Per molto tempo il clima è stato considerato un fattore esterno all’economia. Le ondate di calore provocavano danni localizzati, ma non modificavano in modo significativo gli scenari macroeconomici. Oggi questa impostazione non è più sufficiente. La frequenza crescente degli eventi estremi sta trasformando il caldo in una variabile strutturale capace di incidere contemporaneamente su produzione, consumi, infrastrutture, domanda energetica e prezzi.
Per questo motivo sempre più economisti parlano del termometro come di un nuovo leading indicator: un indicatore anticipatore che aiuta a comprendere l’evoluzione dell’economia prima ancora che emergano gli effetti nei dati sulla crescita. È la conclusione a cui arrivano due recenti analisi di Allianz Research e ING. Entrambe mostrano come il caldo estremo non sia più un semplice evento meteorologico, ma un fenomeno con effetti economici sempre più misurabili. Come i tassi d’interesse o il costo dell’energia, anche le temperature record possono condizionare le decisioni di governi, banche centrali, imprese e investitori.
Quando aumenta la temperatura, diminuisce la produttività
Il primo effetto del caldo riguarda il lavoro. Quando le temperature superano determinate soglie, diminuiscono sia le prestazioni fisiche sia quelle cognitive. Il fenomeno interessa soprattutto edilizia, agricoltura, logistica e manifattura, ma coinvolge ormai anche molti lavori svolti in ambienti chiusi non adeguatamente climatizzati. Secondo lo studio Allianz Research, oltre i 30 °C ogni grado aggiuntivo può ridurre la produttività oraria di circa il 3%. Questa riduzione, moltiplicata per milioni di lavoratori e per settimane di caldo intenso, finisce per riflettersi sulla crescita economica. Uno studio citato da ING, che ha analizzato le principali ondate di calore europee degli ultimi anni, stima perdite comprese tra lo 0,3% e lo 0,5% della produzione continentale, con punte superiori all’1% nelle regioni più esposte.
Dal condizionatore alla rete elettrica: il caldo cambia il mercato dell’energia
Le temperature elevate modificano anche il funzionamento del sistema energetico. L’utilizzo sempre più intenso dei sistemi di climatizzazione fa aumentare rapidamente la domanda di elettricità proprio nei momenti in cui le infrastrutture sono maggiormente sotto pressione. Secondo Allianz Research, ogni grado in più determina un incremento medio dell’1,2% della domanda elettrica.
Le recenti settimane lo hanno dimostrato concretamente. In Europa alcune infrastrutture hanno registrato difficoltà operative, mentre in Francia due reattori nucleari sono stati temporaneamente fermati per la scarsità di acqua necessaria al raffreddamento. Aumenti della domanda e capacità produttiva più limitata possono tradursi in costi energetici più elevati per imprese e famiglie.
Il caldo può alimentare una nuova inflazione
Le ondate di calore non incidono soltanto sulla crescita economica. Quando agricoltura, trasporti e produzione industriale rallentano, diminuisce l’offerta di beni mentre aumentano i costi lungo le filiere produttive. È uno shock dell’offerta che può tradursi in nuove pressioni inflazionistiche. La BCE ha stimato che caldo estremo e siccità potrebbero aumentare l’inflazione alimentare europea tra 0,4 e 0,9 punti percentuali, con effetti destinati ad ampliarsi nei prossimi decenni se il cambiamento climatico continuerà ad accelerare. Per le banche centrali significa confrontarsi con una forma di inflazione che non nasce dall’eccesso di domanda, ma dagli effetti economici degli eventi climatici.
Il conto per l’Europa è già miliardario
Le conseguenze economiche stanno diventando sempre più misurabili. Secondo il report di Allianz Research, Francia, Germania, Italia e Spagna potrebbero perdere complessivamente oltre 600 miliardi di dollari di PIL entro il 2030 se la frequenza delle ondate di calore continuerà ad aumentare senza adeguate misure di adattamento. Uno studio dell’Università di Mannheim e della BCE, richiamato da ING, stima invece che gli eventi estremi dell’estate 2025 abbiano già ridotto la produzione europea di circa lo 0,3%. Entro il 2029 questo impatto potrebbe arrivare allo 0,8%, considerando anche gli effetti sulle catene di approvvigionamento, sul turismo e sulle infrastrutture. Il cambiamento climatico, quindi, non rappresenta più soltanto un costo ambientale: sta diventando un freno strutturale alla crescita economica.
Non conta solo quanto fa caldo, ma quanto un’economia è preparata
Una delle evidenze più interessanti emerse dall’analisi di ING riguarda la geografia del rischio. Si potrebbe pensare che i Paesi mediterranei siano inevitabilmente quelli più esposti. In realtà, il problema dipende anche dal grado di adattamento delle economie. La Germania, per esempio, è tra i Paesi europei che potrebbero subire le maggiori perdite economiche non perché raggiunga le temperature della Spagna, ma perché molte infrastrutture, edifici e attività produttive sono state progettate per un clima molto diverso da quello attuale. La resilienza climatica diventa così un elemento della competitività economica.
IDEE DI INVESTIMENTO
Per anni gli investitori hanno imparato a leggere il prezzo del petrolio, i rendimenti obbligazionari o l’inflazione come segnali anticipatori dell’economia. Le analisi di Allianz Research e ING suggeriscono che a questi indicatori se ne stia aggiungendo un altro: la temperatura. Il caldo estremo rappresenta una nuova variabile di analisi per investire. In particolare:
- Settori vincenti e perdenti. I settori più esposti comprendono agricoltura, costruzioni, trasporti, logistica, turismo, assicurazioni e utility. Al tempo stesso, potrebbero beneficiare di investimenti crescenti le aziende impegnate nell’efficientamento energetico, nelle reti elettriche, nella climatizzazione ad alta efficienza, nella gestione delle risorse idriche e nelle infrastrutture resilienti.
- Non solo un tema ESG. Più in generale, diventa importante valutare la capacità delle imprese di adattarsi a un contesto climatico sempre più complesso. La resilienza agli eventi estremi non è più soltanto un tema ESG: può incidere direttamente sulla continuità operativa, sulla redditività e sulle prospettive di crescita.
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Note
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