In ottobre i mercati non si sono rivelati  particolarmente tonici. I listini azionari hanno registrato performance negative (in valuta) nella maggior parte dei casi.

Le borse asiatiche, tuttavia, si posizionano in testa alle classifiche con performance anche apprezzabili. Tra queste si segnalano l’Indonesia, con l’indice di Jakarta in attivo di oltre cinque punti percentuali, seguita dall’India (+4%), Hong Kong (+2,70%), Cina e Giappone non lontane dalla parità.

Gli indici Usa si piazzano a metà classifica, con perdite che vanno dal -2,70% dello S&P 500 al -4,60% del DJ Industrial.

In Europa, le perdite sono diffuse. L’Irlanda distanzia gli altri stati membri allungando di quasi un punto percentuale; gli altri indici sono in negativo. Mediamente, i Paesi mediterranei perdono meno di quelli continentali e scandinavi.

Alla luce dei movimenti mensili, le variazioni da inizio anno complessivamente peggiorano, e diminuiscono quindi gli indici in attivo nell’anno corrente. Tra questi figurano infatti solo il Nasdaq 100 (+26.50%), lo Shanghai Composite (+5.70%) e lo S&P 500 (+1.20%).

Sul piano valutario i movimenti di ottobre sono rilevanti. L’euro infatti cede terreno nei confronti delle principali valute: -0,40% contro dollaro, -0,75% contro sterlina, -1,15% contro Yen e -2% contro Yuan. Tuttavia, dall’inizio dell’anno la moneta unica è ancora saldamente in trend positivo contro sterlina (+6,4%) e dollaro (+4%). Proseguono intanto i crolli del real, della lira turca, del peso argentino, del rublo e della corona islandese.

L’analisi del risparmio gestito disegna un quadro in linea con gli indici di mercato. Tra le categorie puramente azionarie per specificazione geografica, a sovraperformare sono i Paesi del sud-est asiatico e soprattutto al Cina, che trascina anche i BRIC. Le performance sfiorano il 6% e sostanzialmente quadrano con i risultati dell’indice di riferimento e della valuta. La zona centrale del ranking è popolata da categorie esposta agli Usa o globali, mentre in fondo troviamo l’Europa. Sebbene  le categorie in attivo siano più numerose rispetto al mese precedente, il quadro da inizio anno complessivamente peggiora ed aumenta anche la dispersione dei rendimenti. Nel 2020 l’indice di categoria in testa si conferma il FIDA FFI Azionario Cna A shares, ora a +25,83%. In testa troviamo le varie categorie relative (Grande Cina, Asia Pacifico) accompagnate dai paesi attigui, in particolare Taiwan (+9,50%) e Hong Kong (+8,40%).

Anche gli indici settoriali registrano perdite diffuse, cosa insolita poiché cavalcano trend che ne giustificano l’esistenza. Si distinguono i socialmente responsabili sui mercati emergenti e sull’Asia Pacifico, trainati da driver geografici, e le energie alternative. I due temi si confermano quindi di grande tendenza ed attualità. Sulle classifiche da inizio anno si verifica il sorpasso delle energie alternative sui metalli preziosi, che in ottobre cedono il 4,50%.

Sui i comparti obbligazionari, gli investitori possono invece tirare un sospiro di sollievo. Nel complesso il quadro migliora rispetto al mese precedente: aumentano le categorie in attivo ed il rendimento medio, con movimenti piuttosto compatti e conseguente riduzione della dispersione dei risultati. I risultati migliori sono registrati grazie alle dinamiche valutarie, in particolare quelle della corona svedese e del renminbi, ma troviamo anche i convertibili Asia Pacifico, trainati dall’equity. Si evidenziano due trend contrapposti: mentre in Europa sono le scadenze lunghe e l’investment grade a sovraperformare, negli Usa gli operatori hanno prediletto i bond high yield e short term.

Impatti sui mercati si sono registrati in attesa ed in seguito le elezioni alla Casa Bianca. Ciononostante, l’evoluzione della pandemia continua a rappresentare il più importante elemento ad influenzare le dinamiche finanziarie, che dopo oltre un decennio di assuefazione alla liquidità tornano a legarsi a fattori macroeconomici. È importante quindi considerare che la ripresa potrà avvenire a singhiozzo e a macchia di leopardo, in virtù del ripetersi dei vari lockdown e del blocco delle attività produttive. Le abitudini della popolazione mondiale sono irrimediabilmente cambiate a beneficio di alcuni settori e a scapito di altri.

Lo smart working rimarrà realtà diffusa anche dopo la pandemia e, nel medio termine, lo shopping online, l’e-gaming e la domanda di soluzioni tecnologiche per la comunicazione continueranno a godere di un buon sostegno.

Il settore sanitario risulta oggi molto esposto, spaccato tra ricerca farmaceutica e produzione di materiali medicali.

Nascono nuove esigenze e opportunità per start-up ed investitori con l’industria tradizionale che si trova ad affrontare periodi altalenanti, ma non per questo scevri di buone occasioni. Oggi il Covid non rappresenta più un cigno nero, ma qualcosa con cui abituarsi a convivere nel medio periodo.

La diversificazione torna quindi ad essere un valido elemento difensivo e contemporaneamente cresce di importanza, rispetto al recente passato, il monitoraggio delle proprie esposizioni per gestire correttamente il timing dell’operatività.

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Note

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Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi. È specializzata nel risparmio gestito sul quale cura diversi studi periodici. In particolare, si occupa di analisi di scenario di tipo quali-quantitativo combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con un particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria.

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