Nella scelta delle obbligazioni sovrane da mettere in portafoglio diventa sempre più importante misurare il grado di engagement dei singoli Paesi riguardo ai fattori ESG (Enviromental, Social, Governance). La ragione è semplice, secondo un’analisi di Lupin Rahman, Head of EM Sovereign Credit di Pimco: quando si guarda al debito sovrano bisogna avere un atteggiamento proattivo per individuare e valutare i rischi latenti ESG ed essere pronti a rivedere costantemente i giudizi sul rischio di credito e sugli investimenti. Non adottare questo atteggiamento, secondo Pimco, significa trascurare i rischi di portafoglio rilevanti nel lungo termine e perdere importanti opportunità d’investimento.

Ma non c’è solo questo. Un Paese che è fortemente proiettato verso la sostenibilità affronta meglio le crisi, di ogni genere. A svelarlo è la classifica dei Paesi virtuosi in tema di ESG che Robeco rilascia ogni due anni analizzando 150 Paesi. Nell’edizione 2020 in testa alla classifica ci sono ancora una volta i Paesi nordici (Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda) che, non a caso, sono anche quelli che hanno affrontato meglio la pandemia da coronavirus.

Secondo l’analisi di Robeco, la pandemia ha reso evidente come lo scoppio di un rischio regionale possa rapidamente trasformarsi in una crisi globale con gravi conseguenze umanitarie, economiche, finanziarie e politiche; inoltre se un Paese non è solido paga il doppio. I Paesi con punteggi ESG elevati hanno retto meglio all’impatto del virus a differenza degli Stati fanalino di coda della classifica Robeco (Yemen, Repubblica Centrafricana, Ciad, Sudan e Gibuti) dove la pandemia ha fatto da acceleratore ai conflitti interni.

Fa una bella figura l’Europa che piazza 10 Paesi nei primi 20 – l’Italia si piazza oltre la ventesima posizione – mentre gli Stati Uniti restano bloccati alla ventesima posizione, come nell’edizione 2018 della classifica, e sono in discesa su tutti gli indicatori proprio a causa del virus. In calo anche il Brasile a causa dei grandi incendi della foresta amazzonica, mentre le due sorprese in positivo sono Argentina e Arabia Saudita che hanno spinto su energie rinnovabili e diritti delle donne.

Rischio ambientale, invecchiamento della popolazione, rischio politico sono solo alcune delle variabili su cui si basa la classifica ESG dei Paesi che tiene conto di una quarantina di indicatori riferiti alla dimensione ambientale (E) che ha un peso del 20%, sociale (S) che vale il 30% e di governance (G) che pesa il 50%.

La svolta ESG delle emissioni statali attraverso green bond è cominciata oltre dieci anni fa. Alcuni punti chiave:

  • Nel 2007 sono arrivate le prime emissioni della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per sensibilizzare il mercato sul tema del cambiamento climatico.
  • Nel 2019 sono stati emessi circa 257 miliardi di green bond, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente, secondo la Climate Bonds Initiative, che prevede l’immissione sul mercato di altri 350 miliardi di dollari nel 2020.
  • Stati Uniti e Europa dominano il mercato: l’Europa rappresenta il 45% delle emissioni globali nel 2019. In crescita il mercato cinese che nel 2019 ha emesso circa 30 miliardi di dollari di green bond.
  • Il segmento dei green bond rappresenta ancora una piccola nicchia sul totale delle emissioni obbligazionarie globali che valgono oltre 100.000 miliardi di dollari.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il piano di salvataggio dell’Unione Europea – oltre il 30% del Recovery Plan da 750 miliardi di euro lanciato dall’Unione Europea è stato destinato a progetti “verdi” – darà nuovo impulso ai Paesi europei, che sono già ben posizionati – Germania e Danimarca gli Stati in prima fila – sulla strada verso la sostenibilità. La via ESG che i diversi Paesi stanno abbracciando spinge il mercato già florido dei green bond e di altri strumenti che promuovono la sostenibilità, come i social bond. Ma c’è da fare attenzione: il verde ha mille sfumature e capire quando un’obbligazione è green non è così intuitivo. Secondo l’analisi di Stéphane Rüegg, Senior Client Portfolio Manager, e Eric Borremans, Senior Sustainability Analyst, di Pictet Asset Management, il segmento dei green bond non è mai stato così in crescita, perché sempre più società, governi e multinazionali cercano di raccogliere fondi per realizzare progetti ecocompatibili. Le emissioni statali green, secondo l’analisi di Axa Investment Managers, rappresentano la vera novità del mercato obbligazionario, che è ancora dominato da emissioni corporate: a fine giugno 2020 i green bond societari valevano 468 miliardi di dollari.

Per investire sulle obbligazioni verdi ci sono fondi obbligazionari che specificatamente dichiarano questo obiettivo di rendimento. Non c’è una categoria di fondi dedicata a questo asset, Online Sim ha selezionato i migliori fondi, con l’aiuto di Morningstar, inserendo i prodotti che nel nome hanno la dicitura green bond.

I migliori fondi obbligazionari che investono in green bond

ProdottoRendimento YTDRendimento 1y
CSIF (Lux) Bond Green Bond Global Blue Classe FBH Eur Acc3,81%2,60%
AXA World Funds - Planet Bonds Classe E EUR Acc3,33%1,85%
G Fund Global Green Bonds N3,11%1,65%
JSS Sustainable Green Bd Glb P EUR acc2,87%1,77%
BNP Paribas Green Bond Classe Classic Eur Acc2,81%1,51%
Allianz Green Bond Classe AT Eur Acc2,80%1,88%
NN (L) Green Bond EUR Acc2,38%---
Eurizon Fund - Absolute Green Bonds Classe R Acc1,52%1,29%
Mirova Euro Green And Sustainable Bond Fund Classe R EUR Acc1,34%0,02%
Raiffeisen-GreenBonds S VTA*0,90%-0,05%
Mirova Euro Green And Sustainable Corporate Bond Fund Classe R EUR Acc-0,03%---
DWS Invest Green Bonds Classe ND EUR Dis-0,04%-0,39%

*Il fondo è riservato ad investitori istituzionali. È disponibile la classe R

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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