Dal matrimonio tra Fiat Chrysler Automobiles e Renault sarebbe nata la prima casa automobilistica mondiale con una quota di mercato del 15,8%, e alle spalle i tedeschi di Volkswagen (11,13%) e i giapponesi di Toyota (11%), ma qualcosa nelle trattative si è inceppato. Non sembra però tramontato il sogno di questa alleanza che cambierebbe la faccia al mercato globale, e soprattutto europeo, dell’automotive. Ad aprire uno spiraglio è stato il ministro dell’economia e delle finanze francese, Bruno Le Maire, che ha fatto intendere come lo Stato che possiede una quota significativa di Renault è ancora pronto a trattare. Ma c’è un ma, e si chiama Nissan. Per il governo francese la strada di un’alleanza con i giapponesi sarebbe più vantaggiosa soprattutto per vincere la partita dell’auto elettrica che è il vero campo di battaglia su cui si gioca il futuro dei costruttori di veicoli.

I giapponesi di Nissan hanno investito significativamente di più sull’elettrica rispetto a Fiat Crysler che, invece, è in grado di offrire a Renault un unico vantaggio: concedere un passaporto alle piccole auto francesi per il ricco mercato americano dove oggi sono praticamente assenti. Basterà per riaprire la partita italo-francese dell’automotive? Una grossa mano potrebbero darla proprio i giapponesi che sembrano non volersi mettere un francese in casa, ma una spinta la darà anche l’evoluzione del mercato delle auto elettriche che secondo un’indagine di Boston consulting group è un destino ineluttabile, ormai alle porte. Tanto che, dalle scorse settimane Volkswagen ha deciso di accelerare il ritmo della sua trasformazione elettrica: la casa tedesca ha intenzione di lanciare oltre 70 modelli totalmente elettrici nei prossimi otto anni, e l’obiettivo è vendere 22 milioni di auto elettriche entro il 2030, raddoppiando di fatto gli obiettivi che il management si era dato fino allo scorso anno.

L’obiettivo di Volkswagen è verosimile secondo l’analisi di Boston Consulting group, entro il 2030 saranno elettriche circa un quarto di tutte le automobili e dei camion che circoleranno su strada. Ma non solo: una quota tra il 50-60% delle vendite di nuove automobili sarà elettrica. Tanto che per la società di consulenza il mercato dell’elettrificazione dei trasporti può raggiungere un valore compreso tra 3 e 10 miliardi di dollari entro il 2030.
Il futuro però è già qui e vede l’Asia in prima fila rispetto all’Europa, e anche all’America. E’ così, per esempio, nel segmento delle batterie al litio che, di fatto, sostituiscono il motore, con cui questi mezzi si alimentano: i cinesi sono i primi produttori al mondo di batterie al litio con un unico grande concorrente giapponese, la Panasonic, e un unico grande concorrente americano, la Tesla di Elon Musk. E l’Europa? La risposta non è ancora arrivata anche se Francia e Germania hanno messo a punto un piano per dare vita a un consorzio europeo delle batterie al litio, ma il progetto non dovrebbe decollare prima del 2020 con il primo impianto che sorgerà in Francia a cui ne seguirà uno in Germania ma non prima del 2023.

IDEE DI INVESTIMENTO

Non c’è solo il settore automotive ad essere coinvolto nella crescita dei veicoli elettrici. Secondo l’indagine Boston Consulting sono della partita anche le utilities che devono rispondere alle nuove esigenze energetiche e ovviamente il settore della tecnologia che molto concentrato sulle batterie e c’è poi un tema di infrastrutture che vede in primo piano i punti di ricarica. Oltre ai costruttori automobilistici sono interessate a investire sulla mobilità elettrica anche le società del settore petrolio e gas che vogliono guidare la transizione energetica verso formule più sostenibili. «Un mondo alimentato con energia pulita e sostenibile offrirà molte opportunità di investimento nel lungo termine» si legge in un documento redatto da Pictet asset management dal titolo “Partecipare al trend dei veicoli elettrici” che racconta la strategia del fondo tematico Pictet – Clean Energy Classe R Eur. «Stimolare la transizione energetica non solo contribuisce a salvare il nostro pianeta limitando il riscaldamento globale, ma offre anche la prospettiva di solide performance».

Secondo l’analisi di Pictet asset management sono diversi gli ambiti per puntare sul megatrend elettrico che coinvolge trasporti, tecnologia, automotive, industria e servizi di pubblica utilità.

Più in particolare si tratta di:

  • le società industriali che operano in mercati di nicchia, come i produttori dei motori elettrici che sostituiranno i motori a combustione, o i servizi di pubblica utilità che installano le infrastrutture di ricarica delle batterie;
  • i fornitori di sistemi o tecnologie per i produttori automobilistici e che sono connessi all’elettrificazione e alla guida autonoma;
  • i produttori di batterie e loro componenti;
  • le società di semiconduttori che stanno beneficiando enormemente della trasformazione del settore automobilistico, sia per l’elettrificazione che per la guida autonoma.

Per partecipare alla trasformazione verso la mobilità elettrica oltre a puntare sui migliori fondi attenti all’ambiente una buona scelta è puntare su un fondo azionario internazionale che abbia un’esposizione superiore al 4% sul settore automotive (Categoria Morningstar Azionari Globali Large Cap)

I fondi azionari internazionali più investiti nel settore auto

ProdottoPeso % in portafoglio settore automotiveRendimento 1y
Harris Associates Global Eq C/A USD10,51%-6,86%
THEAM Quant-Eq Wld Glb Goals C USD Cap8,81%0,54%
BGF Future of Transport E2 EUR8,42%---
Mistral Value Fund USD P7,56%-2,04%
Mediolanum BB Dynamic Intl Val Opp SA6,52%-6,66%
Consultinvest Global C6,18%-10,28%
Legg Mason CB Glb Equity A USD Dis(A)5,16%-9,94%
EdR Fund Global Value A (EUR)5,14%-8,12%
Baillie Gifford WW L/T Glb Gr B EUR Acc4,86%-2,47%
Symphonia Fortissimo4,57%-4,77%
Dimensional Global Value £ Acc4,53%-2,56%
H2O Multiequities4,33%-0,22%
Fonte: Morningstar Direct. Dati di performance % in euro. E' stata considerata l'esposizione netta ai produttori di auto all'ultima data di portafoglio disponibile. Sono stati esclusi i fondi con aggiornamento del portafoglio inferiore al 31 dicembre 2018.

Scopri gli altri fondi comuni di investimento disponibili sulla piattaforma Online SIM.


Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Chi sale e chi scende: le classifiche dei migliori fondi a maggio 2019

Articolo successivo

INVESTIRE A TEMA

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *