Non è un segreto che la distribuzione di contenuti su Internet abbia cambiato il modo di ascoltare la musica e stia seriamente disturbando chi si occupa di contenuti per la televisione. Il fenomeno è esploso negli Stati Uniti ormai tre anni fa quando per gli americani il consumo di serie tv e film su Internet è diventato mainstream tanto quanto la Tv via cavo. Ma adesso c’è di più. Lo streaming televisivo sta toccando ogni angolo dei media, creando discontinuità non solo per quanto riguarda la distribuzione di contenuti, ma anche il modo in cui è stato creato e da chi. Un rapporto di Morgan Stanley Research ha quantificato il valore di questo cambiamento di mercato che potrebbe far crescere il settore media in maniera esponenziale nei prossimi anni. Il rapporto stima che gli utenti di streaming a pagamento globale potrebbero triplicare dai circa 180 milioni nel 2017 a 575 milioni entro il 2022.

Cosa sta accadendo? Le società media hanno rivisto la loro strategia partendo proprio dalla distribuzione che adesso si basa sulle piattaforme cosiddette Over the top (OTT) – ovvero sui consumi on demand di contenuti – che hanno spazzato via i vecchi archivi di programmi televisivi e hanno rivitalizzato l’offerta. Questo cambiamento si deve alla generazione Millennials, ma sta convincendo anche gli over 45 che fanno parte di una nuova classificazione generazionale: i Perennials, che sono nati con l’analogico ma sono perfettamente a loro agio con il digitale e hanno gusti e consumi molto simili ai Millennials. Secondo l’analisi di Morgan Stanley, il 2019 è l’anno del consolidamento per le aziende dei media tradizionali che hanno cominciato a investire sullo streaming “di marca” strizzando sempre più spesso l’occhio a Hollywood. Non è un caso, infatti, che Roma di Alfonso Cuarón prodotto da Netflix si sia aggiudicato agli Oscar 2019 ben tre statuette: migliori film straniero, migliore regia e fotografia.

In questa evoluzione di mercato, ci sono come sempre vincitori e vinti. Nella schiera dei vincitori si possono inserire i proprietari di contenuti unici (personaggi cinematografici e televisivi, detentori di diritti di franchising e di sport) e le aziende che sono abbastanza grandi da poter assorbire il costo con un buon uso delle economie di scala. Sotto pressione ci sono le reti Tv che devono ancora creare un rapporto forte tra i loro consumatori tradizionali e i loro contenuti distribuiti via Web, e soprattutto le Tv a pagamento che probabilmente subiranno una pressione senza precedenti sui ricavi, perché sia ​​i distributori tradizionali che i distributori di streaming possono mettere gratis a disposizione di tutti un catalogo infinito di titoli. Per Morgan Stanley il calo dei margini per le pay Tv potrebbe superare l’1% nel 2019.

A fare da cornice al cambiamento del business c’è il mercato pubblicitario che ha solo da guadagnare da tutta questa offerta di contenuti. Solo in America si stima una crescita fino al 5% nel 2019 grazie soprattutto all’aumento degli spot sul digitale. Tanto che anche AT&T dopo anni di strenua difesa è capitolata e introdurrà un servizio di video in streaming con contenuti WarnerMedia, che include marchi come TBS, TNT e lo studio Warner Bros. E la decisione arriva a poche settimane dalla messa in onda dell’ottava e ultima stagione del Game of Thrones della HBO (gruppo AT&T) che ha segnato la storia recente delle serie Tv esattamente come hanno fatto The Sopranos e Sex and the City. Ma quel tempo televisivo sembra essere destinato a entrare nei libri di storia.

IDEE DI INVESTIMENTO

La svolta di AT & T verso un potenziamento del servizio di streaming diretto al consumatore ha risvegliato il settore media americano e ci sono due grandi conglomerati come Disney e Comcast Corp che hanno intenzione di rilasciare servizi simili a Netflix, Amazon e Hulu. Anche perché la tendenza streaming è globale e vede la Cina in prima fila soprattutto sul fronte delle piattaforme sportive. La spesa da parte dei consumatori cinesi per i giochi online, i video online e lo streaming live è destinata a crescere nei prossimi tre anni da circa 54 miliardi di dollari a oltre 116 miliardi di dollari. E in Europa il consumo dei video on demand è in continua ascesa: secondo il rapporto IHS Markit, in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, gli utenti passano oltre 4 ore al giorno in media sulle piattaforme in streaming ma non hanno aumentato il tempo davanti alla Tv e questo ha portato a un calo di spettatori della Tv tradizionale e anche della Pay Tv che punta sempre di più sui programmi registrati in digitale.

Per investire sui nuovi consumi media esistono fondi azionari specializzati (Categoria Morningstar: Azionari Settore Beni e Servizi di consumo):

La Top 10 dei fondi azionari che investono sui beni di consumo

ProdottiRendimento 3yRendimento YTD
LO Funds - Global Prestige Classe P EUR Acc15,46%15,86%
LO Funds - Global Prestige PA Classe P USD Acc15,45%15,86%
Robeco Global Consumer Trends Equities E €15,30%17,76%
Invesco Consumer Trend Fund Classe R Usd Acc15,15%16,02%
Invesco Consumer Trend Fund Classe E (acc) Eur14,25%16,07%
UBS (Lux) Equity Fund - Asian consumption (USD) P-acc13,58%13,71%
NN (L) Prestige & Luxe Classe X13,16%16,46%
Morgan Stanley Global Brands Classe A USD12,76%14,54%
Morgan Stanley Global Brands Classe A EUR12,71%14,52%
Parvest Consumer Innovators Classe Classic EUR Acc11,93%14,33%
Nella tabella i migliori fondi azionari che investono sui beni di consumo ordinati per rendimento a tre anni. Dati in euro aggiornati a marzo 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

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