Il Digital Product Passport non è più una prospettiva lontana. Per molte aziende europee, soprattutto nei settori moda, elettronica, batterie e arredamento, il conto alla rovescia è già iniziato. Il passaporto digitale di prodotto, uno dei pilastri della strategia UE per l’economia circolare, promette di cambiare radicalmente il modo in cui vengono progettati, prodotti, venduti e riciclati i beni immessi sul mercato europeo.
L’obiettivo di Bruxelles è ambizioso: creare una carta d’identità digitale dei prodotti capace di raccontarne l’intero ciclo di vita, dai materiali utilizzati fino allo smaltimento. Una rivoluzione che punta a rendere il mercato europeo più trasparente, sostenibile e circolare. Ma a che punto sono davvero le imprese? Secondo il report KPMG European Digital Product Passport Readiness Survey, la risposta è chiara: la consapevolezza cresce rapidamente, ma la preparazione concreta è ancora molto indietro.
Cos’è il Digital Product Passport (DPP)
Il Digital Product Passport nasce all’interno del regolamento europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), entrato in vigore nel 2024, e rappresenta uno dei tasselli più importanti del Green Deal europeo. In pratica, ogni prodotto avrà un’identità digitale accessibile tramite QR code, RFID o altre tecnologie, contenente informazioni su provenienza, composizione, impronta ambientale, riparabilità, durabilità e riciclabilità.
L’idea è semplice: rendere i dati di prodotto accessibili lungo tutta la filiera, dai produttori ai consumatori, fino agli operatori del riciclo. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una trasformazione enorme.
Il DPP non è un semplice obbligo documentale. Richiede alle aziende di ripensare profondamente sistemi IT, processi operativi, gestione dei dati e rapporti con i fornitori. Significa costruire un’infrastruttura informativa capace di seguire il prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita. Ed è proprio qui che emergono le difficoltà. In particolare, secondo l’analisi KPMG:
- il 97% delle aziende europee conosce il tema del DPP e il 64% si considera molto informato. Ma quando si passa dalla teoria all’operatività, il livello di preparazione cala drasticamente.
- Solo il 19% delle imprese si definisce realmente pronto, con governance, responsabilità e roadmap già strutturate. La maggior parte delle aziende è ancora nella fase iniziale di preparazione.
Quali sono le sfide per le aziende europee
Il DPP richiede alle aziende un cambiamento profondo nei sistemi informativi, nei processi operativi e nella gestione dei dati, andando ben oltre un semplice adempimento normativo. Le sfide sono tante, in particolare:
- La sfida principale si chiama dati. Secondo il report, il problema più critico per le imprese europee è raccogliere informazioni affidabili e standardizzate lungo supply chain sempre più globali e frammentate.
Il DPP richiede infatti una quantità enorme di dati: materiali utilizzati, componenti, emissioni, sostanze critiche, origine delle materie prime, caratteristiche tecniche, possibilità di riparazione e recupero a fine vita.
Molte aziende scoprono oggi di non avere sistemi in grado di gestire queste informazioni in modo strutturato. E il problema non riguarda soltanto la tecnologia interna. - Il vero nodo è la filiera. Per funzionare, il passaporto digitale richiede che tutti gli attori coinvolti (fornitori, produttori, distributori e partner logistici) condividano dati aggiornati e verificabili. Un compito complesso soprattutto nei settori con catene produttive lunghe e internazionali, come moda ed elettronica. Molte aziende stiano ancora cercando di capire chi debba gestire concretamente il progetto DPP. Nella maggior parte dei casi il tema è ancora affidato ai team Sustainability, ma stanno diventando sempre più centrali funzioni come procurement, supply chain e IT.
- Il rischio maggiore riguarda le PMI. Le grandi imprese hanno già iniziato a investire in piattaforme digitali, pilot project e consulenza specialistica. Le piccole e medie aziende, invece, rischiano di accumulare ritardi per mancanza di risorse economiche e competenze digitali.
Le iniziative dei Paesi europei
I Paesi europei stanno cercando di accelerare la preparazione del sistema industriale, anche se con velocità molto diverse.
- La Germania si sta muovendo attraverso organismi di standardizzazione e iniziative industriali legate all’Industria 4.0, puntando soprattutto sull’interoperabilità dei dati e sulla competitività manifatturiera.
- I Paesi Bassi sono tra i più avanzati: il governo ha già lanciato un programma nazionale dedicato al DPP e un Centre of Excellence per coordinare standard e progetti pilota, soprattutto nei settori tessile e edilizio.
- La Francia sta lavorando sia sul fronte normativo sia su quello operativo, con sperimentazioni concrete nel settore degli elettrodomestici e sistemi volontari di etichettatura ambientale nella moda.
- Anche l’Italia sta cercando di posizionarsi, soprattutto nei comparti strategici del Made in Italy come moda e arredamento. Il Ministero dell’Ambiente e ENEA stanno lavorando a tavoli dedicati per trasformare il DPP in una leva competitiva per l’economia circolare nazionale.
- I Paesi nordici, invece, stanno investendo soprattutto in progetti sperimentali e collaborazioni pubblico-private. Finlandia e Svezia sono tra gli ecosistemi più attivi sul fronte dei pilot tecnologici e della standardizzazione.
Le opportunità future
Ridurre il DPP a un semplice obbligo normativo sarebbe però un errore. Secondo il report KPMG, molte aziende iniziano già a vedere nel passaporto digitale una leva strategica. Il beneficio più citato è il rafforzamento della fiducia verso brand e prodotti, indicato dal 61% delle imprese coinvolte nella survey.
La trasparenza sta diventando un fattore competitivo sempre più importante. Consumatori, retailer e investitori chiedono informazioni verificabili su origine dei materiali, impatto ambientale e possibilità di riciclo. Il DPP potrebbe inoltre aprire nuove opportunità legate all’economia circolare: repair, resale, refurbishing e modelli product-as-a-service diventano molto più semplici quando i dati di prodotto sono strutturati e accessibili.
Anche sul fronte operativo i vantaggi possono essere significativi: maggiore controllo della supply chain, migliore gestione del ciclo di vita dei prodotti e dati più affidabili per il reporting ESG.
La vera partita, però, si giocherà sulla capacità di trasformare la compliance in vantaggio competitivo. Perché il Digital Product Passport non è soltanto un nuovo adempimento europeo. È il tentativo dell’UE di costruire un’economia dove sostenibilità, dati e trasparenza diventino parte integrante del valore industriale.
IDEE DI INVESTIMENTO
Per investitori e mercato finanziario, il DPP potrebbe rapidamente diventare un nuovo indicatore della maturità industriale delle aziende. Le imprese più avanzate nella gestione dei dati di prodotto e nella tracciabilità della supply chain avranno probabilmente un vantaggio competitivo importante nei prossimi anni: maggiore capacità di adattamento normativo, migliori performance ESG e supply chain più resilienti. Al contrario, chi resterà indietro rischia costi elevati di adeguamento e una progressiva perdita di competitività sul mercato europeo. Il passaporto digitale, insomma, non sarà soltanto una questione tecnica. Sarà uno dei test più importanti della trasformazione industriale europea verso l’economia circolare.
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