Il programma televisivo The Apprentice nato nel 2004 in America da un’idea di Mark Burnett, sembra diventato il format ideale per far crescere e lanciare candidati alla presidenza, almeno dall’altra parte dell’Oceano. È successo a Donald Trump che ha condotto il game show per 14 edizioni. Adesso Trump siede alla Casa Bianca e ha lasciato il timone del programma all’attore ed ex governatore della California Arnold Schwarzenegger che, chissà, potrebbe essere il prossimo candidato alla presidenza. La storia potrebbe ripetersi in Brasile dove due potenziali candidati alle prossime elezioni presidenziali sono stati conduttori di O Aprendiz, versione carioca del format lanciato dalla NBC, che in Italia è stato prodotto da Sky, con Flavio Briatore come conduttore.

Sono due i potenziali presidenti che hanno fatto le primarie a O Aprendiz. Il primo è il neoeletto sindaco di San Paolo, Joao Doria Junior, 59 anni, che ha condotto il programma per due edizioni nel 2010 e 2011. Doria è un ex giornalista che ha fondato una società di marketing e pubblicità ed è diventato milionario anche grazie ad alcuni libri scritti per insegnare come si diventa persone di successo. Doria non è un fan di Trump corre per il Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB) ma dice di non essere di destra e neppure di sinistra, e di essere semplicemente “un brasiliano”. Doria è stato eletto come primo cittadino di San Paolo al primo turno e ha conquistato anche i voti della classe meno abbiente e nonostante dica che vuole candidarsi alla presidenza, sono in molti a pensare che alla fine lo farà.

Il secondo potenziale O Aprendiz alla guida del Brasile è Roberto Justus, 61 anni, presidente di Newcomm, holding pubblicitaria sotto cui stanno le attività brasiliane di Y&R. L’imprenditore che è tra i 10 uomini più ricchi del Brasile, ha condotto il game show dal 2004 al 2009 e nella stagione a cavallo tra il 2013 e il 2014 e in passato è stato anche cantante. Justus sta seriamente vagliando l’ipotesi di candidarsi cavalcando l’onda di chi vuole fuori dalla politica i politici di professione soprattutto dopo lo scandalo Petrobras. Justus, secondo un’analisi di Bloomberg, sembra l’unico candidato capace di convincere chi ha sempre votato per Luiz Inácio Lula da Silva, 72 anni, presidente dal 2003 al 2011, e poi ministro nel Governo di Dilma Roussef, che dovrà affrontare un processo per corruzione e riciclaggio di denaro che potrebbe farlo finire in carcere per diversi anni.

Nella corsa verso la presidenza del Brasile, per ora Luiz Inácio Lula da Silva è in vantaggio nei sondaggi di popolarità, seguito da vicino da Jair Messias Bolsonaro, 61 anni, ex paracadutista dell’esercito che rappresenta Rio de Janeiro alla Camera dei Deputati brasiliana dal 1990, che si presenta come un outsider anti-establishment. Bolsonaro, pur non avendo condotto O Aprendiz, è il candidato più simile a Donald Trump, almeno nelle intenzioni programmatiche e tiene anche a sottolineare in pubblico la sua condivisione di idee con il nuovo presidente americano. Vuole reintrodurre la pena di morte, allentare i controlli sulle armi e tenere fuori dal paese i migranti.

Brasile: perché i tassi scenderanno ancora

Nella surreale corsa alla presidenza brasiliana la sensazione è che oggi chiunque sia abbastanza famoso nel Paese, ricco e capace di sfruttare la frustrazione nazionale sia potenzialmente in grado di competere e candidarsi alle presidenziali. Tanto che persino il chirurgo plastico Roberto Miguel Rey, 55 anni, noto come il dott. Rey del reality tv Dr. 90210, trasmesso anche in Italia dal canale americano E! ha deciso di candidarsi. Il medico oramai vive stabilmente negli Stati Uniti ha il suo studio a Beverly Hills, ma pensa di essere utile alla causa del suo Paese di origine.

In palio c’è la guida di un Paese in grave crisi economica – il debito pubblico in Brasile ha raggiunto al 31 dicembre 2016 il record di 3.112 miliardi di real, con un rialzo di 319 miliardi nell’ultimo anno (+11,42%)  – con alcuni dipartimenti sull’orlo della bancarotta. Come nel caso dello stato di Rio de Janeiro che per sanare i debiti accumulati ha firmato un accordo con il presidente Michel Temer per ricevere 2,6 miliardi di euro di aiuti da parte del governo federale, con la promessa di tagliare drasticamente le spese del 2017. La difficoltà del Brasile è testimoniata dalla manovra della banca centrale che ha tagliato i tassi più del previsto – 75 punti base, invece che dei 50 previsti – proprio a causa del rallentamento. “Una sorpresa che covava da un po di tempo e che corregge un errore precedente” si legge in una nota di Craig Botham, Emerging Market Economist di Schroders. “L’attività economica in Brasile è stata costantemente inferiore alle attese sia dei mercati sia della Banca centrale, anche se valutata in un contesto complesso come quello attuale. Ma soprattutto il Brasile dopo i mondiali e le Olimpiadi si è risvegliato dal sogno della crescita economica: almeno il 10% dei 35 milioni di brasiliani che erano riusciti a uscire dalla povertà nel decennio finito nel 2014 è tornato povero, secondo dati Bloomberg, negli ultimi due anni in Brasile la disoccupazione è quasi raddoppiata e la classe media è in grande difficoltà.

IDEE DI INVESTIMENTO

La decisione della Banca centrale brasiliana di tagliare i tassi di interesse è un punto a favore della ripartenza economica del Brasile anche se, secondo l’analisi di Schroders, pur in miglioramento, le vendite al dettaglio e la produzione industriale indicano in effetti un’economia ancora in recessione. “Le previsioni dell’Istituto centrale sull’inflazione sono però state riviste al ribasso, al 4,4% per il 2017, lasciando dunque spazio a tagli dei tassi maggiori rispetto a quanto scontato dai mercati. Ciò vuol dire che potremmo vedere i tassi scendere sotto il 10% quest’anno – e dunque tagli per altri 300 punti base” scrive Craig Botham, Emerging Market Economist di Schroders.
La riduzione dei tassi potrebbe far ripartire gli investimenti di imprese e famiglie, ma la disoccupazione continuerà a salire fino a quando il PIL non si riprenderà e proprio a causa dell’incertezza politica, che ha un peso determinante sulle imprese, le previsioni sulla crescita del PIL per il 2017, per Schroders sono di un anemico +0,6% rispetto al 2016. In questo contesto di incertezza economica la moneta del Brasile, il real, è ai massimi storici secondo l’analisi di Fida potrebbe crescere ancora ha un impatto sui redimenti obbligazionari, così come il mercato azionario può continuare a beneficiare delle riforme volute dal presidente in carica fino al 2018 Michel Termer.

I migliori fondi azionari per rendimento a un anno che investono in Brasile (Categoria Morningstar: Azionari Barsile):

  • Fonditalia Equity Brazil T rende il 118% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+6,63% a tre anni). Il fondo è gestito da Davide Perinati che investe in azioni prevalentemente quotate o negoziate in un mercato regolamentato, le cui attività siano esposte principalmente all’economia del Brasile. Finanza e materie prime sono i primi settori in portafoglio.
    Fonditalia Equity Brazil T rende il 118% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+6,63% a tre anni). Fonte: Morningstar.
    Fonditalia Equity Brazil T rende il 118% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+6,63% a tre anni). Fonte: Morningstar.

     

  • Bny Mellon Brazil Equity Fund Classe A rende il 112% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+10,32% a tre anni). Il fondo è gestito da Rogerio Poppe che investe in non più di 60 titoli azionari di società quotate o situate in Brasile, utilizzando un un approccio di investimento che combina modelli quantitativi con l’analisi fondamentale. I primi settori in portafoglio sono Finanza e materie prime.
    Bny Mellon Brazil Equity Fund Classe A rende il 112% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+10,32% a tre anni). Fonte: Morningstar.
    Bny Mellon Brazil Equity Fund Classe A rende il 112% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+10,32% a tre anni). Fonte: Morningstar.

     

  • Parvest Equity Brazil Classe N rende il 108,6% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+6,25% a tre anni). Il fondo è gestito da Frederico Tralli che investe in azioni di società che hanno sede legale o che svolgono una parte significativa delle proprie attività in Brasile. I primi settori in portafoglio sono Finanza e Beni di consumo difensivi.

    Parvest Equity Brazil Classe N rende il 108,6% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+6,25% a tre anni). Fonte: Morningsta.
    Parvest Equity Brazil Classe N rende il 108,6% da gennaio 2016 a gennaio 2017 (+6,25% a tre anni). Fonte: Morningstar.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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