La ripresa c’è ma non si vede, l’inflazione c’è e si intravede. Per le banche centrali prendere una strada decisa verso una nuova stagione di manovre economiche non è così facile. È un autunno di grandi decisioni con la banca centrale americana (FED), impegnata in una fase di grande preoccupazione sull’inflazione. Mentre la Banca Centrale Europea (BCE) è stata tentata da un cambio di rotta da effettuare già entro la fine del 2021.

Niente cambierà, invece. Almeno fino al 2023 i tassi resteranno fermi. L’inflazione si può contenere continuando a sostenere l’economia fino a quando la ripresa post pandemica non sarà abbastanza forte.
La parola d’ordine è: prudenza da qualsiasi parte dell’Oceano Atlantico si guardi.

Vediamo quali sono le ragioni secondo le analisi di Pimco e Pictet Asset Management:

  • Per far ripartire l’economia è stato necessario finanziarla con la conseguenza che i debiti privati e soprattutto pubblici sono aumentati in maniera esponenziale. Le banche centrali non possono non tenerne conto: un rialzo improvviso dei tassi avrebbe un effetto dannoso per i mercati. Questo mettendo in ginocchio le finanze di Governi che hanno messo in atto programmi di rilancio e spese ingenti da qui al 2023.
  • La battaglia contro il virus non è ancora vinta e l’economia seppur in ripresa non gira ancora al 100%. Rivedere troppo velocemente le politiche monetarie sarebbe un errore che i mercati finanziari non perdonerebbero, dato che sono abituati a tassi negativi da quasi un decennio.
  • Decisioni troppo repentine che tolgano fiato alle imprese comprometterebbero la ripresa economia che si basa su cambiamenti industriali importanti. Dalla transizione energetica a quella digitale fino a un cambio di pelle delle aziende di tutti i settori verso modelli di business più sostenibili.

Scopri anche la view di Ersel in questo video.

IDEE DI INVESTIMENTO

Le scelte delle banche centrali hanno un impatto fondamentale sui mercati. Per il momento le condizioni di liquidità a livello globale sono ancora favorevoli alle classi di attività più rischiose – come le azioni e le obbligazioni corporate, per esempio – grazie alla generosità degli istituti centrali. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management la nota negativa è sulle valutazioni: le obbligazioni globali sono diventate costose, in particolare i Treasury USA e le obbligazioni dell’eurozona, le azioni sono ancora più costose.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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