Mentre il contagio da Covid-19 sembra attenuarsi in Europa ma continua ad essere forte in diverse parti del mondo, come America e Brasile, i singoli Paesi cominciano a rendersi conto che la pianificazione delle azioni sul clima non possono seguire il copione del passato.

Secondo un’analisi del World Economic Forum (WEF) sta emergendo la necessità di aumentare gli investimenti per prepararsi a far fronte alle catastrofi in un’ottica almeno decennale. La ragione? Nell’anno del Covid-19 i fenomeni naturali imprevedibili sono stati molti: dai cicloni nell’Asia meridionale e nel Pacifico, agli sciami di locuste nell’Africa orientale, la necessità di prepararsi a un mondo di choc inaspettati è diventata più chiara che mai. Si prevede che epidemie, inondazioni, tempeste, siccità e incendi diventeranno più frequenti e gravi, colpendo ogni anno centinaia di milioni di persone.

La pandemia da Covid-19 è, quindi, solo un campanello d’allarme globale e dimostrano, secondo il WEF, che si devono intensificare gli investimenti nella preparazione, invece di aspettare che la prossima crisi colpisca. Pianificazione è, dunque, la parola d’ordine insieme con resilienza legata al climate change.


Ma sulla base di quali scenari? E quali possono essere le azioni concrete?

Secondo la ricerca della Global Commission on Adaptation per esempio, mostra che il rapporto costo/beneficio per gli investimenti in adattamento climatico vanno da 2:1 a 10:1 a seconda della tempistica in cui vengono attuati e dimostra che la pianificazione è la chiave di volta.

Costruire un progetto di resilienza climatica da qui al 2030 potrebbe costare da 140 a 300 miliardi di dollari all’anno a cui si devono aggiungere almeno 3,5 miliardi di dollari all’anno che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sono necessari per fronteggiare l’attuale pandemia.

I costi sono per la maggior parte a carico dei singoli Paesi con le aziende che però possono fare la loro parte per mitigare i danni climatici. Secondo l’analisi del WEF una delle cose più importanti che i governi possono fare oggi è investire in un sistema che migliori la raccolta e l’analisi dei dati sui rischi di catastrofi che i loro Paesi affrontano. Il semplice preavviso di 24 ore sull’arrivo di una tempesta o la prescienza di un’ondata di caldo incombente può ridurre l’impatto negativo del 30%. Tanto che, secondo i calcoli del WEF, basterebbe un investimento di circa 800 milioni di dollari in sistemi di allarme rapido nei Paesi in via di sviluppo, per esempio, per risparmiare da 3 a 16 miliardi all’anno di danni catastrofici. Le stime sui possibili danni climatici previsti da qui al 2100 è di circa 69 mila miliardi di dollari se la temperatura del Pianeta non sarà contenuta entro i 2° centigradi. Ridurre l’impatto del 30% all’anno è per il WEF l’obiettivo minimo.

IDEE DI INVESTIMENTO

Le nuove politiche per il climate change post Covid-19 sono un megatrend di investimento sostenibile su cui i gestori globali puntano con convinzione nella costruzione dei portafogli.

Secondo un’analisi di Amundi sono tre gli scenari principali in cui ci si muove

  • Lo scenario positivo, che presuppone uno slancio green.
    In questo caso i rischi legati al cambiamento climatico sono più gestibili grazie a una transizione tempestiva e chiara verso modelli a basse emissioni di carbonio, insieme a una stabilità globale del clima e a economie resilienti.
  • Lo scenario negativo, che implica un tracollo delle politiche ambientali.
    Così i rischi legati al cambiamento climatico diventano quasi ingestibili man mano che le economie attuano brusche decisioni politiche e la crisi globale destabilizza la situazione.
  • Lo scenario dello status quo.
    In questo caso, seconda delle regioni, dei paesi e dei settori, i divari e i progressi delle politiche per il clima divergeranno e aggraveranno l’impatto di un contesto globale instabile.

In ogni caso, la scossa da Covid-19 ha prodotto un risultato: è probabile che il trend degli investimenti sostenibili si rafforzi.

Secondo l’analisi di Amundi, i mercati valuteranno ulteriormente un premio “green”, poiché il forte sostegno politico rafforzerà la crescita a lungo termine e il profilo di qualità delle attività e accanto alla E di ambiente dei criteri ESG diventa sempre più forte la S di sociale quando si parla di clima.

Secondo l’analisi di Pictet asset management, la pandemia ha accelerato i trend secolari già in atto e tra questi c’è sicuramente l’energia pulita per dare una mano al Pianeta. In particolare, le prospettive di crescita nel lungo periodo delle nuove energie possono beneficiare della transizione energetica in Europa – come dimostrato dal recente annuncio di un Green Deal europeo che dovrebbe rendere l’Europa il primo continente a zero emissioni di carbonio entro il 2050 – dall’elettrificazione ancora maggiore di trasporti, edilizia e settore manifatturiero mentre eolico e solare saranno le principali fonti di energia entro il 2030.

Per investire sulla transizione energetica che aiuta il Pianeta ci sono fondi azionari specializzati che investono in maniera globale sulle fonti rinnovabili (Categoria Morningstar Azionari Energia Alternative)

La Top 5 dei fondi azionari energie alternative

ProdottoRendimento 1yRendimento 3y
Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B18,16%13,59%
Pictet - Clean Energy Classe R Usd17,85%8,44%
Pictet - Clean Energy Classe R Eur17,42%8,30%
BGF Sustainable Energy Fund Class E2 EUR12,65%6,79%
BlackRock Global Funds -Sustainable Energy Fund C2 USD11,81%6,02%
Nella tabella i migliori fondi azionari che investono a livello globale sulla transizione energetica del Pianeta ordinati per rendimento a un anno. Dati in euro aggiornati a luglio 2020. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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