Non fa paura ma l’esito delle elezioni italiana fa rientrare il Paese nel novero di quelli da tenere sotto controllo nelle prossime settimane in attesa della formazione di un nuovo Governo. Dall’urna è uscito un risultato a cui gli operatori di mercato e i gestori erano preparati per tempo: il crollo del partito di Governo e la rinascita del centro destra, prima coalizione del Paese. Ci sono due ma che preoccupano: la pioggia di voti al Movimento Cinque stelle (M5S), primo partito d’Italia, e il sorpasso a destra della Lega su Forza Italia indica che sono le forze anti sistema e contro l’euro ad essere più popolari. Ma, soprattutto, quello che emerge è che non esiste una maggioranza spontanea ben delineata, nonostante la vittoria della coalizione del centro destra, e l’ipotesi peggiore alla vigilia, ovvero un’alleanza tra forze populiste come M5S e Lega Nord è, sulla carta, possibile. «Il fatto che qualsiasi governo dovrà essere di coalizione, limitando quindi possibili estremismi populisti e anti europeisti, dovrebbe limitare gli impatti negativi delle elezioni sui mercati finanziari italiani ed europei», ha commentato Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Marzotto Sim. «L’unica eccezione, che al momento non ci sembra particolarmente probabile, sarebbe quella di una coalizione M5S – Lega, in quel caso l’impatto negativo sui mercati potrebbe essere più significativo».

Cosa potrebbe accadere adesso? Nell’analisi a caldo di Philippe Waechter, chief economist di Natixis Asset Management il dato chiave è che la terza economia più grande dell’area dell’area euro è di fronte a un bivio, tentata da una strada che è fonte di preoccupazione per ogni democratico europeo. «Non c’è una maggioranza chiara, i negoziati sono appena iniziati e dureranno un mese», ha detto Waechter. «La tentazione per il capo dello Stato italiano che dovrà nominare il presidente del Consiglio tra il 30 marzo e il 6 aprile è quella di formare un governo tecnico, che abbia in agenda l’unico obiettivo di riformare la legge elettorale per raggiungere la stabilità politica: con un governo di questo tipo possiamo aspettarci che l’arrivo di un governo populista in Italia possa essere posticipato di 6-12 mesi e non di più». Secondo l’economista di Natixis Asset Management questo è lo scenario peggiore perché comporterebbe un graduale distacco dall’Europa che l’Italia non può permettersi con un PIL che ancora del 15% al ​​di sotto del suo livello pre-crisi e un tasso di disoccupazione all’11,1% secondo Eurostat.

Il primo termometro della preoccupazione si chiama spread Btp-Bund si è riacceso. Dopo settimana in cui il valore è rimasto inchiodato a 130 punti, subito dopo il voto il valore è schizzato oltre quota 140 per poi ripiegare. Non c’è dubbio che siano i titoli di Stato italiani l’asset più sotto pressione post elettorale. Il rendimento dei nostri Btp decennali è salito ora poco sopra il 2% proprio a causa di un rialzo di quasi 10 punti dello spread. «Non pensiamo che le possibilità che l’Italia lasci l’eurozona siano aumentate», ha detto Adrian Hilton, responsabile tassi e valute di Columbia Threadneedle Investments. «La reazione dei mercati obbligazionari è stata abbastanza contenuta finora, il risultato davvero negativo per i mercati sarebbe una coalizione che comprendesse sia la Lega che M5S perché peggiorerebbe le relazioni con la Commissione europea, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi di bilancio». Per i gestori, lo scenario dell’Italia fuori dall’euro è remoto: entrambi i partiti considerati anti-establishment hanno attenuato il loro scetticismo sulla moneta unica negli ultimi mesi, i sondaggi continuano a mostrare una maggioranza popolare a favore dell’adesione alla moneta unica e gli ostacoli costituzionali a un referendum in stile Brexit in Italia sono comunque notevoli. «I rischi di Italexit sono però più elevati nel lungo periodo, soprattutto se il paese non riuscirà a uscire dalla bassa crescita e dalla trappola di un’elevata disoccupazione», ha detto Jeremy Lawson, Capo Economista di Aberdeen Standard Investments.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Qualsiasi cosa accada, per i gestori la certezza è che il mercato azionario viaggerà per la propria strada ignorando il nuovo Governo, di coalizione o tecnico che sia. Si respira in Borsa una totale assenza di paura rispetto alle elezioni italiane e si è messa in conto una accentuata volatilità nelle prossime settimane secondo Amundi, Pictet e Pimco. «Nell’immediato la speculazione si è posizionata vendendo le banche domestiche anche in virtù del fatto che si rischia meno di venire stoppati dalla “longa manu” degli acquisti della BCE rispetto al BTP» ha detto Massimo Saitta, Direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione. «Enfatizzare eccessivamente l’aspetto politico nell’andamento dei mercati rimane tuttavia a nostro modo di vedere un errore. Qualunque governo dovesse condurre l’Italia nei prossimi mesi difficilmente lo allontanerà dal tracciato economico finanziario del resto dell’Europa e, in qualche misura, mondiale». A spaventare più di un governo italiano a guida populista sono le nuove iniziative protezionistiche di Donald Trump che possono fare male all’export delle aziende italiane. Su questo aspetto si concentra Paola Toschi, market strategist di J.P. Morgan Asset Management, che ipotizza un lungo periodo di consultazioni e un governo di centro destra, e considera più impattante per il mercato azionario la guerra commerciale di Trump rispetto a un improbabile governo populista.
Ecco cosa aspettarsi su obbligazioni e azioni secondo i consesus dei gestori (Amundi, Pictet asset management, J.P. Morgan Asset Management, Columbia Threadneedle Investments, Aberdeen Standard Investments, Marzotto Sim, Intermonte Advisory e Gestione) sentiti da Online Sim:

  • I risultati delle elezioni italiane potrebbero innescare una maggiore volatilità sul mercato dei BTP che nel corso del 2017 ha ben performato. Detto questo, si tratta di un rischio di cui il mercato è ben consapevole, senza contare l’improbabilità di un governo euroscettico. I BTP, inoltre, dovrebbero ricevere ulteriore sostegno da parte della Banca centrale europea. Sebbene la BCE stia ridimensionando il proprio programma di acquisti a causa della debolezza dell’inflazione sottostante, è probabile che continui ad acquistare BTP per un certo periodo di tempo. L’asset da privilegiare sul mercato obbligazionario sono i corporate bond.
  • La volatilità è diventata la protagonista principale anche del mercato azionario italiano. L’indice di riferimento italiano FTSE MIB ha registrato da inizio anno una crescita di circa il 4% rispetto al pan-europeo Euro Stoxx 600 che ha perso oltre il 2%. Questa performance evidenzia la sua resistenza all’incertezza politica di fronte a prospettive apparentemente negative.  Al momento, le azioni italiane continuano a sembrare relativamente poco costose e hanno, quindi, attirato gli investitori che acquistano titoli fortemente scontati, in particolare nel settore bancario che hanno sofferto di più dopo il voto. Per puntare sul mercato azionario e domare la volatilità la scelta migliore è un fondo specializzato, se si resta sul mercato italiano i PIR che investono sulle piccole e medie imprese, anche grazie alle nuove regole di investimento, restano la scelta migliore.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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