Il conflitto Russia-Ucraina aumenta il rischio di una crisi globale nei settori food e agricoltura già provati da due anni di pandemia. Ad essere sotto pressione è in particolare l’approvvigionamento delle cosiddette granaglie, ovvero i cereali usati per la panificazione e in generale per l’alimentazione.

Secondo un’analisi di McKinsey, a livello globale, ci sono sei granaglie che insieme forniscono circa il 60-70% dei prodotti agricoli globali. Ma ciò che conta è che dall’area Ucraina e Russia arriva il 30% delle esportazioni globali di grano e del 65% di girasole. In uno scenario in cui i mercati sono sempre più ristretti e interconnessi, anche una breve interruzione dell’offerta dovuta alla guerra ha un impatto importante sul prezzo.

Nessuno sa oggi quanto durerà la guerra. McKinsey ha fatto delle simulazioni su quale potrebbe essere l’impatto sul mercato delle granaglie e dei fertilizzanti.

  • Se il conflitto durasse fino a fine 2022 potrebbero scomparire tra 19 milioni e 34 milioni di tonnellate di produzione da esportazione di granaglie quest’anno.
  • Se la guerra dovesse arrivare al 2023, la cifra potrebbe essere compresa tra 10 milioni e 43 milioni di tonnellate.
  • Il possibile aumento del prezzo delle granaglie impatta sull’alimentazione di 60-150 milioni di persone a livello globale. Per esempio, paesi come l’Egitto e la Turchia dipendono in modo significativo dalle esportazioni di Russia e Ucraina. L’Egitto, a sua volta, elabora cereali per esportarle nell’Africa orientale.
  • La Russia e la Bielorussia sono fondamentali per l’esportazione di fertilizzanti. Il più importante fattore di rendimento per gli agricoltori a livello globale.
  • Il mondo, in una certa misura, sembra impreparato alla crisi che si sta verificando ora. Un’eccezione è la Cina, che dal 2008 ha notevolmente aumentato la sua riserva strategica alimentare di oltre il 70%.

Food economy: i punti chiave della trasformazione in atto

Prima dello scoppio della guerra, nel sistema alimentare globale gli scenari di domanda e offerta erano codificati attorno a eventi meteorologici e altri eventi legati all’offerta. Negli ultimi due anni, la pandemia globale ha chiaramente messo alla prova, e in molti casi dimostrato, la resilienza del sistema alimentare.

Ascolta il podcast con Catia Lippolis, del Team Financial Advisory di Ersel, e Sergio Allegri, Fund Manager del fondo Leadersel Innotech Esg, che ci parlano di Food Economy, l’economia agro-alimentare. Il podcast analizza le nuove tecnologie sostenibili per la produzione agricola, la ricerca e innovazione in ambito food. Le sfide che questo settore che vale 8 mila miliardi di dollari dovrà affrontare.

In particolare:

  • Una migliore gestione delle risorse e un efficientamento della catena distributiva. Agricoltura di precisione e robotica sono risposte importanti in questo senso. L’agricoltura di precisione, per esempio, utilizza la tecnologia e i dati per ottimizzare l’efficienza e la produttività dell’agricoltura. Può anche essere la chiave per rese più elevate e un sistema alimentare più sostenibile.
  • Il cambiamento climatico con periodi di siccità più frequenti, desertificazione e modifica degli habitat naturali che mette a rischio la biodiversità. Un trend oggi sono le fattorie verticali che, secondo Morgan Stanley, potrebbero crescere del 25% all’anno nel prossimo decennio, limitandosi però a colture di alto valore, come verdure a foglia verde e fragole.
  • Le abitudini alimentari delle persone che devono cambiare. Allevamenti e colture intensive aumentano l’impoverimento sottosuolo. In questo trend si inserisce, per esempio, il cibo biologico, che secondo Morgan Stanley, potrebbe crescere del 6% all’anno tra il 2020 e il 2030. Nuovi alimenti proteici alternativi che potrebbero valere più di 80 miliardi di dollari entro il 2030. Tra questi ci sono gli hamburger a base vegetale che producono circa il 90% in meno di emissioni di gas serra e richiedono il 99% in meno di acqua rispetto ai loro equivalenti di carne; il latte di soia, mandorle e riso.

Infografica CRISI ALIMENTARE

IDEE DI INVESTIMENTO

Oggi sul Pianeta vivono 7 miliardi di persone e quasi 815 milioni soffrono la fame. Nel 2050 secondo i calcoli delle Nazioni Unite il numero di persone da sfamare salirà a 10 miliardi. Se la food economy non cambia non si potrà sostenere la domanda.

Per puntare sulla food economy che riguarda la trasformazione del settore agricolo e la catena di approvvigionamento alimentare, ci sono sul mercato fondi azionari specializzati (Categoria Morningstar Azionari Settore Agricoltura e Beni di consumo).

Ecco i migliori fondi presenti sulla piattaforma di Online SIM.

  • DWS Invest Global Agribusiness NC è un azionario internazionale che investe in azioni e obbligazioni convertibili di aziende che svolgono la propria attività principale nel settore agricolo o traggano benefici dallo stesso. Partito nel 2006, il fondo rende il 14,32% a tre anni (dati Morningstar aggiornati a maggio 2022). Beni di consumo e materie prime sono tra i primi settori in portafoglio. Il 46% è investito in America.

DWS Invest Global Agribusiness NC

  • DPAM INVEST B Equities Sustainable Food Trends è un azionario internazionale che investe in imprese direttamente o indirettamente impegnate nella catena di produzione e distribuzione del settore agroalimentare e di altri settori connessi e selezionate sulla base di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Nato nel 2007 il fondo rende l’11,30% a tre anni (dati Morningstar aggiornati a maggio 2022). Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, geograficamente è ripartito in maniera equa tra America ed Europa.

DPAM INVEST B Equities Sustainable Food Trends

  • Pictet – Nutrition Classe R Eur è un azionario internazionale che investe in azioni di società agricole (prodotti chimici per l’agricoltura, attrezzature e infrastrutture, prodotti agricoli e alimenti, combustibili biologici, scienze delle colture, terreni agricoli e forestali). Nato nel 2009, il fondo rende il 6,73% a tre anni (dati Morningstar aggiornati a maggio 2022). Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, gli Stati Uniti pesano per oltre il 43% in portafoglio.

Pictet - Nutrition Classe R Eur

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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