La banca centrale americana (FED) e la banca centrale europea (BCE) hanno traghettato i mercati in salvo verso la Fase 3 della pandemia da Covid-19. Tassi zero e controllo della volatilità sono state le priorità e, soprattutto in America, il risultato è evidente: l’indice S&P 500 è in territorio positivo e il Nasdaq ha raggiunto un nuovo massimo, il mondo non vede più nel dollaro un rifugio sicuro e i rendimenti dei titoli del Tesoro e gli spread del credito societario sono sostanzialmente inferiori rispetto a quando erano all’inizio della crisi Covid-19. Le misure di stimolo delle banche centrali e dei governi sono state colossali e per dimensione e rapidità hanno superato di gran lunga i livelli osservati durante la crisi finanziaria globale.

Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments, gli istituti centrali sono riusciti a bilanciare il costo delle chiusure economiche e i benefici delle misure di stimolo tanto che l’attività negli Stati Uniti dovrebbe tornare sui livelli del quarto trimestre 2019 già entro la fine del 2021, con una sorta di ripresa a U. E in Europa? Qui è più probabile un rallentamento più prolungato e il PIL dovrebbe tornare sul livello dello scorso anno dopo la fine del 2022 così come in Giappone e Regno Unito.

Il lavoro delle banche centrali non è ancora finito nonostante le manovre siano state senza precedenti. La ragione è semplice: accanto alle politiche monetarie devono svilupparsi politiche fiscali adeguate, andando incontro alle imprese. I governi stanno facendo abbastanza? Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments anche le risposte fiscali alla crisi nei principali mercati sviluppati sono state stupefacenti, sia per dimensione sia per rapidità, ma è ancora presto per dire se basteranno per uscire dalla crisi. Tuttavia, quel che è certo è che le principali banche centrali e i governi si sono mostrati disponibili a fare tutto il possibile, mentre nei mercati emergenti il margine di manovra finora è stato più limitato per attuare misure di stimolo.

I mercati finanziari hanno risposto con un alto grado di volatilità iniziale con ampie flessioni seguite da rialzi delle azioni e delle obbligazioni societarie, un rally dei titoli di Stato dei Paesi sviluppati considerati beni rifugio in questa fase di bassi tassi. Poi la volatilità si è attenuata.

Cosa accadrà adesso? Il controllo della volatilità resta l’obiettivo delle banche centrali che ormai hanno abituato i mercati a una manovra a settimana negli ultimi due mesi. Secondo l’analisi di Intermonte Advisory e Gestione non è pensabile che la frequenza delle manovre resti la stessa e il supporto di FED e BCE nel breve periodo potrebbe venire meno. I bazooka delle banche centrali ancora carichi saranno utilizzati prevalentemente negli ultimi mesi del 2020, ma la prospettiva di un paio di mesi di stop rende i mercati molto più suscettibili a prese di profitto.

Quali sono le conseguenze:

  • possibile vuoto d’aria determinata dall’assenza temporanea di governi /banche centrali per 1/2 mesi
  • possibilità però di forti ricoperture viste le ingenti posizioni nette corte
  • forte presenza della componente retail.

Questi tre scenari fanno ipotizzare un trend mediamente calante, ma con alternanza di altrettanti temporanei recuperi. Cosa significa? Un ritorno della volatilità.

IDEE DI INVESTIMENTO

La grande lezione delle ultime due crisi finanziarie (2008 e 2020) è che la politica monetaria è essenziale per fermare il panico.

Il ritorno della volatilità nel breve termine spinge a calcolare il proprio rischio di portafoglio e adottare una strategia coerente con il proprio grado di rischio.

Un ottimo strumento per mettere in atto questa strategia è quindi il Piano di Accumulo (PAC) che è un alleato contro la volatilità perché:

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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