L’intelligenza artificiale ha bisogno di chip. I chip hanno bisogno di data center. E i data center hanno bisogno di una cosa sola: energia. È questa la catena che sta cambiando gli equilibri economici globali e che rende l’Asia uno dei mercati più interessanti da osservare nei prossimi anni. Per lungo tempo il dibattito sull’energia si è concentrato soprattutto sulla transizione ecologica. Oggi, senza mettere in secondo piano gli obiettivi climatici, la priorità è diventata un’altra: garantire forniture sufficienti, affidabili e diversificate per sostenere la crescita economica, la digitalizzazione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

È in questo contesto che va letto lo studio di Morgan Stanley Research, secondo cui governi e aziende asiatiche investiranno 5.500 miliardi di dollari entro il 2030 per rafforzare la sicurezza energetica della regione. Una cifra che non racconta soltanto un piano di investimenti infrastrutturali, ma l’inizio di un nuovo ciclo economico destinato a coinvolgere utility, reti elettriche, materie prime, industria pesante e tecnologie energetiche. Per gli investitori il messaggio è chiaro: quando cambia il modo in cui un continente produce e consuma energia, cambiano anche i settori destinati a creare valore nel lungo periodo.

Perché l’Asia ha bisogno di più energia

Esiste un dato che spiega meglio di ogni altro la sfida asiatica. La regione consuma quasi la metà dell’energia mondiale, ma continua a dipendere dall’estero per oltre un terzo del proprio fabbisogno energetico. Secondo Morgan Stanley, oggi circa il 36% dell’energia consumata in Asia viene importata. L’obiettivo dei nuovi investimenti è ridurre questa quota al 29% entro il 2030, aumentando la produzione domestica e diversificando le fonti di approvvigionamento.

Non è solo una questione di costi. La guerra in Ucraina prima e le tensioni in Medio Oriente poi hanno mostrato quanto la dipendenza energetica possa trasformarsi rapidamente in un problema economico e geopolitico. Le difficoltà nell’approvvigionamento di petrolio e gas hanno avuto effetti concreti sulle economie asiatiche, incidendo sulla produzione industriale, sulla disponibilità di materie prime e perfino sul funzionamento di alcuni servizi essenziali. La sicurezza energetica è così diventata un elemento della competitività industriale, al pari dell’accesso ai semiconduttori o delle catene globali di fornitura.

A rafforzare questa tendenza contribuisce anche la crescita della domanda. Secondo l’International Energy Agency (IEA), il Sud-Est asiatico sarà una delle aree del mondo con il maggiore incremento dei consumi energetici nel prossimo decennio, sostenuto dall’urbanizzazione, dalla crescita della popolazione e dallo sviluppo industriale. A questi fattori si aggiunge un nuovo protagonista: l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale cambia le regole del mercato energetico

Quando si parla di AI si pensa soprattutto ai software, ai modelli linguistici e ai semiconduttori. In realtà il vero collo di bottiglia potrebbe diventare l’energia. Ogni nuova generazione di data center richiede una disponibilità crescente di elettricità, reti più efficienti e sistemi di accumulo capaci di garantire continuità alle forniture. È un cambiamento che sta modificando le strategie energetiche di molti Paesi.

Secondo l’IEA, entro il 2030 il consumo elettrico dei data center a livello mondiale potrebbe più che raddoppiare rispetto ai livelli attuali. Una crescita trainata proprio dall’espansione dell’intelligenza artificiale e del cloud computing. Morgan Stanley stima che circa un sesto della nuova domanda di energia in Asia entro il 2030 sarà legata ai data center. Ma l’impatto non riguarderà soltanto l’elettricità. Per costruire nuove infrastrutture energetiche serviranno anche rame, alluminio, acciaio, combustibili e macchinari industriali, alimentando la domanda lungo un’intera filiera produttiva.

È questo uno degli aspetti più interessanti per gli investitori. L’energia non rappresenta soltanto un settore, ma una piattaforma sulla quale si sviluppano numerosi trend di lungo periodo: digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e crescita industriale. Se negli ultimi vent’anni Internet è stata l’infrastruttura invisibile dell’economia digitale, nei prossimi dieci anni potrebbe essere proprio l’energia a svolgere lo stesso ruolo. E l’Asia sembra intenzionata a giocare questa partita da protagonista.

Non è solo transizione verde: la priorità oggi è la sicurezza energetica

La transizione energetica continua a rappresentare uno dei grandi temi di investimento del prossimo decennio. L’obiettivo adesso non è più soltanto produrre energia a basse emissioni. È produrne abbastanza, quando serve e a costi sostenibili. Per questo motivo, secondo Morgan Stanley, una parte rilevante dei 5.500 miliardi di dollari di investimenti previsti entro il 2030 sarà destinata anche a infrastrutture tradizionali come gas naturale, carbone, raffinazione e reti di trasporto dell’energia. Una scelta che potrebbe sembrare in contrasto con gli obiettivi climatici, ma che riflette una necessità immediata: evitare colli di bottiglia che potrebbero rallentare la crescita economica.

Il caso del carbone è emblematico. Pur continuando a investire massicciamente nelle fonti rinnovabili, diversi Paesi asiatici stanno valorizzando le proprie riserve domestiche per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas naturale liquefatto. Allo stesso tempo proseguono gli investimenti nel nucleare, nei biocarburanti e nelle tecnologie per migliorare l’efficienza energetica. Anche l’International Energy Agency sottolinea come la sicurezza energetica sia ormai diventata uno dei principali motori degli investimenti globali, accanto alla decarbonizzazione e alla crescente elettrificazione dell’economia.

Dove andranno i 5.500 miliardi di dollari

Quando si parla di investimenti energetici si pensa spesso alla costruzione di impianti eolici o fotovoltaici. In realtà il nuovo ciclo di spesa interesserà un ecosistema molto più ampio. Morgan Stanley stima che gli investimenti possano generare fino a 9.000 miliardi di dollari di opportunità lungo l’intera catena del valore energetica. Le risorse saranno indirizzate verso numerosi comparti. In particolare:

  • Generazione elettrica. Serviranno nuovi impianti per soddisfare una domanda in continua crescita, sia da fonti rinnovabili sia da fonti convenzionali.
  • Reti di trasmissione e distribuzione. Sono probabilmente il tassello meno visibile ma più importante della transizione. Senza reti moderne è impossibile integrare una quota crescente di energie rinnovabili o alimentare grandi poli industriali e data center.
  • Accumulo di energia. Batterie e sistemi di storage saranno fondamentali per rendere più stabile il sistema elettrico.
  • Materie prime industriali. Rame, alluminio e acciaio continueranno a beneficiare della costruzione di nuove infrastrutture energetiche. Secondo BloombergNEF, proprio l’espansione delle reti elettriche rappresenterà uno dei principali driver della domanda di rame nel prossimo decennio.
  • Industria pesante. Costruzione navale, macchinari industriali, componentistica elettrica e raffinazione potrebbero essere tra i maggiori beneficiari della nuova stagione di investimenti.

Il risultato è che il tema energia va ben oltre il settore delle utility. Coinvolge un numero crescente di industrie che rappresentano la spina dorsale dello sviluppo economico asiatico.

Cina, India e Giappone guidano la trasformazione

Pur condividendo lo stesso obiettivo, le principali economie asiatiche stanno seguendo strategie differenti. In particolare:

  • La Cina punta a rafforzare la propria autosufficienza energetica attraverso un piano di investimenti pluriennale stimato tra 3.000 e 3.800 miliardi di dollari. L’obiettivo è aumentare la produzione nazionale, rafforzare le reti elettriche e sostenere la crescita di tecnologie strategiche come il nucleare e lo storage.
  • L’India, invece, deve accompagnare uno dei più elevati tassi di crescita della domanda energetica mondiale. Per questo investe contemporaneamente in energie rinnovabili, gas, biocarburanti e tecnologie capaci di ridurre la dipendenza dalle importazioni.
  • Il Giappone continua invece a puntare sull’innovazione, destinando risorse alla fusione nucleare, alla cantieristica e allo sviluppo di nuove tecnologie energetiche.

Secondo l’IEA, queste strategie avranno un impatto che andrà ben oltre i confini della regione, influenzando gli equilibri dei mercati energetici globali e delle principali materie prime.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per un investitore individuare le singole società che beneficeranno maggiormente di questo ciclo di investimenti non è semplice. Molte delle opportunità, inoltre, riguardano imprese appartenenti a settori diversi tra loro e distribuite in numerosi Paesi asiatici. Per questo può essere più efficace adottare un approccio diversificato attraverso fondi comuni che investono in grandi temi strutturali.

Tra le aree che potrebbero beneficiare di questo scenario ci sono:

  • fondi azionari focalizzati sull’Asia e sui mercati emergenti;
  • fondi dedicati alle infrastrutture;
  • fondi specializzati nella transizione energetica;
  • fondi che investono in utility, reti elettriche e tecnologie per l’accumulo di energia;
  • fondi esposti ai metalli industriali e alle società che producono componenti essenziali per l’elettrificazione.

Naturalmente, come per ogni investimento azionario, è importante ricordare che si tratta di temi di lungo periodo, caratterizzati da una maggiore volatilità e da tempi di sviluppo che possono estendersi per molti anni.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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