Proprio mentre le città europee sono invase dal bike sharing low cost, la cinese Bluegogo terza in ordine di importanza in questo settore, ha dichiarato fallimento dopo aver bruciato circa 600 milioni di yuan, quasi 120 milioni di dollari. L’azienda di Pechino guidata da Li Gang è stata la prima società di bike sharing a lanciarsi in America, a San Francisco. E prima di chiudere i battenti ha messo sulle strade cinesi ben 700.000 biciclette ed è l’emblema di quella che in Cina è già stata definita la bolla della bici, che sta cominciando a scoppiare.

Uscire dai confini cinesi è stata la priorità per queste start up che hanno saturato subito le strade cinesi. E l’Europa, più dell’America, è il loro primo obiettivo. Non arriverà Bluegogo, ma OBike, Mobike e Ofo sono ormai concorrenti agguerriti della mobilità sostenibile su due ruote a cui i comuni europei come Milano (280 rastrelliere e 4600 bici di BikeMi di cui 1.000 a pedalata assistita) e Parigi (Vélib’ con 1.200 stazioni per 24 mila bici) avevano pensato come servizio pubblico con pagamento a consumo, esattamente come aveva fatto New York con Citibike. La differenza tra il “servizio pubblico” e le start up asiatiche che stanno conquistando le città, anche italiane, sta tutta nel prezzo, davvero low cost, e nella facilità del servizio: la richiesta viaggia su App con Qr code e il parcheggio della la bici si può fare ovunque ci si trovi.

Per le ordinate strade europee è uno choc. Ne sanno qualcosa a Monaco di Baviera dove i cinesi di OBike sono arrivati l’estate scorsa. Fino ad allora il bike sharing a Monaco era un’impresa ordinata: due sistemi concorrenti offrivano un totale di 2.400 bici sparse in 100 punti della città. Poi, a settembre, improvvisamente le strade sono state invase da 7.000 biciclette a noleggio di colore arancione, parcheggiate sui marciapiedi o fuori dalle stazioni della metropolitana e dei grandi parcheggi. Un disordine con cui farà presto i conti Torino dove OBike, la start-up nata a gennaio 2017 a Singapore è pronta a sbarcare. La città della Mole è stata scelta per il debutto italiano con 500 bici inizialmente a cui si aggiungeranno presto quelle verdi sgargianti di GoBee.bike, società di Hong Kong che è partita da Lille e ha scelto Torino e Firenze per il suo arrivo in Italia.

Bike sharing: il parcheggio libero è già un problema per i comuni europei

Con il disordine delle biciclette parcheggiate ovunque ha dovuto già dovuto fare i conti la città di Milano che dall’estate 2017 oltre a BikeMi vede circolare 2.500 bici in acciaio con ruote rosse di Mobike a cui si sono aggiunte le 12.000 di Ofo di color giallo e ruote nere. La stessa sorte è toccata a Firenze dove Mobike ha portato 2.000 biciclette e Ofo che ne ha portate 4.000 e ora ha aperto anche a Varese. Aziende come OBike, con sede a Singapore e le cinesi Ofo e Mobike in Cina, stanno cercando di conquistare le città di tutta Europa e negli Stati Uniti. E per far circolare tutte queste biciclette a basso costo hanno bisogno di finanziamenti, che chiedono direttamente al mercato.

Ofo e Mobike, per esempio, hanno messo in circolazione circa 13 milioni di biciclette in tutto il mondo dopo aver raccolto un totale di 2,3 miliardi di dollari da finanziatori come i giganti cinesi di internet Alibaba e Tencent. Così Mobike è riuscita ad arrivare a Washington, in Italia e nei Paesi Bassi e Ofo in sette aree metropolitane degli Stati Uniti e tre in Gran Bretagna, GoBee in Francia e in Italia e OBike, che già noleggia cicli in una mezza dozzina di paesi in tutta Europa.

L’accoglienza, però, non è sempre delle migliori e qualche città comincia a respingere il servizio dal momento che in Europa le aziende possono entrare sul mercato senza consultare le autorità locali, mentre in America questo non può accadere. Un esempio è Amsterdam che ha ordinato alle società di bike sharing di rimuovere le biciclette dalla città entro il 3 novembre scorso, in attesa di un regolamento ad hoc per circolare in città. E il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo che sta gestendo il delicato passaggio di gestione di Velib’ dal gruppo JcDecaux alla società Smoove di Montpellier, sostituendo oltre 18.000 bici, 1.200 stazioni e migrando 300.000 abbonamenti, vuole affrontare di petto il bike sharing cinese con regole chiare.

Il problema esiste. In Cina le città hanno faticato a gestire il fenomeno delle biciclette condivise. La città cinese centrale di Wuhan, secondo quanto riporta Bloomberg, che ha una popolazione leggermente più grande di quella di New York, ha circa 700.000 biciclette condivise, contro le 10.000 di Citibike e le 24.000 offerte da Vélib a Parigi. Così, mentre mucchi aggrovigliati di biciclette abbandonate sono apparsi sui marciapiedi e nei parchi e nelle piazze, le autorità di Pechino, Shanghai e almeno altre cinque città cinesi hanno impedito agli operatori di aggiungerne altre alle loro flotte. Cosa succederà nelle nostre città?

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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