Nella prime settimane di gennaio sui mercati emergenti sono arrivati oltre 17 miliardi di investimenti da parte dei grandi investitori. A quasi un anno dallo scoppio della pandemia, la corsa verso questi mercati e in particolare verso l’Asia, Cina in testa, è ricominciata.

A dare una spinta decisiva è stata la lunga corsa elettorale americana che ha portato all’elezione di Joe Biden che ha ridato fiducia alle prospettive future dei mercati emergenti, anche grazie anche alla politica accomodante della banca centrale americana (FED) che da sempre influisce su questi mercati.

Oltre ai nuovi flussi di investimento, un altro numero fotografa la ripartenza dei mercati emergenti: da novembre 2020 a oggi l’indice MSCI Emerging Markets che racchiude tutti questi mercati è salito del 26%, mentre nello stesso periodo l’indice S&P 500 della borsa americana ha guadagnato il 16%.

Secondo l’analisi di Morgan Stanley, nel breve termine la cavalcata dei mercati emergenti potrebbe rallentare, ma nel lungo termine il duello tra America e Asia in termini di guadagno è a favore dell’Asia e un fondo mercati emergenti gestito attivamente è una scelta corretta per un investitore che ha un orizzonte temporale medio lungo (minimo 5 anni).

Ci sono diversi fattori che giocano a favore dei mercati emergenti, vediamo i principali:

  • La ripresa economica post-pandemia della Cina traina la crescita di tutti i mercati emergenti e soprattutto dell’Asia. La Cina ha chiuso il 2020 con una crescita economica del 2,3% ed è il mercato sui cui puntare nel 2021. Il piano del governo cinese che punta a valorizzare il mercato interno è uno dei principali motori di questa crescita, anche le esportazioni sono tornate a crescere raggiungendo il massimo storico nel 2020 (+14,3%.
  • I consumatori cinesi sono benzina per i profitti aziendali a livello globale. La classe media dei Paesi asiatici e in continua crescita ed è il motore del Prodotto interno lordo (PIL) che dovrebbe crescere del 7% nel 2021.
  • Valutazioni dei titoli e dinamiche valutarie giocano a favore dei mercati emergenti. L’inflazione dei mercati emergenti è bassa mentre i bilanci statali di molti paesi sono sani, questo supporta le valute. I titoli governativi a reddito fisso dei mercati emergenti mantengono ancora rendimenti reali positivi. Il rapporto prezzo/utili sulle azioni è a 16,2 (contro 23 del mercato americano).

IDEE DI INVESTIMENTO

La discesa del premio al rischio sul mercato azionario dei mercati emergenti è il segnale che il ciclo rialzista potrebbe essere appena iniziato. Anche sul fronte delle obbligazioni gli emergenti sono ben impostati. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, nonostante tutti i danni economici provocati a livello globale dalla pandemia di Covid-19, il credito societario dei mercati emergenti ha dimostrato una notevole resilienza. Il 2020 si è chiuso con un guadagno del 7,1%, con le obbligazioni societarie high yield dei mercati emergenti che hanno generato un rendimento del 6,6% e i fondamentali continuano anche a essere più interessanti di quelli delle obbligazioni societarie dei Paesi sviluppati.

Per investire sulle azioni dei mercati dei Paesi emergenti ci sono fondi specializzati (Categoria Morningstar Azionari Mercati Emergenti).

Ecco i migliori fondi 2020 presenti sulla piattaforma di Online Sim.

  • Morgan Stanley Emerging Leaders Equity AH EUR investe in Paesi emergenti e mercati di frontiera. Il fondo ha reso il 46,97% nel 2020 (+15,25% a tre anni secondo dati Morningstar) ed è nato nel 2012. L’Asia emergente vale il 61% del portafoglio e i beni di consumo sono il settore più pesante.
  • BNY Mellon Emerging Equity Income Fund Classe H il fondo ha reso il 44,49% nel 2020 (+7,72% a tre anni secondo dati Morningstar) ed è nato nel 2013. L’Asia emergente vale il 58,8% del portafoglio e i beni di consumo sono il primo settore.
  • Carmignac Emergents Classe A Eur Acc è un fondo azionario internazionale che investe nei Paesi emergenti in Asia, America Latina, Europa dell’Est, Medio Oriente ed Africa. Il fondo ha reso il 39,49% nel 2020 (+12,51% a tre anni secondo dati Morningstar) ed è nato nel 1997. L’Asia emergente vale il 46% del portafoglio e la tecnologia è il settore più pesante.
  • Nordea 1 – Emerging Stars Equity Fund Classe BP Usd investe in un portafoglio diversificato di azioni e titoli collegati ad azioni di società aventi sede o che esercitano una parte preponderante della loro attività economica nei mercati emergenti. Il fondo ha reso il 21,73% nel 2020 (+9,77% a tre anni secondo dati Morningstar) ed è nato nel 2011. L’Asia emergente vale il 48,7% del portafoglio e la tecnologia è il settore più pesante.
  • Threadneedle (lux) Global Emerging Market Equities Classe Du investe in un portafoglio diversificato di azioni dei Paesi emergenti. Il fondo ha reso il 18,85% nel 2020 (+9,35% a tre anni secondo dati Morningstar) ed è nato nel 2002. L’Asia emergente vale il 52% del portafoglio e la tecnologia è il settore più pesante.

Per investire sulle obbligazioni dei Paesi emergenti ci sono fondi specializzati (Categoria Morningstar Obbligazionari Corporate Paesi Emergenti) di seguito i migliori tre presenti sulla piattaforma di Online Sim.

  • Nordea 1 – Emerging Market Corporate Bond Fund Classe BP Eur è un obbligazionario Paesi emergenti nato nel 2011 e investe in titoli di debito a tasso fisso e variabile, emessi in dollari USA da società con sede o attività prevalente in un paese emergente. A tre anni rende il 7,67% secondo dati Morningstar (-1,79% a un anno con dati aggiornati a febbraio 2021).
  • FF – Emerging Market Corporate Debt Fund – E – MDIST – EUR (Hedged) è un obbligazionario Paesi emergenti nato nel 2013 e investe in America Latina, Sud-Est asiatico, Africa, l’Europa Orientale (Russia compresa) e Medio Oriente, ma può investire anche in altre regioni. A tre anni rende il 2,83% secondo dati Morningstar (+2,96% a un anno con dati aggiornati a febbraio 2021).
  • Threadneedle (lux) Emerging Markets Corporate Bonds Classe Aeh è un obbligazionario Paesi emergenti nato nel 2002 e investe in titoli di debito in dollari statunitensi o in titoli di debito legati al dollaro statunitense. A tre anni rende il 2,81% secondo dati Morningstar (+4,65% a un anno con dati aggiornati a febbraio 2021).

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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