Il sistema bancario centrale è in via di estinzione ed è inevitabile che la Moderna teoria monetaria (MMT) sia il futuro prossimo, e in qualche caso già il presente, dell’economia globale. Il pensiero dell’investitore miliardario Ray Dalio, Co-Chief Investment Officer & Co-Chairman of Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo, in un lungo post pubblicato sul suo profilo LinkedIn ha alimentato il dibattito che ha ripreso vigore dopo l’ultima riunione della Banca Centrale Americana (FED). Nella schiera dei sostenitori di una MMT nel nuovo millennio è entrato anche il Financial Times con un lungo articolo sul blog Alphaville, mentre dalla parte dei critici ci sono pesi massimi della finanza come Warren Buffett e soprattutto dal presidente della FED, Jerome Powell.

Per capire come la MMT sia divisiva basta comprendere cosa c’è dietro questa dottrina nata alla metà del 900 dalle intuizioni dell’economista inglese Abba Lerner che coniò il termine “finanza funzionale” come evoluzione dell’idea della teoria statale della moneta dell’economista tedesco Georg Friedrich Knapp, nota anche come Cartalismo e datata 1905.
La MMT dice cose semplici ma dirompenti allo stesso tempo:

  • i governi devono gestire autonomamente le loro economie attraverso la spesa e le tasse, invece di affidarsi alle banche centrali e ai tassi di interesse. Se guardiamo a quanto accaduto negli ultimi 10 anni, dopo il crollo dei mercati del 2007, è una piroetta a 360 gradi. Ma non solo.
  • propone anche una sorta di sanatoria per il deficit dello Stato. Secondo la dottrina della Moderna politica monetaria, infatti, per Paesi come gli Stati Uniti, che hanno una propria valuta, non dovrebbe esistere un livello insostenibile di debito pubblico. Questo significa che non dovrebbe esistere un livello oltre il quale un Paese inizia crollare e a non essere appetibile per i mercati, sia che il livello del debito arrivi al 90% o al 200% del Prodotto interno lordo (PIL).

Verrebbe da dire che con la MMT vale tutto, o quasi. Perché, in qualunque momento un governo potrebbe appropriarsi delle risorse che ritiene necessarie per finanziare le sue politiche domestiche, indipendentemente dalle entrate, a un solo patto: contenere l’inflazione. Per Dalio questo significa produrre un benessere economico per la maggior parte delle persone quando la politica monetaria non funziona, per Buffett significa lanciare un treno a 100 all’ora contro un muro. Se si guarda alla storia economica degli ultimi quarant’anni e a quella che possiamo definire l’era del dominio delle banche centrali, non c’è dubbio che si sia prodotta una disuguaglianza di reddito e di ricchezza nella maggior parte delle nazioni sviluppate e questo dà ragione a Dalio. Ma non c’è dubbio, anche, che senza un’attenta politica monetaria il sistema non avrebbe potuto uscire agevolmente dalla crisi finanziaria del 2007.

Per questo un investitore attento come Dalio non sottovaluta i rischi della MMT. Il primo e il più grande deriva dal mettere il potere di creare e allocare denaro, credito e spesa nelle mani di responsabili politici eletti dal popolo. E propone una soluzione: il sistema dovrebbe essere progettato in modo tale che il processo decisionale sia nelle mani di persone sagge, non politicamente motivate e altamente qualificate. Ma non immagina come possa essere costruito il sistema per raggiungere questo obiettivo. Il dibattito è destinato a durare a lungo.

IDEE DI INVESTIMENTO

LA MMT è anche dietro al braccio di ferro tra Donald Trump e la FED sulla politica monetaria. Il presidente americano vorrebbe le mani libere per aumentare il deficit e la MMT non dispiace anche ai democratici che, in vista delle presidenziali del novembre 2020, stanno pensando di usare questa teoria a sostegno delle politiche per il lavoro. Fuori dai confini americani, il Giappone è secondo molti analisti l’esempio di MMT del nuovo millennio, con un numero crescente di economisti che segnalano il rischio di recessione nel Paese guidato da Shinzo Abe dove l’uso della politica fiscale per sostenere la crescita alimenta il dibattito.

In una fase di mercato come questa è bene riconsiderare la propria asset allocation sempre in coerenza con gli obiettivi e la durata dell’investimento.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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