Dall’analisi dei mercati sul mese di febbraio 2021, come elemento principale, c’è una forte decorrelazione tra asset azionari ed obbligazionari. La maggior parte dei listini azionari si muove in terreno positivo, con performance discrete come ordine di grandezza. Sono particolarmente apprezzabili i risultati realizzati dalle borse indiana ed indonesiana, superiori al 6%. A seguire, troviamo i Paesi mediterranei in blocco. Europa continentale, Paesi scandinavi, Usa e gli altri asiatici si alternano invece in modo disordinato. Il Brasile rappresenta l’unica area in sostanziale perdita, per il secondo mese successivo.

Sul piano valutario si segnalano alcune variazioni di rilievo: lo yen che cede circa l’1,5% contro sulla moneta unica mentre la sterlina si rafforza del 2,3%.

Dal focus sugli indici azionari calcolati sul risparmio gestito emerge come l’anno sia partito con il piede giusto. Le variazioni sono infatti quasi tutte positive e la classifica disegna un quadro lievemente diverso rispetto a quanto sarebbe desumibile dai movimenti di mercato, segno che la gestione attiva è stata capace di cogliere, in alcuni casi, le migliori occasioni.

In testa troviamo le mid e small Usa, che avanzano del 6,7%, seguite dalla Norvegia e dalle large e mid italiane, tutte categorie che registrano lievi sovraperformance rispetto agli indici di riferimento. I comparti peggiori sono quelli focalizzati su Brasile (e America Latina in generale), Cina e Giappone.

In generale le società value paiono avvantaggiate rispetto a quelle con elevato potenziale di crescita; con riferimento alle dimensioni societarie negli Usa dominano le società a ridotta capitalizzazione di borsa cap mentre in Europa sono le large cap a regalare le migliori performance.

Le specializzazioni settoriali consentono di cogliere allunghi davvero appetitosi, che sfiorano il 15% nel caso della finanza, settore che però nell’ultimo anno ha vissuto alterne fortune e che solo a gennaio figurava in perdita. Prosegue il rimbalzo delle energie tradizionali, mentre si ravvisa un inizio di recupero per l’immobiliare. In generale sono proprio i settori che più hanno patito i lockdown diffusi a ottenere i migliori risultati nell’anno corrente. In rosso troviamo invece i metalli preziosi e minerali, che arrivano a cedere l’8.8% (a fronte di un ritracciamento dell’oro del 6.6% nello stesso periodo).

Mentre la quota di equity in portafoglio, se ben diversificata, dovrebbe aver registrato due mesi di espansione, la componente obbligazionaria potrebbe risultare in sofferenza. Sono infatti poche le asset class in allungo, e queste rappresentano quasi esclusivamente attivi caratterizzati da una certa volatilità, quali i bond convertibili e gli high yield. L’esposizione geografica non costituisce un elemento utile per spiegare le dinamiche in essere, mentre lo è la duration: le preferenze dei risparmiatori paiono orientate verso le scadenze brevi. Neppure gli inflation linked riescono a portarsi in positivo, nonostante da più parti si stia paventano un ritorno dell’inflazione, in particolare negli Usa.

Nel complesso quindi possiamo affermare che portafogli particolarmente aggressivi, con una buona esposizione all’azionario, dovrebbero aver beneficiato di questo inizio anno. Probabilmente portafogli maggiormente conservativi potrebbero risultare in contrazione, dopo un semestre piuttosto positivo.

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Note

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Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi. È specializzata nel risparmio gestito sul quale cura diversi studi periodici. In particolare, si occupa di analisi di scenario di tipo quali-quantitativo combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con un particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria.

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