La spinta verso la sostenibilità impressa dal COVID-19 ha un sicuro vincitore: le obbligazioni green che vedono i Paesi europei grandi protagonisti. In particolare nella seconda parte del 2020 faranno il loro ingresso su questo mercato le emissioni di Germania, Italia, Spagna, Svezia e Danimarca che avranno strutture innovative rispetto ai precursori come Francia, Belgio, Polonia e Cile che hanno emesso green bond con scadenze e cedole diverse.

Gli innovatori sono Germania e Danimarca, che stanno studiando nuove formule per arricchire un mercato che vale a livello globale circa 485 miliardi di dollari e conta su 500 gli emittenti. Accanto a questo trend che si sta consolidando, la pandemia ha spinto anche altre emissioni sostenibili, i cosiddetti social bond che finanziano progetti sociali e nei primi quattro mesi del 2020 sono cresciuti di oltre il 43% rispetto al 2019 raccogliendo oltre 20 miliardi di euro. Anche in questo caso in prima fila tra gli emittenti ci sono gli Stati (Africa, Italia, Francia, Giappone, Spagna, e Paesi Bassi).

Secondo l’analisi di NN Investment Partners, nel lungo termine la ripresa economica sostenibile sarà guidata dai green bond che sostengono il processo di cambiamento verso un mondo a emissioni zero e le obbligazioni emesse dagli Stati sono interessanti perché offrono una gamma di scadenze che indica un impegno concreto dei Paesi emittenti. Sulla stessa linea l’analisi di Pictet Asset Management che evidenzia come aspetto interessante la scadenza più lunga che mette al riparo da un rifinanziamento frequente. La duration media di un green bond (governativo e societario) è quasi di 8 anni, rispetto ai 7,2 anni del debito societario investment grade globale, ed è strettamente collegata ai progetti ambientali che hanno orizzonti temporali lunghi.

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo l’analisi di Pictet asset management, se si guarda alle emissioni societarie, il rischio che si prospetta per gli investitori è confondere le obbligazioni che portano avanti un programma ecosostenibile con quelle di società interessate a un puro green washing, ovvero società che emettono obbligazioni sotto forma di green bond, ma usano il denaro che ne ricavano per altri scopi, per esempio come il rifinanziamento del debito esistente. A complicare le cose c’è il modo in cui alcuni emittenti stanno ulteriormente suddividendo questa classe di titoli: esistono i cosiddetti blue bond, obbligazioni che si concentrano sul settore idrico; i transition bond, che promuovono la transizione verso un’economia a bassa produzione di carbonio; i social bond che promettono un maggiore impatto sulla società civile, spesso in chiave green, e hanno avuto una forte ripresa dopo la pandemia di Coronavirus.

Come capire se un’obbligazione è green:

  • Un’obbligazione è green se l’emittente – azienda o ente pubblico – segue i principi fissati dall’Associazione Internazionale dei Mercati di Capitali (ICMA) che nei Principi dei Green Bond (Green Bond Principles) ha definito lo scopo di queste obbligazioni e le linee guida che hanno l’obbiettivo di incentivare la trasparenza, la divulgazione (disclosure) e la trasmissione di informazioni (reporting).
  • Le caratteristiche principali sono: selezionare un progetto da finanziare o rifinanziare; tutti i proventi sono vincolati al progetto scelto; il denaro raccolto dall’obbligazione è depositato su un conto vincolato oppure in un portafoglio – per esempio di un fondo – tracciato dall’emittente; una volta all’anno c’è l’obbligo di rendicontare l’utilizzo dei proventi indicando i progetti per cui sono stati utilizzati; un revisore esterno all’emittente deve certificare documenti informativi e obiettivi dell’obbligazione.
  • Esiste anche un codice di settore volontario che stabilisce cosa qualifica come verde un’obbligazione a cui segue verifica e approvazione da parte del Climate Bonds Standard and Certification Scheme. Questa pratica è rafforzata da un secondo parere emesso da agenzie indipendenti, per esempio Sustainalytics, che controllano la componente green dell’obbligazione.
  • Anche le agenzie governative sono interessate al processo di verifica del mercato dei green bond. L’Unione Europea è stata la prima nel 2019 ad adottare regole che disciplinano quali prodotti finanziari si qualificano come verdi o sostenibili. Queste regole richiedono alle aziende di comunicare che percentuale dei loro investimenti è ecocompatibile o sostenibile. Solo il 17% del valore di mercato dei green bond presenti nell’MSCI Green Bond Index soddisfarebbe i requisiti del Green Bond Standard dell’Unione Europea (EU GBS).

Per investire sulle obbligazioni verdi ci sono fondi obbligazionari che specificatamente dichiarano questo obiettivo di rendimento. Non c’è una categoria di fondi dedicata a questo asset, Online Sim ha selezionato i migliori fondi con l’aiuto di Morningstar inserendo i prodotti che nel nome hanno la dicitura green bond.

La Top 10 dei fondi obbligazionari che investono in green bond

Prodotto Rendimento YTDRendimento 1y
CSIF (Lux) Bond Green Bond Global Blue Classe FBH Eur Acc2,74%2,84%
JSS Sustainable Green Bd Glb P EUR acc2,06%2,30%
G Fund Global Green Bonds N2,06%2,38%
AXA World Funds - Planet Bonds Classe E EUR Acc2,01%2,44%
BNP Paribas Green Bd N Cap1,80%1,37%
Allianz Green Bond Classe AT Eur Acc1,38%2,46%
NN (L) Green Bond EUR Acc0,69%---
Eurizon Fund - Absolute Green Bonds Classe R Acc0,46%2,02%
Generali IS Euro Green & Sus Bd DX Acc0,43%---
Raiffeisen-GreenBonds S VTA0,32%0,42%

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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