato sta diventando sempre meno uniforme. La concentrazione degli investimenti sui titoli legati all’intelligenza artificiale continua a dominare, ma la dispersione tra le performance delle singole società rimane molto elevata. Le correlazioni tra i titoli sono basse e i fondamentali delle singole aziende stanno tornando a fare la differenza più dell’andamento generale degli indici. Per questo Ersel invita a evitare esposizioni troppo concentrate e a diversificare anche all’interno degli stessi settori, distribuendo le scelte tra più temi di investimento.

  • Il messaggio gli investitori: l’azionario continua a essere il principale motore dei rendimenti, ma il secondo semestre potrebbe premiare meno chi punta tutto sui grandi nomi della tecnologia e più chi saprà costruire un’esposizione equilibrata tra i vincitori dell’intelligenza artificiale e altri comparti destinati a beneficiare della prosecuzione del ciclo economico.

Le obbligazioni tornano a fare il loro mestiere

Se il primo pilastro del portafoglio resta l’azionario, il secondo torna finalmente a essere rappresentato dalle obbligazioni. Dopo anni caratterizzati da rendimenti molto bassi e perdite dovute al rialzo dei tassi, il reddito fisso sta tornando a offrire un ruolo più tradizionale: generare cedole interessanti e contribuire alla stabilità del portafoglio.

Bond: tornano utili per reddito e protezione

Julius Baer considera l’obbligazionario una delle asset class più interessanti per il secondo semestre. La ragione? L’inflazione dovrebbe progressivamente stabilizzarsi e il graduale raffreddamento dei prezzi dell’energia potrebbe favorire un contesto più favorevole per i bond. Le preferenze vanno alle obbligazioni Investment Grade globali, alla duration più lunga e ad alcune emissioni dei mercati emergenti, sia in valuta forte sia, per gli investitori più dinamici, in valuta locale.

Anche AXA Investment Managers Bnp Parobas A.M. osserva come il credito abbia assorbito senza particolari difficoltà l’elevato volume di nuove emissioni, mentre gli spread sono rapidamente tornati ai livelli precedenti all’ultima fase di tensione in Medio Oriente. Se il quadro macroeconomico resterà favorevole e le pressioni inflazionistiche continueranno ad attenuarsi, obbligazioni e credito potrebbero continuare a beneficiare di uno scenario costruttivo.

Prudenza sul credito societario

Morgan Stanley mantiene una posizione leggermente più prudente sul credito societario. Il motivo non riguarda la qualità delle aziende, ma l’enorme fabbisogno finanziario generato dagli investimenti nell’intelligenza artificiale. Molte imprese, soprattutto nel settore tecnologico, stanno aumentando il ricorso al mercato obbligazionario per finanziare i propri piani di investimento. Una maggiore offerta di nuove emissioni potrebbe limitare la performance del credito corporate, rendendo ancora più importante la selezione degli emittenti. Ersel condivide questa impostazione.

La banca osserva che gli spread creditizi sono tornati su livelli storicamente piuttosto compressi: se da un lato i rendimenti assoluti restano interessanti, dall’altro le valutazioni risultano meno convenienti rispetto a qualche mese fa. Per questo mantiene un atteggiamento prudente sul credito High Yield, privilegiando invece le obbligazioni Investment Grade e i subordinati bancari. Positiva anche la view sulla duration governativa europea, che potrebbe beneficiare della normalizzazione dello shock energetico qualora il contesto geopolitico continuasse a migliorare.

  • Il messaggio per gli investitori: il reddito fisso torna a occupare un posto centrale nei portafogli. Non tanto come alternativa all’azionario, quanto come elemento di equilibrio capace di offrire rendimento, ridurre la volatilità complessiva e proteggere gli investitori qualora il ciclo economico dovesse rallentare più del previsto.

Perché oro e investimenti alternativi stanno tornando nei portafogli

Se negli ultimi anni molti investitori hanno costruito portafogli quasi esclusivamente attorno al binomio azioni-obbligazioni, gli outlook delle principali case d’investimento suggeriscono di ampliare nuovamente lo spettro della diversificazione.

Secondo J.P. Morgan per aumentare la resilienza del portafoglio è bene affiancare alle asset class tradizionali strumenti come infrastrutture, asset reali, strategie alternative e oro. Anche Julius Baer continua a vedere nel metallo giallo uno dei principali strumenti di protezione. Gli acquisti delle banche centrali, la domanda di beni rifugio e l’incertezza geopolitica continuano infatti a sostenere la domanda di oro. Più prudente, invece, la posizione sulle materie prime in generale. La banca non ritiene che sia in corso un vero superciclo delle commodity, ma piuttosto una fase di volatilità alimentata dagli shock geopolitici e dall’andamento del petrolio.

  • Il messaggio per gli investitori: in uno scenario in cui inflazione, geopolitica e banche centrali possono continuare a sorprendere i mercati, costruire un portafoglio con fonti di rendimento differenti può contribuire a ridurre la dipendenza dall’andamento di una singola asset class. È una strategia che richiede maggiore equilibrio, ma che potrebbe rivelarsi particolarmente utile nella seconda metà del 2026.

Il vero rischio resta il petrolio

Se le principali case d’investimento concordano nel ritenere ancora favorevole lo scenario di fondo, è altrettanto vero che individuano un fattore di rischio comune: il petrolio. La crisi in Medio Oriente ha dimostrato quanto rapidamente le tensioni geopolitiche possano riflettersi sui mercati finanziari attraverso l’energia. Per Morgan Stanley, il quadro centrale resta positivo e prevede un graduale raffreddamento delle quotazioni del greggio nella seconda parte dell’anno. Tuttavia, uno scenario estremo con il Brent sopra i 150 dollari al barile potrebbe riaccendere l’inflazione, rallentare la crescita globale e costringere le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive più a lungo del previsto.

Anche J.P. Morgan considera gli shock energetici il principale elemento di instabilità dei prossimi mesi. La banca ritiene che il mondo sia entrato in una fase caratterizzata da un’inflazione strutturalmente più elevata rispetto al decennio precedente alla pandemia, proprio perché geopolitica, sicurezza energetica e rilocalizzazione delle filiere continueranno a esercitare pressioni sui prezzi.

Ersel offre però una lettura incoraggiante dell’evoluzione più recente. Secondo la banca privata, il comportamento del petrolio dimostra che il mercato continua a credere in una progressiva normalizzazione dello scenario mediorientale. Nonostante la riduzione delle scorte e le tensioni nello Stretto di Hormuz, il greggio si è stabilizzato intorno agli 80 dollari al barile, segnale che gli investitori attribuiscono una probabilità crescente a una tregua duratura e a una graduale ripresa dei flussi commerciali.

Anche AXA Investment Managers, Bnp Paribas A.M. ritiene che il petrolio resterà la principale variabile da monitorare, insieme all’evoluzione dell’inflazione e alle decisioni delle banche centrali. Per questo motivo gli investitori dovranno prepararsi a un contesto ancora caratterizzato da episodi di volatilità, anche se lo scenario macroeconomico di fondo rimane costruttivo.

  • Il messaggio per gli investitori: il petrolio rappresenta oggi il principale collegamento tra geopolitica, inflazione e mercati finanziari. Più che prevederne l’andamento, diventa quindi importante costruire portafogli in grado di resistere anche a eventuali nuovi shock energetici.

La volatilità non è il nemico del portafoglio

Forse il messaggio più interessante che emerge dagli outlook di metà anno riguarda proprio il modo di interpretare la volatilità. Negli ultimi anni molti investitori hanno imparato ad associare le fasi di correzione all’idea di ridurre il rischio. Oggi, invece, le principali case d’investimento propongono una lettura diversa. In un contesto caratterizzato da crescita economica ancora positiva e utili societari solidi, le correzioni vengono considerate soprattutto occasioni per migliorare la qualità del portafoglio.

Ersel lo afferma in modo esplicito. Finché non emergeranno elementi tali da modificare le aspettative sugli utili aziendali, eventuali ribassi significativi dovrebbero essere interpretati più come momenti di ingresso che come occasioni per uscire dai mercati. La banca sottolinea però che il rischio di rapide rotazioni tra settori è oggi superiore a quello di un vero mercato ribassista prolungato. Per questo suggerisce una diversificazione più ampia, incrementando gradualmente anche comparti meno esposti al tema dell’intelligenza artificiale, come farmaceutico, finanziari, consumi e industriali, che potrebbero beneficiare di una stabilizzazione dell’inflazione e del quadro geopolitico. Un approccio molto simile emerge anche dagli outlook di J.P. Morgan e Julius Baer. Entrambi invitano gli investitori a non accumulare eccessiva liquidità e a sfruttare le fasi di debolezza per aumentare progressivamente l’esposizione agli attivi rischiosi, mantenendo però un elevato livello di diversificazione.

  • Il messaggio per gli investitori: il secondo semestre 2026 potrebbe essere meno un mercato da “market timing” e più un mercato da corretta allocazione del capitale.

IDEE DI INVESTIMENTO

Mettendo insieme le indicazioni dei gestori emerge una strategia piuttosto coerente.

  • Il primo pilastro rimane l’azionario, privilegiando i grandi trend strutturali come l’intelligenza artificiale, ma evitando concentrazioni eccessive e ampliando la diversificazione geografica e settoriale.
  • Il secondo pilastro è rappresentato dalle obbligazioni di qualità, tornate interessanti grazie a rendimenti che non si vedevano da anni e capaci di svolgere nuovamente una funzione di stabilizzazione del portafoglio.
  • Infine, cresce il ruolo degli strumenti di diversificazione, come oro, infrastrutture e investimenti alternativi, che possono contribuire a rendere il portafoglio più resiliente in uno scenario nel quale inflazione e geopolitica continueranno probabilmente a generare episodi di volatilità.

L’obiettivo non è costruire un portafoglio perfetto per uno scenario ideale, ma un portafoglio sufficientemente robusto da affrontare scenari diversi. Il secondo semestre potrebbe quindi premiare meno chi cercherà di indovinare il momento giusto per entrare o uscire dai mercati e più chi saprà mantenere disciplina, equilibrio e una visione di lungo periodo. È questa, con sfumature diverse, la conclusione alla quale arrivano le principali case d’investimento internazionali.

Online SIM offre un percorso guidato attraverso i portafogli modello costruiti con diverse asset class e sviluppati sulla base di metodologie quantitative. Ogni portafoglio ha un grado di rischio differente e adotta strategie di investimento diverse puntando su settori, strumenti e Paesi. I portafogli modello sono offerti dalle migliori società di gestione (UBS, Pictet Asset Management, Mc Advisory, Natixis Investment Managers, 4Timing Sim) comprese quelle specializzate in investimenti ESG.

Scopri come investire con i fondi di investimento disponibili sulla piattaforma Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Fondi obbligazionari convertibili: quale peso dare in portafoglio

Articolo successivo

Questo è l'articolo più recente

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

Link ai social:

Nessun commento

Lascia un commento


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.