L’insieme delle risorse, rinnovabili e non, che ci vengono fornite gratuitamente dalla natura (piante, animali, aria, acqua, suolo, minerali) costituiscono il cuore dell’investimento responsabile che guarda al capitale naturale del nostro pianeta. Investire per preservare questo capitale può dare una mano all’ambiente, ma anche al portafoglio. Da questi presupposti è partito il più grande progetto di investimento in capitale naturale chiamato Scottish Conservation Finance che è stato lanciato dalla Scottish Environment Protection Agency, l’agenzia che si occupa della protezione dell’ambiente in Scozia, e da Scottish Wildlife Trust, un’organizzazione senza fini di lucro. L’obbiettivo? Attrarre circa 1 miliardo di sterline di investimenti (oltre 1,1 miliardi di euro) per salvare l’ambiente con diverse iniziative tra cui: ripopolare i boschi della Scozia con piante native, ripristinare i tratti di scogliera che ospitano le barriere di ostriche e creare spazi verdi urbani.

Il progetto lanciato dalla Scozia è una goccia nel mare di quello che serve per salvare il Pianeta, ma è un grosso segnale che può essere raccolto da altri Stati, enti benefici e, soprattutto, gestori di portafoglio di fondi e fondi pensione oltre che private equity. Secondo un rapporto del Credit Suisse e del McKinsey Center for Business and Environment dal titolo Conservation Finance – Moving beyond donor funding toward an investor-driven approach, sono necessari circa 300-400 miliardi di dollari all’anno a livello globale per preservare ecosistemi sani sulla terra e negli oceani. Attualmente sono disponibili solo circa 52 miliardi di dollari all’anno, per lo più sotto forma di fondi pubblici e filantropici.

Secondo l’analisi di McKinsey, il settore definito finance conservation che investe sul capitale naturale si inserisce nel filone degli impact investing e deve affrontare una serie di problemi tra cui la mancanza di standard ampiamente accettati per misurare l’impatto, una carenza di esperienza nella gestione finanziaria tra gli sviluppatori di progetto, gli alti costi di transazione di investimenti in piccoli progetti e, soprattutto, l’abbondanza di progetti in fase iniziale che sono troppo speculativi per interessare un ampio pubblico di investitori perché il rischio è troppo alto.

In questo scenario, il mondo del risparmio gestito, ovvero i gestori di fondi, hanno un ruolo chiave insieme con gli sviluppatori dei progetti. Insieme possono fare da guida alle diverse azioni che contribuiranno ad attrarre capitali privati per progetti di conservazione del capitale naturale, prima rivolgendosi a investitori orientati all’impact investing e poi, sempre di più, anche a investitori tradizionali. In che modo? Lavorando sul punto debole di questo tipo di investimento: il rischio ancora troppo elevato rispetto al rendimento atteso. A dare una spinta non solo all’impact investing ma, più in generale, agli investimenti ESG è arrivato il 7 marzo 2019 il nuovo regolamento europeo che obbliga tutti gli strumenti finanziari proposti al mercato (fondi comuni, polizze, schemi pensionistici, gestioni di portafogli individuali e contratti di consulenza) ad indicare la propria sostenibilità ambientale e sociale. Questo dovrebbe aiutare a definire meglio i prodotti anche grazie al monitoraggio delle autorità di vigilanza europee.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’impact investing si basa su un’idea semplice: investi in società che stanno facendo un lavoro in cui credi per una causa giusta che ha un impatto sociale positivo. Il capitale naturale è solo uno degli aspetti. Il settore impact investing secondo l’ultimo report annuale del Global Impact Investing Network è in continua ascesa e ha già raggiunto 228,1 miliardi di asset in gestione nel 2017 (erano 114 miliardi di dollari nel 2016 e 77,4 miliardi di dollari nel 2015) a livello globale. E sono sempre di più le case di gestione che abbracciano questa filosofia di investimento e offrono prodotti sul mercato italiano. Tra queste c’è Robeco che ha appena lanciato due nuovi comparti di investimento: RobecoSAM Global SDG Credits, un obbligazionario corporate globale (+2,9% da gennaio a marzo 2019) e RobecoSAM Global SDG Equities, un azionario internazionale large cap blend (+9,79% da gennaio a marzo 2019). Molto attiva nel settore anche Etica sgr che ha lanciato Etica Impatto Clima, un bilanciato moderato (+4,64% da gennaio a marzo 2019) e Pramerica che ha lanciato Pramerica Sicav Social 4 Planet, un bilanciato moderato globale (+6,18% da gennaio a marzo 2019). Secondo Masja Zandbergen, Head of ESG Integration Robeco, l’impact investing sta crescendo di popolarità tra gli approcci per gestire le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) dei portafogli ed è adatto per gli investitori che mirano espressamente ad avere un impatto positivo sulla società ed è basato sulla convinzione che questo sarà in grado di generare anche adeguati rendimenti dell’investimento.

Il lancio di nuovi prodotti impact investing cresce in maniera costante anche sul mercato italiano ed abbraccia diverse aree di investimento (azionaria e obbligazionaria) anche se l’offerta è ancora ridotta.

Impact investing: l'offerta di fondi sul mercato italiano

Prodotto CategoriaRendimento 3y
AXA World Funds - Global Green Bonds A Capitalisation EURObbligazionari Globali-0,16%
Fonditalia Ethical Investment RBilanciato prudente globale-0,48%
Investimenti Sostenibili ABilanciato prudente globale0,04%
Mirova Europe Environmental Equity Fund classe R DisAzionari settore ecologia-3,13%
Mirova Europe Sustainable Equity classe R DisAzionari Europa Large Cap Growth2,08%
Mirova Global Green Bond Fund R/A (EUR)Obbligazionari Globali Europa0,05%
Pramerica Sicav Social 4 Future CBilanciato Prudente1,75%
Nella tabella, i fondi disponibili in Italia che adottano una strategia che mira a creare impatti sociali positivi e, al tempo stesso, rendimenti economici. I prodotti sono in ordine alfabetico. Fonte: elaborazione Online Sim Blog su dati Investireresponsabilmente.it e Morningstar. Dati aggiornati al 14 marzo 2019.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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