È noto che la Generazione Y, conosciuta come Millennials, supererà i Baby Boomers come la più grande forza lavoro negli Stati Uniti quest’anno. Meno noto, ma probabilmente più importante per un investitore di lungo periodo, è sapere che la Gen Z, che comprende i nati tra il 1997 e il 2012, supererà la Gen Y come la più grande forza lavoro del Paese entro il 2034, raggiungendo un picco di 78 milioni di persone che lavorano e consumano. Per gli economisti di Morgan Stanley Research questo trend di lungo periodo si può definire “youth boom” ed è un fenomeno principalmente americano, ma colpirà anche altri Paesi a livello globale.

In particolare, l’analisi di Morgan Stanley della composizione demografica dei Paesi del G10, evidenzia come  la Generazione Z rappresenti il 19,4% della popolazione americana ed è la percentuale più alta tra tutti i Paesi, ma anche la Francia si difende bene con il 18,2% e Uk con il 17,2% chiude il podio dei Paesi candidati allo “youth boom”. Un gradino sotto al podio si trova il Belgio (16,3%) seguito da Svizzera (14,8%), Svezia e Italia (14,1% per entrambe), Olanda e Germania (13,6% per entrambe), mentre in coda si trovano Canada e Giappone (13,3% per entrambe). Dal punto di vista economico, questo fattore può dare una scossa economica equivalente a quella che diedero i Baby boomers post seconda guerra mondiale, almeno negli Stati Uniti.

Alcuni punti chiave definiscono le potenzialità di questo megatrend di investimento:

  • La crescita della forza lavoro giovane ha un impatto diretto sull’aumento di consumi, salari e domanda di alloggi più costosi che sono tutti pilastri della crescita del PIL. I Millennials, nati tra il 1981 e il 1996, ora sono completamente inseriti nel mondo del lavoro e l’unione con la Gen Z che è fatta di neo laureati che stanno entrando nel mondo del lavoro amplifica il fenomeno di ricambio di consumi e produttività.
  • L’ingresso nel mondo del lavoro di queste due generazioni determina il trend di lungo periodo: i giovani Millennials continueranno ad accedere al primo impiego fino al 2021, e la Gen Z comincerà a entrare dal 2022 fino al 2035. L’unione di queste due generazioni, molto simili tra loro per comportamento, cambierà il mercato del lavoro: secondo un’analisi di PwC, intelligenza artificiale e nuove tecnologie creeranno nuove professioni più qualificate e pagate meglio e porteranno l’automazione di almeno un 30% dei posti di lavoro entro il 2030.
  • Se si guarda al sistema americano, la crescita della forza lavoro giovane è sinonimo di prospettive più rosee per la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria. A livello settoriale, i segmenti che più beneficeranno dello youth boom sono i consumi, la tecnologia, e il sistema sanitario.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per capire quanto il megatrend dello “youth boom” possa incidere sugli investimenti bisogna analizzare le abitudini, le aspettative e le opinioni di Gen Z e Millennials. Il risultato è una combinazione che abbina la tendenza demografica in atto e ridisegna il mercato del lavoro. Secondo PwC, tecnologia e assistenza sanitaria sono le industrie più desiderabili in cui lavorare per entrambe le generazioni e, in particolare, la tecnologia avrà la spinta maggiore dalla Gen Z, detta anche i- generation, più esperta dei Millennials, perché la maggioranza ha cominciato a usare uno smartphone e tutte le funzioni ad esso collegato ben prima dei 14 anni. A favore dello “youth boom” gioca anche la mancanza di divario generazionale tra Millennials e Gen Z. Goldman Sachs è stata una delle prime case di investimento a individuare la Gen Z come forza propulsiva del megatrend demografico che sta ridisegnando anche il mercato retail e l’alimentare. Secondo Goldman, la ragione per cui già nel 2015 era ora di passare dai Millennials alla Gen Z è che questa è la generazione più diversificata di sempre per gusti, consumi e provenienza culturale e familiare. E’ nota poi la propensione di Millennials e Gen Z per la sostenibilità degli investimenti. Un recente sondaggio di First State Investments ha rilevato che oltre l’80% dei Millennials è interessato o molto interessato a investimenti sostenibili o responsabili (SRI), in cui i gestori tengono conto dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) al momento di selezionare azioni o tenere traccia di un indice.

Per investire sul sullo “youth boom” ci sono diverse strade:

  • Si può puntare in maniera diretta su fondi azionari globali dedicati ai cambiamenti economici che Millennials e Gen Z stanno contribuendo a creare. Goldman Sachs è il gestore che per primo nel 2012 ha lanciato un fondo azionario globale dedicato a questa generazione, Goldman Sachs Global Millennials Equity Portfolio che da gennaio 2019 rende il 9,07% e investe il 67% del portafoglio in America con la tecnologia come primo settore; segue da Decalia che nel 2015 ha lanciato Decalia Millennials, un azionario globale che dichiaratamente investe sul cambiamento delle abitudini di consumo dettato dai nati tra il 1980 e il 2000. Da inizio 2019 il fondo rende il 6,59% e punta al 67% sull’America e ha i beni di consumo come primo settore in portafoglio. Più in generale punta in maniera trasversale sui cambiamenti demografici Fidelity Global Demographics Fund – E-ACC-Euro (Hedged) che rende il 5,84% da gennaio 2019 e investe oltre 44% del portafoglio sull’America con la salute come primo settore.
  • Un’altra strada è puntare sui fondi azionari globali specializzati nei consumi globali che sono fortemente influenzati dalle abitudini di Millennials e Gen Z (Categoria Morningstar: Azionari Settore Beni e Servizi di consumo)

La Top 5 dei fondi che investono nel cambiamento dei consumi

ProdottoRendimento 3yRendimento YTD
Invesco Consumer Trend Fund Classe E (acc) Eur16,18%13,47%
LO Funds - Global Prestige Classe P EUR Acc13,75%9,06%
NN (L) Prestige & Luxe Classe X12,11%10,01%
Robeco Global Consumer Trends Equities D €11,95%8,83%
Morgan Stanley Investment Funds - Global Brands Fund ZX10,87%4,82%
Nella tabella, i migliori fondi azionari globali specializzati in beni e servizi di consumo ordinati per rendimento a tre anni. Dati in euro aggiornati a febbraio 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

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