Secondo i calcoli di Nature Climate Change le emissioni mondiali di anidride carbonica a livello globale potrebbero diminuire del 7% nel 2020 grazie all’effetto dei lockdown imposti dalla pandemia. Il contenimento della CO2 c’è stato in tutti i Paesi con un’unica eccezione: il Brasile dove le emissioni sono destinate ad aumentare in un range compreso tra ail 10 e il 20% rispetto ai dati del 2018.

La ragione? La deforestazione che non si è mai fermata: nei primi quattro mesi del 2020 oltre 1.200 chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana sono stati abbattuti (circa il 55% in più rispetto allo stesso periodo del 2019) ed è la quota più alta degli ultimi 10 anni. Secondo gli scienziati, riporta il settimanale Economist, affermano che la perdita di alberi si sta avvicinando a un punto di non ritorno, con un rilascio di miliardi di tonnellate di carbonio nell’atmosfera.

Gli ambientalisti incolpano il presidente populista brasiliano, Jair Bolsonaro, della catastrofe perché favorisce la deregolamentazione per consentire il disboscamento, l’estrazione e l’agricoltura nella foresta e ha indebolito l’applicazione delle leggi ambientali. Ma c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: dietro la deforestazione c’è il business della carne bovina, della soia e delle materie prime e le aziende del settore sono adesso sotto pressione e molte di loro si sono mosse per interrompere la catena distruttiva. Lo hanno fatto, per esempio, colossi della produzione di carne come Jbs, Marfrig e Minerva, che insieme gestiscono i due terzi delle esportazioni del Brasile, che si sono impegnate a smettere di acquistare da fornitori che disboscano illegalmente.

E lo hanno fatto aziende della soia come Cargill e Bunge che hanno firmato un accordo a zero deforestazione per l’Amazzonia dal 2008, quando società di vendita al dettaglio come McDonald’s e Tesco dichiararono che non avrebbero più acquistato soia amazzonica raccolta su terreni deforestati. L’impegno delle aziende però non è bastato. La ragione? Le grandi aziende non riescono davvero a controllare tutti i loro fornitori. E anche se lo facessero, grandi quantità di soia, e in particolare di carne bovina, sono scambiate da piccole imprese agricole che non hanno cambiato comportamento.

Il business dietro la deforestazione è globale: le esportazioni di manzo brasiliano vanno principalmente in Cina, Russia e Medio Oriente, dove nutrire le persone ha una priorità maggiore rispetto al salvataggio degli alberi. E le aziende brasiliane della carne non hanno subito perdite in Borsa nemmeno durante la pandemia: la borsa del Brasile ha perso circa il 18% quest’anno mentre Marfrig ha visto aumentare i suoi corsi azionari del 27% e Minerva ha recuperato ciò che ha perso all’inizio della pandemia.

La crisi da COVID-19 non aiuterà gli investimenti delle aziende per combattere la deforestazione, anzi, è più facile che ci sia un’impennata dei disboscamenti. Fermare la deforestazione richiederà consenso su questioni difficili come il destino di decine di migliaia di coloni sulle terre pubbliche dell’Amazzonia, dove si verifica metà degli abbattimenti degli alberi.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’impegno degli investitori istituzionali – fondi e assicurazioni – nel combattere la deforestazione con investimenti consistenti ha assunto una forma tangibile nel 2019 con la firma di un documento comune che invita le società ad attuare politiche anti-deforestazione e impegnarsi su come affrontare il problema. A firmare il documento sono stati oltre 230 investitori istituzionali che gestiscono complessivamente oltre 16 mila miliardi di dollari. L’impegno del mondo finanziario rientra nel megatrend di preservazione della biodiversità che è strettamente collegata ai cambiamenti climatici.

La difesa della biodiversità è uno dei temi centrali per i gestori attenti alla costruzione di un portafoglio sostenibile e riguarda le aziende che producono, commerciano e utilizzano materie prime agricole. La ricerca di una strada sostenibile per cambiare l’agricoltura è al punto 2 dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile SDGs.

  • Per investire sulle foreste del pianeta esiste al momento un unico fondo specializzato venduto in italia. Si tratta di Pictet Timber che perde il 12,91% da gennaio a luglio 2020 e investe due terzi del patrimonio totale in un portafoglio diversificato di azioni di società attive nei settori del finanziamento, della piantumazione e della gestione di foreste e regioni boschive e del trattamento, della produzione e della distribuzione di legname da costruzione e di altri servizi e prodotti derivati del legno..
  • Per puntare sulla trasformazione del settore agricolo ci sono sul mercato fondi azionari specializzati (Categoria Morningstar Azionari Settore Agricoltura).

La top 10 dei fondi azionari che investono in agricoltura

ProdottoRendimento 1yRendimento YTD
BlackRock Global Funds -Nutrition A2 USD1,09%-5,23%
Pictet - Nutrition Classe R Eur-2,16%-5,85%
Pictet-Nutrition R USD-2,21%-5,89%
DPAM INVEST B Equities Sustainable Food Trends-3,82%%-8,28%
DWS Invest Global Agribusiness NC-10,56%-12,45%
Amundi Funds Equity Global Agriculture Classe FU-11,06%-15,60%
Amundi Funds Equity Global Agriculture Classe FHE-11,23%-15,63%
Amundi Funds Equity Global Agriculture Classe SHE-12,14%-16,01%
Allianz Global Investors Fund - Allianz Global Agricultural Trends A GBP-13,91%-17,05%
Allianz Global Investors Fund - Allianz Global Agricultural Trends AT EUR-14,01%-16,59%
Nella tabella i migliori fondi azionari globali che investono sui temi legati al cambiamento dell'agricoltura ordinati per rendimento a un anno. Dati aggiornati a giugno 2020. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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