Per gli amanti delle statistica e della cabala forse vale il motto Sell in may and go away ma effettivamente è proprio a cavallo del mese in corso che i mercati sembrano confermare una tendenziale debolezza. Un’altra spiegazione, per altri più plausibile, riconduce le vendite di queste settimane alle prese di profitto dopo un recupero delle borse tutt’altro che trascurabile.

In un contesto generale delle ultime settimane caratterizzato da spunti positivi, soprattutto dal punto di vista macroeconomico, l’EuroStoxx 50 che sembrava puntare i 3200 punti e si è ritrovato nuovamente sotto i 3000. Anche lo S&P 500 ha perso terreno rispetto ai massimi toccati le scorse settimane, portandosi nuovamente ai 2050 punti. Dal lato opposto del Pacifico il discorso sul Nikkei 225 è da qualche tempo sempre lo stesso, un mercato poco stabile e ora nuovamente al ribasso, in procinto di toccare i minimi di inizio aprile; a pesare sono i continui rialzi dello yen contro il dollaro attualmente su valori che non si registravano dal 2014. Proprio il dollaro si è deprezzato significativamente anche nei confronti dell’euro. Ad inizio mese è stato superato, anche se temporaneamente, il prezzo soglia di 1,15 dollari per ogni euro che rappresentava l’estremità alta del canale all’interno del quale quotavano le due valute dall’inizio del 2015.

Non si arresta invece la corsa dell’oro il cui prezzo è tornato sui massimi di gennaio sopra i 1300 dollari all’oncia, fuoriuscendo anch’esso dalla fascia (1200-1280) nella quale aveva congestionato per oltre due mesi. La debolezza del dollaro ne è certamente una causa così come la natura di bene rifugio non è da escludere che giochi un ruolo su un movimento ben definito da inizio 2016, che ha ormai la natura di inversione di tendenza. Discorso per qualche verso analogo per il petrolio in fase di rialzo che vede avvicinarsi i 50 dollari al barile con un movimento di pari ampiezza a quello ribassista di fine 2015. Sono in generale le materie prime ad aver migliorato impostazione trascinando con sé anche le borse, come quella di Mosca o il Bovespa brasiliano, ad esse legate.

Dal lato macroeconomico, i dati sul lavoro Usa pubblicati venerdì 6 maggio 2016 (numeri che da sempre orientano le scelte di politica monetaria della Federal Reserve) danno origine a segnali contrastanti, assorbiti dai mercati con un incremento di volatilità:  da un lato il rallentamento della crescita di nuovi occupati potrebbe giustificare un atteggiamento più prudente da parte della Fed, dall’altro l’aumento dei salari costituisce un chiaro segnale di ripresa che quindi potrebbe spingere verso una stretta.

Da questo lato dell’Oceano, nell’ambito delle consuete stime economiche primaverili, la Commissione Europea ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni di crescita “a causa del rallentamento registrato da partner commerciali”, leggi le economie emergenti.

In un contesto in chiaro-scuro come quello descritto, a prevalere è ancora l’incertezza, che per gli investitori non particolarmente aggressivi significa puntare ancora su asset difensivi evitando di allontanarsi dalla moneta locale, a prescindere dalla stagionalità cabalistica del mese di maggio.

Note

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Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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