L’era di Christine Lagarde alla presidenza della Banca centrale europea (BCE) è cominciata ufficialmente il primo novembre 2019, ma il primo vero giorno di lavoro nel suo ufficio di Francoforte è stato il 4 novembre. Lagarde ha davanti otto anni di sfide importanti e, per certi versi, decisive per il futuro dell’Unione europea. Il presidente uscente, Mario Draghi, ha lasciato in eredità una serie di questioni aperte che vanno dalla tenuta dell’euro di fronte alla crisi finanziaria fino al rallentamento dell’economia, in un momento difficile a causa delle tensioni geopolitiche costanti, dazi e Brexit in particolare.

Vediamo quali sono le sfide principali di Lagarde:

  • L’economia dell’eurozona dopo una fase di ripresa sta vivendo un rallentamento. Germania e Italia sono i Paesi più colpiti e, secondo le previsioni degli analisti, a rischio recessione. Davanti a questa situazione i tassi negativi e la politica del Quantitative easing (QE) da soli potrebbero non bastare. Per Mario Draghi, solo un taglio di tasse di Germania e anche in Olanda avrebbe potuto rilanciare l’economia dell’eurozona. E su questo Lagarde concorda dato che nella prima intervista radiofonica ha detto esplicitamente che Germania e Olanda dovrebbero usare il surplus per investire in infrastrutture, istruzione e innovazione.
  • Al di là della tenuta dell’euro, che resta un tema, Lagarde dovrà convincere i Paesi dell’eurozona a terminare la costruzione dell’Unione monetaria: mancano ancora un bilancio comune e soprattutto un’Unione bancaria. Quest’ultimo tema sta diventando chiave anche per rispondere alle problematiche di vigilanza su fintech, shadow banking e riciclaggio di denaro sporco. Inoltre è compito dell’Unione bancaria fornire le garanzie sui depositi sulla liquidità delle banche dell’eurozona. Resta ancora da fare, inoltre, l’Unione del mercato dei capitali. Per Lagarde, si tratta di riattivare un processo politico di riforme con un lavoro di diplomazia istituzionale che deve tenere conto anche della variabile cambiamento climatico e della svolta ormai irreversibile dell’economia verso la sostenibilità.
  • La terza sfida è tutta interna al Direttivo della BCE dove sono aumentati i falchi, ovvero i paladini dell’austerità, che premono per diminuire l’eccesso di moneta sul mercato. Tra i falchi ci sono i sostenitori degli interessi delle banche che non vedono di buon occhio il proseguimento di una politica di tassi negativi (al momento il tasso Ue è al – 0,50) e un secondo programma di QE (pari a 20 miliardi di acquisti di titoli al mese) e chi non ritiene l’inflazione un pericolo e non crede nel rallentamento economico nell’area dell’euro.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’arrivo di Lagarde alla guida della BCE è stato salutato con favore dai mercati perché è sinonimo di continuità della politica di Mario Draghi basata sulle riforme della governance economica dell’euro, sulla difesa dell’economia dei Paesi Ue e dell’euro. L’eredità che Lagarde raccoglie contempla il lancio del Quantitative easing, ripartito a ottobre 2019, ma il nuovo presidente della BCE, prima donna sedersi su questa poltrona, dovrà avere soprattutto un ruolo politico e diplomatico nel spronare i governi europei, soprattutto la Germania, a intervenire per la crescita con politiche di bilancio espansive, fino al nuovo taglio dei tassi. «Sotto la sua direzione il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha sostenuto ampiamente i tassi di interesse negativi, pur essendo consapevole del potenziale di destabilizzazione finanziaria che i tassi eccessivamente negativi portano con sé» ha commentato Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments. «Il continuo rallentamento della crescita economica nell’Eurozona e la totale assenza di pressioni inflazionistiche sottostanti fanno sì che Lagarde probabilmente possa procedere a ulteriori tagli dei tassi di interesse durante il suo mandato per sostenere l’economia». Il rovescio della medaglia è che, probabilmente la politica monetaria non può da sola aiutare l’economia dell’Eurozona a uscire fuori dalla sua depressione. Insomma, la BCE questa volta da sola non può bastare se non arriveranno stimoli fiscali, e profonde riforme strutturali che portino avanti l’agenda dell’integrazione europea. «Se sembra evidente che lo spazio della politica monetaria sia destinato a diminuire, resta da capire se e dove esista uno spazio per avviare una politica fiscale, che ha il potenziale di far aumentare la crescita, ma anche di far salire i tassi» sostengono Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. «La risposta si ottiene osservando il rapporto tra tassi di crescita dell’economia e tassi di interesse: ogni volta che i primi sono superiori ai secondi esiste uno spazio di manovra per la politica fiscale, nella forma di misure di taglio fiscale o aumento della spesa pubblica; e questo spazio di manovra esiste anche in quei Paesi altamente indebitati in cui avere tassi di crescita superiori ai tassi di interesse innesca una dinamica virtuosa». In particolare, la spinta fiscale dovrebbe arrivare in Paesi come Germania, Svizzera, Regno Unito, Svezia e Olanda; probabilmente anche in Francia, Giappone e Norvegia. Al momento i mercati non danno credito alla partenza di iniziative fiscali che si basino sulle spese infrastrutturali che, invece, secondo l’analisi di Pictet Asset Management, potrebbero far aumentare le prospettive degli utili dei titoli ciclici; quando invece si concretizza in un taglio delle tasse per le imprese i beneficiari sono i settori ad alta tassazione marginale.

  • In attesa delle prime decisioni di Lagarde, per restare in Europa da tempo i gestori consigliano di puntare su titoli di valore e qualità guardando agli utili.
  • In un momento macroeconomico come questo, con i mercati azionari su nuovi massimi è corretto valutare la coerenza della propria asset allocation di lungo periodo in base ai propri obiettivi e al rischio di portafoglio, valutando anche l’ingresso sul mercato a piccole dosi con un PAC che offre più garanzie nel lungo termine.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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