L’attenzione dei media e sociale sulla diversità di genere, il divario salariale tra uomini e donne e il ruolo delle donne sul posto di lavoro è un tema chiave nel 2019 e sta diventando un megatrend di investimento nel lungo periodo. Tra le sostenitrici della cosiddetta She economy c’è Christine Lagarde, già presidente del Fondo monetario internazionale (FMI) e prossimo governatore della Banca centrale europea (BCE), secondo la quale alcuni Paesi potrebbero aumentare almeno del 35% il Prodotto interno lordo (PIL) se abbandonassero leggi discriminatorie e sfruttassero le competenze che le donne possono offrire. Per Lagarde impiegare più donne e combattere il sessismo sul posto di lavoro è la chiave per rendere l’economia mondiale più ricca, più equa e meno soggetta a devastanti crolli finanziari.

Aziende e grandi investitori stanno prestando attenzione a questo trend che, secondo Morgan Stanley Research è guidato al momento da donne che sempre di più stanno ritardando il matrimonio, scegliendo di rimanere single o divorziando tra i 50 e i 60 anni. Ma non solo: le donne ritardano anche la decisione di avere un figlio e ne fanno meno rispetto al passato. Se la si guarda da questo punto di vista la tendenza va in una direzione molto diversa dalla Gender Equality, ovvero l’uguaglianza di genere, sostenuta al punto numero 5 dall’Agenda 2030 che ha come obiettivo quello di fornire alle donne e alle ragazze un uguale accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, al lavoro dignitoso e alla rappresentanza nei processi decisionali politici ed economici.

L’uguaglianza di genere è uno dei driver dell’economia sostenibile e muove il cambiamento a livello giuridico con nuove regole sul luogo di lavoro e la guerra a pratiche dannose e discriminatorie nei confronti delle donne che è ancora prevalente in molti paesi del mondo. Lagarde, per esempio, aveva messo l’empowerment femminile come obiettivo chiave per il FMI fin da quando era entrata a far parte dell’organizzazione con sede a Washington nel 2011. Nel corso degli anni i ricercatori del Fondo monetario hanno suggerito a più riprese alle banche che sarebbero state più stabili se avessero reclutato più donne nei loro consigli di amministrazione. Poi è arrivata la nomina di Lagarde alla guida della BCE, quasi a concludere un percorso di cambiamento culturale che va avanti almeno da una decina di anni a livello globale.

Una delle ultime ricerche FMI sotto la direzione Lagarde ha dimostrato che i benefici della parità di genere sul posto di lavoro sono ancora più vantaggiosi di quanto si pensasse inizialmente. La ragione? Le donne apportano nuove competenze sul posto di lavoro e contribuiscono ad aumentare la produttività e le dimensioni della forza lavoro. Nei paesi classificati nella parte inferiore del 50% per l’uguaglianza di genere, si ritiene che i guadagni siano sostanziali: un aumento delle dimensioni dell’economia del 35% in media.
Ma la strada da percorrere verso l’uguaglianza è ancora lunga: per esempio, oggi le donne rappresentano quasi il 25% del Congresso degli Stati Uniti (contro il 2% nel 1970); dal 2010 a oggi la percentuale di donne dirigenti è aumentata in tutte le regioni sviluppate: la crescita maggiore è in Asia, escluso il Giappone, dove le donne ai posti di potere sono raddoppiate rispetto al 2010; il Nord America e l’Europa sono a livelli simili con una crescita del 15% ciascuno rispetto al 2010.

IDEE DI INVESTIMENTO

Un recente analisi di Morgan Stanley Research dimostra che, a livello globale, le aziende che hanno adottato un approccio olistico nei confronti della parità di genere hanno superato i loro pari meno diversificati del 3,1% all’anno negli ultimi otto anni. Investire sulle aziende che puntano sulle donne, dunque, in media rende di più. Ma come scegliere i fondi che investono sul gender gap? Una strada è selezionare quelli che hanno in portafoglio una forte componente sociale.

Per chi vuole puntare sui fondi che investono in maniera prevalente su questo aspetto della sostenibilità, Morningstar ha misurato attraverso il Morningstar Sustainability Rating il portfolio social score ovvero l’esposizione al sociale.

La Top 10 dei fondi azionari globali con il più alto punteggio sociale

ProdottoPortfolio Social ScoreRendimento YTD
THEAM Quant-Eq World DEFI C EUR Cap66,2916,10%
Allianz Global Sustainability CT EUR62,1124,46%
Raiffeisen Azionario Sostenibile Classe R62,0327,87%
Multi Stars SICAV - Alexander A EUR Cap61,413,49%
Raiffeisen PAXetBONUM Aktien (R) VTA61,34---
Amundi Fds Glb Eq Trg Inc F2 EUR C60,9016,26%
DWS Invest SDG Global Equities NC60,6624,75%
CPR Invest Climate Action F EUR Acc60,59---
BL-Sustainable Horizon BR EUR60,5618,68%
Janus Henderson Global Eq Inc A Inc EUR60,5517,12%
Nella tabella, i fondi azionari globali ordinati per punteggio sociale secondo la metodologia del Sustainability rating di Morningstar. Fonte: Morningstar Direct. Rendimenti in euro % disponibili al 1 ottobre 2019. Sustainability rating calcolato al 31 luglio 2019.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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