L’elusione fiscale praticata da grandi società del web come Facebook e Google è da tempo al centro dell’attenzione di governi e organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). L’Unione europea ha fatto da tempo i conti: ogni anno le grandi società non pagano al fisco europeo almeno 70 miliardi di euro di tasse, e ne eludono almeno fino a 240 miliardi nel resto del mondo. Una soluzione a livello europeo per far pagare le tasse alle imprese digitali, però, non è stata ancora trovata. L’Italia ha fatto da apripista.

L’attesa web tax, già introdotta dal Governo Letta con la Legge di Stabilità del 2013, poi stralciata l’anno successivo da Matteo Renzi con uno dei decreti salva-Roma, è arrivata al traguardo finale il 27 dicembre 2017 con l’approvazione della legge di bilancio 2018 che ha introdotto il prelievo fiscale per i big della Rete, ma solo dal 2019. L’imposta sarà del 3% – inizialmente era stata prevista un’aliquota del 6% – e si applicherà solo ai soggetti che effettuano oltre tremila transazioni digitali in un anno, lasciando quindi tranquille le piccole società.

Nonostante le intenzioni iniziali, non sarà applicata all’e-commerce. Ma Amazon che sarebbe la prima società graziata dalla legge ha già deciso di fare la sua parte: ha trovato alle metà di dicembre 2017 un accordo con il fisco italiano e pagherà all’Agenzia delle Entrate 100 milioni di euro, con importi riferibili sia ad Amazon Eu Sarl sia ad Amazon Italia Services.
L’accordo la chiuso le controversie relative al periodo 2011-2015 sui cui Guardia di Finanza e procura milanese avevano aperto un’inchiesta. Prima di Amazon era stata la volta di Google che a maggio ha raggiunto un accordo con il fisco italiano: pagherà 306 milioni di euro per gli anni 2009-2013, che comprendono però, ha spiegato l’Agenzia delle Entrate, anche importi riferibili al biennio 2014 e 2015 e a un vecchio contenzioso relativo al periodo 2002-2006.

Questa voglia di collaborare con il fisco in Europa ha portato ad altre iniziative concrete da parte dei Big del web. Facebook, per esempio, pressata dalla Commissione europea, ha annunciato a metà dicembre 2017 che registrerà il fatturato dove lo realizzerà, Italia compresa, a partire dal 2019. All’inizio di dicembre Apple ha raggiunto un accordo con il governo irlandese a cui pagherà 13 miliardi di euro di imposte arretrate (2003-2014), con un’aliquota ben più vantaggiosa del 35% applicato ai profitti se avesse dovuto pagare le tasse in Usa.

Le pressioni europee sui sistemi fiscali adottati dalle big del web Usa ha cominciato a dare i suoi frutti per l’erario a livello locale in attesa di una web tax europea che vede in prima fila, oltre all’Italia, anche Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Norvegia, Polonia e Svezia. Il settore più colpito, secondo la proposta, è senza dubbio la pubblicità online che è uno dei pochi a non aver conosciuto battute di arresto con un giro d’affari che raddoppia stabilmente ogni anno dal 2010.

IDEE DI INVESTIMENTO

La web tax italiana, e quella europea in divenire, riguarda con l’acronimo di FANGs (Facebook, Amazon, Netflix e Google), termine coniato da Jim Cramer di CNBC all’inizio del 2013, che hanno raggiunto nel 2017 una capitalizzazione di mercato di oltre 1.700 miliardi di dollari, circa la metà del PIL tedesco. A giugno 2017 un report di Goldman Sachs aveva messo in dubbio la solidità del rally di questi titoli che sono i leader sulla Borsa americana, ma i titoli della tecnologia non hanno mai mollato e ha portato il settore ad essere il migliore per rendimento nel 2017.

Per puntare sulla corsa dei titoli tecnologici la scelta migliore è un fondo specializzato (Categoria Morningstar: Azionari Settore Tecnologia) che sappia navigare in momenti di rialzo e ribasso del mercato. Ecco i migliori per rendimento da gennaio a dicembre 2017.

I fondi azionari tecnologia campioni di rendimento nel 2017

ProdottoPerformance 2017Performance 3y
BGF World Technology A234,65%19,61%
Polar Capital Global Technology32,49%21,62%
CS (Lux) Global Robotics Equity Classe BH Eur Acc31,68%---
UBS (Lux) EF Gbl Multi Tech (USD) Q29,88%18,74%
JPM US Technology A (dist) USD29,84%18,35%
T. Rowe Price Global Tech Eq A USD29,18%---
AB SICAV I International Tech I Acc27,92%17,27%
AXAWF Fram Robotech G Cap USD27,76%---
JPM Europe Dynamic Techs Fd A (dist) EUR27,34%18,74%
Henderson Global Technology Fund27,25%17,20%
Pictet - Robotics P USD24,24%---
JHCF Global Technology A USD Acc24,24%17,51%
Vitruvius Growth Opportunities B USD24,65%15,77%
T. Franklin Technology Fund Usd Classe A (acc)24,52%17,43%
Pictet-Digital P USD22,49%17,65%
Nella tabella, i migliori fondi azionari tecnologia ordinati rendimento da gennaio a dicembre 2017. Fonte: Morningstar Direct. Dati % in euro. Il rendimento a tre anni è annualizzato.

 

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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