In gergo tecnico si chiama sell off, ovvero la vendita indiscriminata che colpisce le Borse e genera il panico. Era da tempo che il mercato azionario globale non riprovava questa sensazione. L’ultima volta che il panico si è impossessato dei listini è stato ad agosto del 2015 quando la Cina fece tremare gli analisti che temevano un crollo imminente dei mercati. Da allora in poi i listini globali non si sono più fermati. Fino a venerdì 2 febbraio quando Wall Street ha cominciato a scendere con un calo del 2,5% investita da un’ondata di vendite che sono proseguite con maggiore forza il 5 febbraio con il Dow Jones che ha perso il 4,62%, il maggior calo dal 2011 e della sua storia in una sola giornata; lo S&P 500 ha perso il 4,10, e anche in questo caso è il maggior calo dal 2011 e il Nasdaq ha ceduto il 3,78%, con una correzione al ribasso che non si vedeva da giugno 2016.

Correzione fisiologica o inversione del trend rialzista? «Le tempistiche e modalità del movimento al ribasso indicano con poco margine di dubbio che a generarlo siano stati operatori intelligenti ma non pensanti», secondo un report dell’Ufficio Studi di Marzotto Sim. «I sistemi di trading che utilizzano calcoli algoritmici per seguire trend sono molto differenti tra loro. Bisognerà capire se questi lupi sono affamati, se non lo sono, e noi non siamo pecore, basterà non scappare e mostrare che non si ha paura. Se gli indici americani manterranno i livelli attuali ci aspettiamo un rimbalzo con l’obiettivo di ritornare ai livelli pre storno per la fine del mese».

Al di là della monetizzazioni di profitti dopo una lunga ascesa dei mercati, c’è senza dubbio qualcosa che ha spaventato i mercati e si chiama inflazione. La prova? A dare il calci di inizio al sell off è stato il dato sull’aumento dei salari medi dei lavoratori americani che è molto superiore alle attese degli analisti e che potrebbe portare a due conseguenze che non piacciono al mercato: un rialzo generalizzato dei prezzi; il cambio della politica della FED, dove a fine febbraio è atteso il cambio della guardia alla presidenza con l’arrivo di Jerome Powell, che potrebbe alzare più rapidamente i tassi. «È importante ricordare che era solo una questione di tempo prima che si verificasse questo tipo di correzione. I mercati finanziari sono stati per troppo tempo estremamente silenziosi e questo non poteva durare per sempre», ha detto Andrew Milligan, Head of Global Strategy di Aberdeen Standard Investments. «Ora stiamo assistendo a una presa di profitto trainata da valutazioni tirate e dai timori circa l’aumento dell’inflazione che sta prendendo piede negli Stati Uniti e altrove».

La domanda a cui nessuno è in grado di dare una risposta decisiva è: dove e quando cesserà la correzione di mercato? Una risposta parziale si può trovare negli utili delle aziende dove non c’è alcuna tensione. Circa la metà delle grandi aziende quotate sullo S&P 500 ha già annunciato i risultati del quarto trimestre 2017 e l’80%, ha superato le aspettative degli analisti. «Gli investitori dovrebbero essere rassicurati nei prossimi giorni e settimane dalla forza dei profitti societari, dai dividendi e dai riacquisti di azioni che gli elevati livelli di liquidità aziendale consentono. L’inflazione è probabilmente destinata a salire nei prossimi mesi, ma non ad aumentare rapidamente», ha aggiunto Andrew Milligan, Head of Global Strategy di Aberdeen Standard Investments. «Se gli investitori riusciranno ad adattarsi a questo scenario, allora potrebbe essere possibile arginare il sell-off e innescare un rimbalzo. La cosa peggiore che si possa fare adesso è reagire impulsivamente».

Se si guarda alla zona euro, dove le borse hanno subito il contagio americano e sono scese ai minimi da agosto 2017, una risposta al quando finirà la discesa è arrivata in parte dalle parole di Mario Draghi che ha rassicurato sulla crescita dell’area euro che è oltre le attese e sopra il potenziale e, nonostante l’inflazione si stia avvicinando all’obiettivo, i tassi resteranno all’attuale livello ancora a lungo, e certamente oltre la fine del Quantitative Easing (QE). Questo, in parte, ha tranquillizzato gli investitori che temono che un ritorno dell‘inflazione possa spingere le banche centrali a inasprire la loro politica monetaria più in fretta di quanto atteso.

Non c’è dubbio che l’emotività sia al centro del mercato in questo momento e che per chi investe sia più facile sbagliare. Il sell off è di tutti in questa fase da Wall Street alle Borse asiatiche, con tutti i listini in calo di oltre 4% e il timore che le manovre dell Banche centrali possano indebolire ulteriormente il mercato obbligazionario. «La buona notizia è che non credo che questa sia la grande correzione del mercato che stiamo anticipando da tempo», ha detto Eoin Murray, Responsabile degli investimenti , Hermes Investment Management. «Lo scenario conferma un’economia forte, con fondamentali aziendali decenti, e dopo un periodo di una o due settimane prevediamo che i mercati si stabilizzeranno, anche se saranno meno spumeggianti». La cattiva notizia? Secondo il gestore di Hermes bisogna puntare l’orologio dei mercati al 2019 quando una tempesta perfetta fatta di rialzo dei tassi, politiche delle banche centrali e impresa dell’inflazione determineranno una correzione del mercato molto più ampia di quella attuale. Come dire, i mercati sono in calo, ma non fuori gioco. Non ancora, almeno. «Il contesto di investimento 2018 è significamente cambiato ma ci sono diverse strategie che possono essere adottate per fronteggiare questo andamento», ha detto Dave Lafferty, Global Chief Strategist and Esty Dwek Roditi, Investment Specialist at Natixis Investment Managers. «Ma non pensiamo che il mercato Toro sia finito perché la profittabilità delle aziende è ancora intatta e l’economia non dà segni di cedimento».

IDEE DI INVESTIMENTO

Quando ci sono correzioni di mercato improvvise, i cosiddetti choc di Borsa, gli investitori subiscono quello che la finanza comportamentale, la ricerca scientifica nell’ambito della psicologia cognitiva alla comprensione delle decisioni economiche, ha definito “morso del serpente”. Questa esperienza dolorosa fa parte del vissuto di un investitore su due e fa compiere scelte sbagliate.
La tendenza a vendere si accentua durante periodi di crisi e di mancanza di fiducia di ciò che può accadere sul mercato, soprattutto azionario. La cosa migliore in queste situazioni è però la calma:

  • In fasi di choc di mercato meglio lasciare stare il portafoglio, perché la paura di perdite può determinare scelte disastrose.
  • Invece di muovere il portafoglio è corretto in queste fasi considerare meglio le posizioni più importanti del portafoglio e poi scendere alle più piccole, concentrandosi sui fondamentali del vostro portafoglio, invece di guardare solo i rendimenti.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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