Per chi è stato bambino negli anni 80 del secolo scorso, il nome Vega richiama subito alla memoria il mostro nemico giurato di Goldrake, l’ufo robot che difendeva la Terra combattendo nello spazio. Per i bambini di oggi Vega è il nome del razzo europeo, costruito in Italia, che è stato lanciato a inizio settembre 2020 nello spazio e ha aperto la strada a una nuova fase della space economy, più commerciale e meno fantascientifica. Vega ha messo in orbita a quote diverse 53 tra nano, micro e mini satelliti per conto di 21 clienti di 13 Paesi. Ogni satellite ha un obiettivo diverso: dalla semplice osservazione della Terra alle telecomunicazioni, fino alla scienza e all’istruzione. Per l’Agenzia spaziale Europea (ESA), a cui fa capo il progetto Vega, è l’inizio di una dimensione commerciale dell’industria dello spazio che arriverà in un futuro non troppo remoto al trasporto di persone a prezzi contenuti.

Il lancio di Vega è arrivato pochi giorni prima di una scoperta che ha riacceso la possibilità di trovare un altro Pianeta abitabile nel sistema solare diverso dalla Terra. Sull’orbita di Venere, un pianeta che fino ad oggi è stato sempre considerato inospitale, alcuni scienziati di Cardiff e del MIT di Boston hanno rilevato tracce di fosfina che è composta da fosforo e idrogeno e sulla Terra esiste solo perché prodotta dall’uomo, anche sotto forma di produzioni industriali. Chi la immette nell’atmosfera di Venere? Nessuno, per ora, sa rispondere a questa domanda, ma l’ipotesi più accreditata è che dei microbi abbiano trovato il modo di sopravvivere intorno a Venere, non si sa come e quale possa essere la loro evoluzione.

L’ipotesi che qualche forma di vita possa esserci su Venere, un pianeta molto simile alla Terra a differenza di Marte, affascina gli scienziati anche se nessuno, nemmeno un satellite, è mai riuscito a sbarcare su Venere perché al suolo la temperatura supera i 400 gradi e niente può resistere a un tale caldo. Di sicuro c’è che la National Aeronautics and Space Administration (NASA), l’agenzia governativa civile responsabile del programma spaziale e della ricerca aerospaziale degli Stati Uniti, ha deciso di riprendere in mano i progetti di esplorazione di Venere per cercare di dare delle risposte.

La scoperta di tracce di vita anche se microbica su Venere ha rimesso in moto le ambizioni, in realtà mai sopite, di Elon Musk di colonizzare Marte. Il fondatore di Tesla e Space X pensa di insediare la prima colonia umana sul Pianeta Rosso entro il 2024 e cerca volontari che si immolino alla scienza. Secondo il progetto di Musk, infatti, i primi coloni di Marte staccheranno un biglietto di sola andata, come in un Grande Fratello spaziale la loro vita sarà studiata dalla scienza fino alla loro morte. Quanto possa durare la vita dei coloni su Marte non è dato sapere, perché è proprio sulla loro pelle che lo scopriremo grazie all’uso di tecnologie sofisticate. Nella mente di Musk questo è solo l’inizio di un sistema che, entro il 2050, vedrà la costruzione di basi abitate su Marte, che saranno rifornite da astronavi in maniera periodica. Il sogno di Musk ricorda, in qualche passaggio, il cartone animato Goldrake che appassionava i bambini del secolo scorso e che, oggi, potrebbero diventare coloni del Pianeta Rosso.

IDEE DI INVESTIMENTO

C’è anche la space economy e, in particolare, la filiera aerospaziale, tra i progetti che rientrano nei finanziamenti concessi dal piano Next Generation Eu e alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, intendono spingere su questo settore che, secondo i calcoli di Morgan Stanley Research, vale 350 miliardi di dollari e può crescere fino a 1.700 miliardi di dollari a livello globale entro il 2040. Il business dei satelliti è centrale per la space economy e, secondo un’analisi di Bloomberg, i lanci potrebbero aumentare del 30% nei prossimi 3 anni per aumentare la banda larga sempre più necessaria a compagnie aeree, società di telefonia, produttori di elettronica e case automobilistiche. La pandemia non ha frenato la voglia di spazio e, anzi, ne ha esaltato l’aspetto sostenibile: grazie ai satelliti, infatti, è possibile monitorare la sicurezza alimentare (agricoltura, pesca), facilitare l’accesso a Internet in zone oggi difficilmente raggiungibili, misurare la quantità di risorse vitali necessarie e la loro scarsità (acqua).

Per investire sulla space economy ci sono fondi azionari specializzati in tecnologia che dedicano parte del portafoglio a questo trend (Categoria Morningstar Azionari Settore Tecnologia).

La Top 5 dei fondi che investono in tecnologia

ProdottoRendimento 1yRendimento YTD
BGF World Technology Fund Classe E245,04%36,37%
JPM US Technology A (dist) USD38,52%32,90%
Jpm Us Technology D (acc) - Usd37,10%31,90%
Polar Capital Funds PLC - Polar Capital Global Technology Fund Income (EUR)37,10%26,73%
Franklin Technology Fund A (acc) EUR36,23%28,67%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulla tecnologia ordinati per rendimento da a un anno. Dati in euro aggiornati a settembre 2020. Fonte: Morningstar.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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