L’annuncio di un accordo fra Unione Europea e Gran Bretagna sui termini della Brexit è «positivo ma restano numerose difficoltà e il processo della Brexit continuerà ancora per diverso tempo». Il giudizio dell’agenzia di rating Moody’s sull’intesa siglata il 14 novembre 2018, è la fotografia dello scenario che attende l’Europa nei prossimi mesi. Perché, sottolinea Moody’s, il passo che è stato compiuto è sicuramente positivo, ma è ben lontano dal mettere fine al percorso Brexit. E il processo verso la fine della Brexit già oggi fa traballare le Borse europee che risentono di questa continua incertezza sull’esito dell’accordo. Il risultato? L’ottobre rosso dei mercati è proseguito anche nel mese di novembre 2018, che ha portato i rendimenti delle piazze europee su livelli di dicembre 2016. A Wall Street non va meglio. Oltre ai timori sui tecnologici che hanno portato i grandi gestori a giocare in difesa scegliendo il settore salute come rifugio, ci sono i timori di una frenata economica globale che possa coinvolgere gli Stati Uniti, già alle prese con una guerra commerciale con la Cina.

Lo scenario di fine 2018 parla di volatilità in aumento e Brexit è un tema chiave. Per il Fondo Monetario Internazionale (FMI) a perdere di più sarà proprio l’economia inglese in uno scenario in cui i rapporti commerciali fra Gran Bretagna e Unione europea sono governati dalle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Secondo FMI, la stima in questo caso è di un calo dell’economia inglese tra il 5 e l’8%, prevedendo per la Gran Bretagna un PIL in crescita dell’1,4% nel 2018 e dell’1,5% nel 2019. Dopo la bozza d’intesa sul divorzio concordato dall’Ue definita con Bruxelles dopo due anni di negoziati, la situazione è ancora tutta da mettere in sicurezza, evitando una rottura traumatica con i 27 Paesi dell’Unione europea che sono chiamati adesso a loro volta a sancire la svolta con una ratifica attesa entro il 29 marzo 2019. Ecco la roadmap per l’intesa:

  • 25 novembre 2018 – E’ atteso il summit straordinario dell’Unione europea per la certificazione politica del patto di divorzio consensuale tra Unione europea e Regno Unito. Si tratta di un appuntamento cruciale per il via libera all’accordo del 14 novembre 2018.
  • 29 marzo 2019 – La data entro cui devono essere portate a termine le procedure di ratifica da parte dei 27 Paesi dell’Unione europea, da parte delle istituzioni Ue e, soprattutto da parte del Parlamento britannico, dove i numeri non sono affatto scontati. Nello stesso giorno scatta la Brexit e ha inizio il periodo transitorio di 21 mesi dove Londra continuerà ad applicare le regole Ue ma non avrà più potere decisionale, e si avviano i negoziati per gli accordi commerciali tra Gran Bretagna e gli altri Paesi.
  • 31 dicembre 2020 – Fine del periodo transitorio – ma potrebbero essere decisi tempi supplementari non ancora definiti adesso – e cessa l’applicazione del diritto Ue in Gran Bretagna.
  • 1 gennaio 2021 – La Gran Bretagna deve diventare a tutti gli effetti un Paese terzo rispetto all’Unione europea.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per i gestori, Brexit è al momento studiata secondo le statistiche di probabilità sull’esito dell’accordo. Per il team Research, Strategy and Analysis di Amundi, c’è il 70% di probabilità che si verifichi uno scenario di accordo in cui il Regno Unito entrerà in un periodo di transizione almeno fino alla fine del 2020. «Questa probabilità comprende percorsi diversi e molto accidentati inframmezzati da tattiche allarmiste, nuove trattative, crisi politiche, nuove elezioni e una breve estensione delle scadenze, ma comunque con un accordo alla fine» avvertono da Amundi. «E la probabilità di una Brexit senza accordo rimane del 20%, ben sapendo che le misure di tamponamento probabilmente impediranno comunque di finire in un quadro commerciale regolamentato unicamente dalle norme dell’OCM, mentre la probabilità di un secondo referendum dopo nuove elezioni e la vittoria dei partiti dell’opposizione continua è del 10%».
Tra gli asset più colpiti dalla Brexit c’è sicuramente la sterlina e in particolare il tasso di cambio con il Dollaro con un aumento della volatilità perché ci sono aspettative al ribasso sulle esportazioni e sui flussi finanziari esteri. «Le turbolenze della Brexit sono tali anche da mantenere l’euro al limite massimo» ha sottolineato Esty Dwek, Senior Market Strategist, Natixis Investment Managers. «Qualsiasi segnale di miglioramento o compromesso sarebbe visto come un elemento positivo per le attività europee in corso nel 2019». E per Chris Kinder, gestore azionario UK di Columbia Threadneedle Investments, le valutazioni del mercato azionario britannico sono state influenzate dall’elevato grado di incertezza che circonda la Brexit da un po ‘di tempo.

Per i gestori la costruzione di un buon portafoglio diversificato in attesa della fine di Brexit attesa nel 2021 passa da queste variabili:

  • Ridurre l’esposizione del portafoglio verso la sterlina e se si scelgono aziende inglesi concentrarsi su quelle che hanno un potenziale di crescita a livello mondiale;
  • Concentrarsi sui fondamentali delle aziende invece che sul flusso di notizie macroeconomiche e geopolitiche;
  • Mantenere una posizione neutrale sul mercato europeo, in attesa della ratifica dell’accordo.

Eventi come la Brexit sono una buona occasione per fare un check-up al portafoglio e bilanciare i pesi della componente valutaria, azionaria e obbligazionaria.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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