Lo shopping online non è l’unica tendenza dei consumi digitali che sopravviverà alla pandemia. Non è un segreto che la pandemia sia stata positiva per l’intrattenimento digitale, che sta uccidendo le forme tradizionali, ma questo cambiamento è anteriore alla pandemia e probabilmente continuerà quando COVID-19 sarà scomparso e cinema, teatri e concerti ripartiranno.

Social media e piattaforme digitali di streaming devono dire grazie al virus per aver accelerato un processo di trasformazione del settore che era già in atto. Ci sono però alcuni settori che sono emersi per soddisfare bisogni nuovi e altri che hanno dato una spinta economica e intere aree geografiche.

Secondo le analisi di Schroders e Morgan Stanley ecco alcuni trend dei consumi digitali che sono destinati a durare nel lungo termine:

  • Gaming online. I lunghi mesi forzati in casa hanno dato una spinta decisiva ai giochi per computer e smartphone. Secondo i dati di Statista, il numero di giocatori a livello globale è passato da poco meno di due miliardi nel 2015 a 2,69 miliardi a fine 2020 e si prevede che possano arrivare a oltre i 3 miliardi entro il 2023. Il distanziamento sociale ha decretato il successo dei giochi MMO (Massively Multiplayer Online) che consentono a un gran numero di giocatori di partecipare, creando una community che si basa anche su un racconto di gioco. All’interno del gaming un capitolo a parte lo meritano i cosiddetti e-sport che, secondo le stime di Goldman Sachs possono raggiungere i 2,2 miliardi di dollari di giro d’affari entro il 2023. Della crescita del mercato del gaming beneficiano le aziende produttrici di giochi, ma anche le società di outsourcing che forniscono servizi di garanzia della qualità, test e traduzione per gli sviluppatori. Questi servizi potrebbero essere sempre più richiesti man mano che le console evolvono e le aspettative dei consumatori aumentano.
  • Pasti pronti da cucinare a domicilio. Tra smart working e ristoranti chiusi, le persone hanno cambiato nell’ultimo anno le abitudini alimentari e si sono trovate costrette a cucinare più del normale. Al di là del delivery tradizionale, il segmento dei kit con i pasti pronti a domicilio si è affermato. Questi kit si sono rivelati una soluzione sia per i ristoratori, che hanno provato a mantenere fatturato con pasti stellati conservati sottovuoto da riscaldare a domicilio, che per la grande distribuzione con idee di pranzi sfiziosi e veloci. I kit dei pasti pronti, che arrivano dal ristorante o dal supermercato, stavano già crescendo in popolarità prima della pandemia tra i consumatori a corto di tempo e attenti alla salute e all’impatto ambientale degli sprechi alimentari. Secondo l’analisi di Schroders, sono destinati a restare come abitudine di consumo offrendo un’opportunità di business anche alle aziende medio piccole che siano in grado di garantire qualità del servizio elevata e vendere oltre al cibo uno stile di vita.
  • L’accelerazione digitale dei mercati emergenti. Se si guarda la digitalizzazione a livello geografico, secondo l’analisi di Morgan Stanley sono i Paesi emergenti a dover dire grazie al virus. In questa area è in atto una rivoluzione digitale velocissima per una ragione semplice: la mancanza di infrastrutture esistenti. Con un accesso limitato a banche fisiche, negozi al dettaglio e altri servizi, le persone hanno scelto rapidamente le offerte digitali. Non è un caso quindi che delle 30 economie più digitalizzate del mondo (per entrate digitali come quota del PIL), 16 si trovano nei mercati emergenti, con in testa Cina, Corea del Sud, Indonesia e Colombia. In media nei mercati emergenti, secondo l’analisi di Morgan Stanley, le entrate digitali crescono dell’11% all’anno, molto più velocemente che nei mercati sviluppati, e anche i costi aziendali stanno diminuendo più rapidamente. Questo aumento della produttività digitale legato ai consumi sta sostenendo il ritorno dei mercati emergenti.

IDEE DI INVESTIMENTO

La pandemia ha dimostrato che i consumatori sono molti più digital oriented di quanto ci si potesse aspettare, anche in Paesi dove ci sono ritardi nella connessione delle persone a Internet e l’Italia è uno di questi. Secondo un’analisi di Pwc per le aziende ci sono opportunità da cogliere che nascono dall’evoluzione nel modello di consumo, proponendo un’offerta che integri al meglio contenuti, tecnologia e modello distributivo, che si confermano i tre fattori chiave per il successo competitivo.

Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments, la pandemia ha provocato un cambiamento culturale, e device e app sono diventate di uso quotidiano anche per fasce della popolazione più anziane e in Paesi, per esempio la Cina, che fino a un anno fa erano restii a usare il digitale per acquisti di beni di prima necessità. Allo stesso tempo i consumi sono ancora più legati all’offerta di un’esperienza (piattaforme, servizi/contenuti e modalità di fruizione) ed è su questo che le aziende devono investire per costruire un modello vincente nel lungo termine.

Per investire sulla digitalizzazione dei consumi la scelta più immediata è un fondo azionario globale tematico specializzato in tecnologia (Categoria Morningstar: Azionari Settore Tecnologia).

La Top 5 dei fondi che investono in tecnologia

ProdottoRendimento 1yRendimento 3y
JPM US Technology A (dist) USD63,43%36,89%
Jpm Us Technology D (acc) - Usd61,90%35,61%
BGF World Technology Fund Classe E259,63%34,70%
Franklin Technology Fund A (acc) EUR48,33%29,97%
Threadneedle (lux) Global Technology Classe Au Usd44,04%26,32%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulla tecnologia ordinati per rendimento da a un anno. Dati in euro aggiornati a marzo 2021. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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