C’è una guerra silenziosa che si sta combattendo tra Nord e Sud Europa per decidere quale sarà il futuro dell’euro e della Banca centrale europea (BCE). Il nodo del contendere è la scelta del successore alla poltrona del governatore Mario Draghi che deve lasciare la guida della BCE a ottobre 2019. Il prossimo presidente dovrà bilanciare le richieste di nazioni come la Germania che vogliono porre fine agli stimoli dell’era della crisi il prima possibile, e quelli come l’Italia che potrebbe soffrire di più dalla mancanza di un sostegno monetario.

Da alcune settimane Bloomberg sta sondando gli economisti sui potenziali successori e tra i nomi più gettonati ci sono tre francesi: François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia; Benoît Cœuré, membro del consiglio esecutivo della BCE, e Christine Lagarde, amministratore delegato del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Si tratta di nomi noti e pesanti che però potrebbero essere scartati in dirittura d’arrivo anche perché l’ultima presidenza francese è stata troppo recente e lunga (Jean-Claude Trichet dal 2003 al 2011). Tanto che, si sta facendo avanti un outsider che potrebbe mettere d’accordo le due anime dell’area euro: Erkki Liikanen, ex governatore della banca centrale finlandese, che potrebbe essere un candidato di compromesso in vista della fine del quantitative easing (QE).

Liikanen ha guadagnato terreno dopo che la Germania ha deciso di non spingere il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Maratoneta e sciatore di fondo, ha quasi 69 anni e sarebbe il più vecchio di tutti i presidenti che sono succeduti fin qui sulla poltrona di governatore della BCE. Ma è proprio la sua esperienza all’interno della BCE la sua migliore caratteristica: è stato nel Consiglio direttivo della BCE dal 2004 fino alla fine del suo mandato, nel luglio 2018. Ma alcuni economisti sentiti da Bloomberg non credono al passo indietro della Germania e temono un colpo di scena finale per mano di Angela Merkel. I giochi, dunque, sono ancora aperti e i Paesi favoriti sono Francia, Germania e Finlandia.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il cambio della guardia alla guida della BCE coincide con la fine della lunga stagione degli stimoli monetari che hanno sostenuto l’economia europea. L’addio al quantitative easing (QE), in realtà, è atteso a dicembre 2018, un anno prima della scadenza del mandato Draghi, ma sarà un processo lungo che va gestito anche dal successore. Posto che i tassi rimarranno fermi ai minimi record almeno fino all’estate del 2019, e in ogni caso finché sarà necessario, sarà un passaggio morbido secondo l’analisi di Adrian Hilton, Responsabile Global Rates and Currency presso Columbia Threadneedle Investments che ipotizza un graduale rialzo dei tassi solo se l’economia dell’area euro continuasse a crescere e l’inflazione rialzasse la testa.

I fondi azionari Europa che da inizio 2018 hanno resistito meglio alla correzione e alla volatilità sono quelli che hanno uno stile di gestione growth (Categoria Morningstar: Azionari Europa Large Cap Growth).

Gli azionari Europa che hanno resistito meglio alla volatilità

ProdottoRendimento YTDRendimento 3y
Parvest Flexible Equity Europe Privilege-Capitalisation12,98%4,09%
Jupiter Global Fund - Jupiter European Growth Class D EUR Acc12,06%9,69%
Seilern Stryx Europa EUR U R (Founders)10,91%5,24%
Fidelity European Dynamic Growth Classe E (acc)10,20%---
Comgest Growth Europe EUR I Dis10,11%9,44%
Threadneedle (lux) Pan European Equities Classe De6,75%2,91%
Man GLG Pan-European Equity Growth Class DF C EUR6,70%---
Echiquier Major6,64%5,85%
Candriam Equities L Europe Innovation Classe C5,93%10,13%
BL-Equities Europe AM EUR Inc4,98%---
Nella tabella, i migliori azionari Europa large cap con stile growth ordinati per rendimento da gennaio a settembre 2018. Fonte: Morningstar. Dati in euro.

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Note

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