I listini azionari a ottobre 2019 si sono mossi in modo ordinato e piuttosto lineare. Più controversa è la condizione dei mercati obbligazionari. Complessivamente si conclude un bimestre piuttosto piacevole dopo un agosto decisamente problematico.
Il listino azionario svedese corre e porta a casa oltre il 6%, conquistando il primato tra i principali indici azionari. Russia e Giappone seguono a poca distanza, rispettivamente a 5,8% e 5,6%. Negli Usa si rileva una certa dispersione dei risultati, con i tecnologici che galoppano – il Nasdaq chiude a +4,6% – e gli industriali poco sopra la parità. Anche in Europa le performance sono disomogenee, con Irlanda, Germania ed Italia sul podio. I ritracciamenti di maggiore rilievo coinvolgono Turchia e Regno Unito.
L’osservazione per settori mette in luce il ritorno delle biotecnologie e del farmaceutico tra i comparti maggiormente performanti, dopo un trimestre doloroso. I titoli finanziari europei proseguono brillantemente sulla scia precedentemente definita, mentre per i titoli energetici e le utilities si sta verificando un ritracciamento a seguito dei brillanti risultati degli ultimi mesi.

La moneta unica recupera, dopo il generale indebolimento del mese precedente. È del 2,6% il rafforzamento contro Yen, e dell’1,8% contro il biglietto verde. Ma la vera protagonista è la sterlina che, avanzando di circa il 2,6% contro l’Euro, contribuisce a disegnare in misura significativa le classifiche del risparmio gestito.
Rispetto agli indici di borsa del mercato di riferimento, gli indici di categoria evidenziano variazioni più contenute, e permettono di individuare una lieve sovraperformance delle large cap.
La quota obbligazionaria di portafoglio potrebbe essere la più sfavorita nel corso del mese, soprattutto se esposta a valute diverse dall’euro. Buoni i ritorni sul debito degli emergenti, soprattutto cinesi. Le scadenze brevi e i rendimenti elevati danno soddisfazioni.

Analisi di mercato: l’era Lagarde in Bce e l’ultimo taglio FED

Il mese si conclude con due importanti notizie di cronaca. La prima, se non per importanza almeno cronologicamente, riguarda il passaggio di testimone da parte di Mario Draghi in favore di Christine Lagarde, dopo otto anni di servizio. Quella che si chiude è un’era contraddistinta da una personalità forte, e forse per questo decisamente variegate sono le opinioni sul suo operato. Se per alcuni si tratta dell’uomo che ha salvato l’euro dalla speculazione sul debito pubblico, per altri si tratta di una figura che è andata ben oltre i confini del suo mandato. Quel che è certo è che ha sdoganato misure fino ad allora quantomeno improbabili, come i tassi negativi ed il quantitative easing, che oggi fanno invece parte a pieno titolo della cassetta degli attrezzi della BCE. Misure, queste, di impatto incerto sull’economia reale, ma inconfutabilmente importante sui mercati finanziari. L’eredità che spetta alla Lagarde è una strada già tracciata, che poggia su tassi negativi e su un potenzialmente infinito piano di acquisti. La manutenzione di tali strumenti però sarà tutt’altro che semplice, e sarà oggetto di interesse e di monitoraggio per la gestione di portafoglio.
Il secondo fatto concerne invece il taglio dei tassi operato dalla FED – il terzo dell’anno – che ha portato i tassi Usa nella forbice 1,5-1,75%. È ora possibile, però, che la serie di tagli sia giunta alla fine: dalla documentazione ufficiale è infatti sparito il proposito di sostenere l’espansione economica e, confermata la diagnosi di crescita moderata, l’assetto attuale pare indicato fino a nuovi mutamenti di scenario.

Note

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Autore

Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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