Non c’è solo la svolta elettrica. Il mercato dell’auto sta cambiando i modelli di produzione pensando al riciclo di alta qualità dei materiali e all’uso di batterie di seconda vita. Il passaggio ai veicoli elettrici, infatti, spinge anche le case automobilistiche ad abbracciare un modello di economia circolare che può diventare un esempio per l’economia globale.

Il settore auto ha già cominciato a modificare la catena produttiva con l’obiettivo di eliminare gli sprechi, cercando di recuperare valore dalle materie prime utilizzate e di eliminare gli scarti. Si tratta di una rivoluzione che è stata solo in parte interrotta a causa della pandemia e, secondo un’analisi del World Economic Forum (WEF) tornerà al centro delle strategie delle imprese automobilistiche nei prossimi due anni.

La transizione dall’economia lineare a quella circolare significa cambiamenti a livello di sistema, compresa la decarbonizzazione della produzione, la progettazione di prodotti adatti alla riciclabilità ed il termine del cosiddetto “fine ciclo di vita di un prodotto”.

Questa trasformazione ha già prodotto un fatto concreto con la nascita della Circular Cars Initiative (CCI), una coalizione di oltre 60 case automobilistiche, fornitori, istituti di ricerca, ONG e organizzazioni internazionali che si sono impegnate a realizzare il passaggio dell’industria all’economia circolare nel breve termine. La CCI ha disegnato una roadmap in collaborazione con il World Economic Forum, il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), McKinsey e Accenture. Da questa roadmap sono nati tre rapporti quadro per aiutare l’industria e le autorità di regolamentazione ad arrivare a un futuro più sostenibile per le auto e segna gli step che il comparto percorrerà nei prossimi anni:

  • Il primo rapporto è del World Economic Forum con i contributi di WBCSD e Systemiq, è intitolato The Road Ahead: A policy research agenda for automotive circularity. Questo lavoro si interroga su come gli attuali quadri normativi possano supportare l’economia circolare. Il rapporto lancia un appello per un’elettrificazione dei veicoli più rapida, l’adozione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, sussidi per la gestione del fine vita e incentivi per supportare la trasformazione del settore.
  • Il secondo rapporto, Raising Ambitions: A new roadmap for the circular automotive economy, è guidato da Accenture e propone un quadro completo per aumentare l’efficienza delle materie prime e del loro utilizzo nel settore automobilistico. Questo rapporto, esamina approcci innovativi ai modelli di business emergenti per consentire il riciclaggio di alta qualità e l’uso di batterie di seconda vita.
  • Il terzo rapporto che segna la strada dell’auto è Forging Ahead: A materials roadmap for the zero-carbon car in collaborazione con McKinsey & Co. Offre una visione dettagliata dei costi e degli investimenti tecnologici necessari per decarbonizzare le materie prime automobilistiche. Il rapporto evidenzia la necessità dello sviluppo di nuove tecnologie e di partnership su larga scala per contenere i costi.

IDEE DI INVESTIMENTO

I rapporti quadro per l’industria automobilista lanciato da CCI di fatto rappresenta un’agenda verde per un nuovo modello di industrializzazione del settore che punta a soddisfare l’imperativo climatico, a fornire beni e servizi riducendo drasticamente le risorse consumate, i rifiuti e le emissioni di Co2. Attraverso questo modello, secondo Accenture, l’economia globale può mantenere gli standard di vita e offrire mezzi di mobilità per servire il previsto raddoppio della domanda globale di passeggeri entro il 2050.

Può anche ridurre il consumo di risorse naturali fino all’80% e il carbonio emissioni per passeggero del 75%. Questa trasformazione dovrebbe spingere anche modelli di business innovativi sulla cosiddetta Mobility-as-a-Service (MaaS) e la disponibilità dei dati durante la fase di utilizzo aumenteranno la visione del ciclo di vita dei prodotti.

Secondo i dati raccolti dal CCI sono tre le condizioni per cui il passaggio del settore auto da una produzione lineare a una circolare possa avvenire con successo:

  • l’affermarsi di modelli ad alto utilizzo dei veicoli (ride hailing, car sharing e MaaS);
  • la conversione della rete di distribuzione e manutenzione in centri di raccolta, rigenerazione e riciclaggio;
  • l’adozione di design modulari e materiali riciclabili a basso tenore di carbonio durante la progettazione del veicolo.

Per investire sull’affermarsi dell’economia circolare la scelta migliore è un prodotto azionario che investe in maniera globale. Al momento esiste un solo prodotto specializzato venduto in Italia: si tratta di DECALIA Circular Economy R USD P lanciato a maggio 2018 da Decalia Asset Management che da gennaio 2020 a gennaio 2021 ha reso il 9,1% secondo dati Morningstar.

Per investire sulle aziende attente al riciclo e all’ambiente sul mercato italiano esistono fondi azionari specializzati in ecologia (Categoria Morningstar Azionari Settore Ecologia)

  • BNP Paribas Energy Transition Classe N Eur Acc ha un rendimento del 144,3% nel 2020 secondo dati Morningstar (+12% a gennaio 2021). Si tratta di un azionario globale che investe non solo in energie ma anche in materie prime ed è stato lanciato nel 2013. Il primo settore in portafoglio sono i beni industriali (35,5%). Gli Stati Uniti (44%) sono il Paese più pesante.
  • Schroder Global Climate Change Equity Classe A USD ha un rendimento del 36,7% nel 2020 secondo dati Morningstar (+4,70% a gennaio 2021). Si tratta di un azionario globale che investe in società che beneficeranno degli sforzi volti a contenere o limitare l’effetto delle variazioni climatiche globali. Il primo settore in portafoglio sono i beni industriali (39,4%). Gli Stati Uniti (38,7%) sono il Paese più pesante.
  • Vontobel Clean Technology Classe B ha un rendimento del 27,7% nel 2020 secondo dati Morningstar (+4,25% a gennaio 2021). Si tratta di un fondo azionario globale nato nel 2008 che si focalizza su beni industriali e tecnologie pulite investendo in energia e materie prime. Il 47% del portafoglio è investito in America.
  • Mirova Europe Environmental Equity Fund classe R Dis ha un rendimento del 25,5% nel 2020 secondo dati Morningstar (+5,45% a gennaio 2021). Si tratta di un fondo azionario globale nato nel 2013 che investe su società che svolgono attività volte principalmente a risolvere problematiche ambientali. Beni industriali e materie prime sono i primi settori in portafoglio. L’Europa euro e non euro vale il 71%.
  • Nordea 1 – Global Climate and Environment Fund Classe BP Eur ha un rendimento del 20,1% nel 2020 secondo dati Morningstar (+4,77% a gennaio 2021). Si tratta di un fondo azionario globale nato nel 2008 che investe su società che si prevede beneficeranno, direttamente o indirettamente, dell’evoluzione delle problematiche ambientali, tra cui i cambiamenti climatici. Beni industriali e materie prime sono i primi settori in portafoglio. Gli Stati Uniti con il 65% sono il primo mercato.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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