Il 15 settembre 2018 è stato il decimo anniversario del fallimento di Lehman Brothers, che allora era la quarta più grande banca di investimenti negli Stati Uniti. Fu un momento decisivo che spinse l’economia americana verso una Grande Recessione e nella peggiore crisi economica dagli anni ’30. La buona notizia è che il sistema finanziario è sopravvissuto a Lehman Brothers. La cattiva notizia è che, secondo gli analisti, potrebbe succedere di nuovo. La ragione? L’attuale orientamento della politica economica americana è cambiato.

Dopo anni in cui il Governo americano ha messo in campo tutte le iniziative possibili per stabilizzare i mercati finanziari e invertire la rotta, la ripresa economica che si avvicina al decimo anno è adesso minacciata da venti contrari. Secondo il consensus degli analisti di Bloomberg, sono tre le aree chiave: la deregolamentazione del settore finanziario, l’incertezza sulla politica della Federal Reserve ― la banca centrale americana che governa i tassi di interesse ― e l’attrito tra Wall Street e la presidenza di Donald Trump che vuole cambiare le regole.

America oppure Europa: dove si trova la prossima crisi?

Il rally di Wall Street sta per finire? Secondo Marko Kolanovic, a capo del team di quantitative strategist di JP Morgan Morgan Chase, che ha dedicato un report all’anniversario dei dieci anni da Lehman e alla crisi del 2008, siamo vicini a un nuovo choc finanziario che partirà dalla mancanza di liquidità sul mercato che Kolanovic definisce: “Great Liquidity Crisis”. La ragione? Lo smantellamento delle misure messe in atto per fermare la crisi del 2008. Al centro ci saranno ancora una volta le Banche centrali, la quali avranno un ruolo da protagoniste e ne determineranno il timing. Per JP Morgan l’anno zero sarà il 2020 e l’America e le sue banche il centro della crisi.

Eppure, allo stato attuale l’economia degli Stati Uniti appare forte, con un basso tasso di disoccupazione che si aggira attorno al 4% e una crescita continua del PIL che ha superato il 4% per la quarta volta negli ultimi sette anni. In effetti, la ripresa che è stata compiuta dal profondo della Grande Recessione è stata a dir poco miracolosa. Tanto che Kolanovic si è affrettato a precisare che lo scenario descritto nel suo report non vuol essere una previsione, ma un avvertimento sui rischi di mercato che sono in aumento.

E se invece l’America continuasse a correre e fosse l’Europa il centro della prossima crisi? A pensarlo è Andrew Fraser, Head of Financial Credit Research di Aberdeen Standard Investments, che nel report a commento dell’anniversario di Lehman Brothers punta il dito sul cosiddetto doom loop”, ossia lo stretto legame tra banche e i titoli di stato nazionali e ipotizza che l’Europa potrebbe essere la culla della prossima crisi finanziaria. La soluzione? Rompere il legame tra banche e titoli sovrani. Ma tutti i tentativi fatti finora sono falliti più a causa di differenze politiche che a causa di problemi pratici. E anche il questo caso è il 2020 l’anno zero.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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