Maggio si conclude con recuperi diffusi che permettono di riportare in positivo diverse posizioni. I principali listini azionari si muovono complessivamente bene, anche se non emergono elementi aggreganti che ne descrivano l’orientamento. In testa alle classifiche troviamo Brasile, Russia e Giappone che avanzano di oltre l’8%. Le piazze Usa riescono a ridurre la dispersione dei risultati, posizionandosi bene nelle classifiche. Ad avere la peggio sono le piazze asiatiche.

Anche l’analisi del risparmio gestito non permette di individuare trend sulla base di macro-aree geografiche. La dispersione, da +10% a -5%, è sufficientemente ampia e raccoglie disordinatamente le varie asset class e categorie. Si evidenzia però un buon momento per mid e small cap europee e soprattutto per le aziende ad elevato potenziale di crescita. Negli Usa invece sono le società ad elevata capitalizzazione a mettere a segno i risultati più importanti.

Dal punto di vista settoriale si conferma l’ottimo momento dei metalli preziosi, trascinati non solo dall’oro fisico, ma soprattutto dalle aziende minerarie. Tuttavia, grazie al balzo delle ultime sedute di maggio, in testa alle classifiche troviamo il farmaceutico e sanitario, e non stupisce. In evidente difficoltà sono invece il settore finanziario, soprattutto se focalizzato sull’Europa, ed il real estate.

L’obbligazionario nel complesso regala diverse soddisfazioni. Le performance mensili non sono paragonabili a quelle di aprile per intensità ed omogeneità, tuttavia il rendimento medio di un portafoglio diversificato dovrebbe essere positivo. I bond europei sono contrastati: bene i convertibili e gli high yield, mentre il debito indicizzato all’inflazione flette. Le scadenze brevi e medie premiano.

Dal punto di vista valutario si nota un lieve apprezzamento dell’euro contro le principali valute, in particolare la sterlina inglese. Il lockdown prosegue a macchia di leopardo in tutto il globo, con forti contrasti e disarmonie tra le varie aree geografiche e con diversi impatti sulle economie locali. Variegati sono anche gli interventi delle banche centrali.

Negli Usa la Fed sta predisponendo prestiti da erogare direttamente alle imprese medie, colmando una lacuna rappresentata dalle aziende troppo grandi per ottenere aiuto nell’ambito del programma di prestiti della Small Business Administration, ma troppo piccole per beneficiare degli altri interventi della Fed. L’idea è quella di far ottenere da parte dell’azienda un comune prestito bancario che verrebbe poi acquistato dalla Fed per non appesantire i bilanci delle banche. Mentre la Fed avanza a passo spedito per implementare una politica monetaria il più possibile efficace, nel vecchio continente il tema caldo è rappresentato dal pericolo che si inneschino spirali negative del rapporto tra debito pubblico e Pil con particolare riferimento alle aree storicamente più delicate, quelle dell’Europa mediterranea. Al momento non si ravvisano contromisure innovative o fuori dagli schemi per contrastare il fenomeno, la cui gestione pare ora delegata in toto al sistema bancario tradizionale, per il quale sono però previsti alcuni allentamenti dei requisiti patrimoniali.

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Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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