Diverse ricerche ci dicono che il futuro dei consumi passerà sempre di più dalla realtà virtuale e in un mondo in cui le merci sovrabbondano e sono spesso equivalenti, a determinare la scelta non è cosa si trova in vendita, ma come il consumatore vive l’acquisto. Conta l’esperienza che è soggettiva e cambia ogni volta, anche nello stesso negozio. I primi a preconizzare questo futuro dei consumi furono Joseph Pine e James Gilmore nel loro libro AuthenticityWhat consumers really want che già nel 1998 ipotizzava ciò che sta accadendo 20 anni dopo: una fase dell’economia dei consumi in cui il cliente non paga per un bene, ma per un’esperienza come si fa acquistando un biglietto per un parco di divertimento.

Il digitale e la smartphone generation hanno dato la spinta decisiva a questo tipo di economia, mentre l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale hanno fatto il resto. E anche se c’è chi come Il capo economista di Google, Hal Varian, si è spinto oltre e in un’intervista al Corriere della Sera ha lanciato la provocazione secondo cui l’introduzione dello smartphone ha addirittura ridotto il prodotto interno lordo del mondo. In realtà, come già 20 anni fa avevano intuito Pine e Gilmore, lo smartphone e gli altri mezzi digitali hanno semplicemente cambiato i consumi e gli store.

Consumi: la realtà virtuale guida gli acquisti

Un esempio è il negozio interattivo pensato da Accenture all’interno del suo centro dedicato all’innovazione, Accenture Customer Innovation Network (Acin). Il negozio è in grado di riconoscere il cliente perché si connette alla rete Wi-fi tramite i propri device e di organizzare un’esperienza su misura gestita da un sistema di Crm. Se si indossa il casco di Oculus Rift è proprio il device che fa da guida alla ricerca dei prodotti desiderati, per esempio, in un supermercato senza perdere tempo. Ma non solo. Per chi ha problemi di intolleranze alimentari, sempre più frequenti, può intervenire l’intelligenza artificiale di Watson, il sistema pensato da IBM che ogni azienda può personalizzare a seconda delle necessità commerciale.

E c’è anche chi, come Samsung, ha fatto un salto epocale interpretando lo store non come un luogo dove si vende un prodotto, ma come un centro dove fare cultura, dove fare retail-tainment. Il luogo è il Samsung 837 di New York, il flagship store dell’operatore coreano che conta più di 450 mila visitatori in un anno, dove non si vendono telefonini o device tecnologici ma si organizzano mostre, corsi di cucina, concerti ed eventi. Un salto mortale rispetto agli Apple Store, ma i numeri sembrano dare ragione a Samsung.

IDEE DI INVESTIMENTO

La tecnologia è un elemento disruptive secondo i gestori di portafoglio che hanno come focus i consumi globali. In particolare, per i gestori di Invesco che sono i migliori per rendimento a tre anni, questo è un periodo di rottura con il passato in cui le abitudini dei consumatori stanno rapidamente cambiando con l’introduzione di nuove tecnologie. «La tecnologia sta cambiando il modo in cui acquistiamo, utilizziamo i media, gestiamo il nostro tempo libero e i nostri viaggi e di riflesso come utilizziamo il nostro reddito discrezionale», secondo l’analisi del team di Invesco Global Leisure Fund composto da Ido Cohen e Juan Hartsfield. «Le piattaforme digitali rispondono all’esigenza dei consumatori perché offrono una migliore qualità, maggiore livello di informazioni, convenienza e sono accessibili in qualsiasi momento». Per rendere disponibile il cosiddetto acquisto “on demand” sono necessari grandi investimenti in infrastrutture, secondo l’analisi di Invesco, e la tecnologia sta rimuovendo molte barriere per il commercio globale, portando grandi cambiamenti nella ripartizione delle quote di mercato tra le aziende, creando vincitori e perdenti e un ottimo ambiente per la ricerca fondamentale e per lo stock-picking.

I migliori fondi per rendimento a tre anni che investono in consumi (categoria Morningstar: Azionari Settori Beni e servizi di consumo) e danno un peso maggiore al settore consumer electronics.

I migliori azionari che investono sui nuovi consumi

ProdottoPeso settore consumer electronicsRendimento 3y
Invesco Global Leisure Classe E (acc) Eur5,88%17,98%
Amundi Funds Equity Global Luxury And Lifestyle Classe Su4,99%11,27%
Pictet - Premium Brands Classe R Eur4,95%4,67%
Nella tabella, i migliori fondi azionari beni e servizi di consumo che hanno un peso maggiore in portafoglio nel settore consumer electronics, il più vicino ai nuovi consumi digitali.
Fonte: Morningstar Direct.

Il resto della gamma prodotti è disponibile sul sito Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Diritto d’autore: kantver / 123RF Archivio Fotografico

Articolo precedente

Piani individuali di risparmio: cosa c'è dietro il boom della raccolta. Come investire

Articolo successivo

Banche senza più stress. La top ten dei fondi per investire  

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *