Occhiali scuri e analgesico. Chi soffre di emicrania o cefalea lo sa: il dolore è forte, spesso si prova nausea e l’unico sollievo lo si trova stando a letto. Il mal di testa quando è cronico è a tutti gli effetti un disturbo invalidante di cui soffre almeno il 10-15% della popolazione mondiale – basti pensare che solo in America colpisce 36 milioni di persone – e, secondo un recente studio della rivista New Scientist, spesso modifica anche la struttura cerebrale. Come? Dai risultati della risonanza magnetica, chi ha mal di testa frequenti, secondo i neurologi, è come se avesse dei piccoli ictus silenziosi, che non modificano le capacità cognitive, ma favoriscono l’invecchiamento del cervello, accelerando la degenerazione del tessuto cerebrale.

La buona notizia è che gli effetti cerebrali negativi dell’emicrania sembrano reversibili se il disturbo viene trattato tempestivamente e correttamente o se, meglio ancora, viene addirittura prevenuto. Ed è proprio su questo che le grandi società farmaceutiche stanno lavorando da tempo al rilascio di un farmaco che comporta investimenti e sperimentazione. E c’è chi sulla strada si è perso. Come l’americana Merck & Co., in Europa nota come Msd, che ha siglato un accordo a metà luglio con Allergan per la cessione dei diritti mondiali su un nuovo programma sperimentale contro l’emicrania che ha come bersaglio terapeutico il gene della calcitonina. Saranno gli scienziati di Allergan a continuare lo sviluppo del farmaco per la cura dell’emicrania noto con la sigla MK-1602, che è già in Fase III di sperimentazione. L’accordo prevede che Allergan effettui un esborso di 250 milioni di dollari, metà subito e metà nel 2016, ai quali si aggiungeranno le royalties a due cifre relative alle vendite future dei farmaci frutto della collaborazione. A portare a termine la sperimentazione però sarà l’israeliana Teva Pharmaceutical Industries che ha rilevato il 27 luglio Allergan Generics, la divisione di farmaci generici del produttore del Botox, per 40,5 miliardi di dollari in contante e azioni (rispettivamente 33,75 miliardi e 6,75 miliardi).

La cura, o meglio, la prevenzione dell’emicrania è la nuova frontiera del business su cui quattro Big del settore si stanno misurando. Oltre a Teva Pharmaceutical Industries, Amgen, Eli Lilly & Co. e Alder Biopharmaceuticals stanno sperimentando prodotti che combattono il dolore prima ancora che si formi, bloccando il cosiddetto peptide che ha un ruolo nel processo infiammatorio.
Sono tutti dei potenziali blockbuster in mercato che, secondo le stime degli analisti, vale solo in America tra i 4 e gli 8 miliardi di dollari con un costo per la collettività che già oggi è di 13 miliardi all’anno di produttività persa.

E la prova che si è sulla strada giusta è che i farmaci sperimentali delle quattro società in fase di test hanno tutti ridotto i giorni di emicrania per almeno la metà dei pazienti di oltre il 50%. Ma c’è di più. Teva è in procinto di avviare due studi clinici in fase avanzata. La società israeliana è più avanti degli altri in sperimentazione, anche se secondo gli analisti di Sanford C. Bernstein & Co, potrebbe essere Ely Lilly la prima ad arrivare sul mercato, nonostante sia in ritardo il processo di sperimentazione. I nuovi prodotti segnano la prima generazione di farmaci sviluppati specificamente per prevenire l’emicrania in un settore dominato da rimedi popolari e trattamenti presi in prestito da altre pratiche mediche. Il best seller per la prevenzione dell’emicrania finora? Il Botox, meglio conosciuto per la sua capacità di levigare le rughe.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Un farmaco che previene una malattia universale è un affare non solo per le aziende che lo sviluppano. Attualmente, il mercato dei farmaci per la cura dell’emicrania è dominato dai cosiddetti triptani, farmaci a brevetto scaduto. Per questo il settore dovrebbe essere rivitalizzato proprio dall’uscita dei farmaci diretti contro il CGRP, ovvero il peptide correlato al gene della calcitonina che provoca dolori.

E il mercato potenziale per i farmaci contro l’emicrania, secondo la società di consulenza Ims Health può salire dai 2,5 miliardi di dollari del 2012 ai 3,7 miliardi di dollari nel 2023. Per puntare sul Big Farma e sullo sviluppo di nuovi farmaci la strada più semplice è un fondo azionario che investe in società impegnate a migliorare la salute e il benessere delle persone (Categoria Morningstar: Azionari Salute).

Ecco la top ten di settore a un anno: il rendimento va oltre il 50%.

  • Janus Capital Funds plc – Global Life Sciences Fund A USD Acc che rende il 73,05%
  • Julius Baer Multistock – Health Innovation Fund USD B che rende il 71,59%
  • Wellington Global Health Care Equity Portfolio USD D Acc che rende il 68,44%
  • Polar Capital Healthcare Opps USD Acc che rende il 67,8%
  • AXA World Funds Framlington Health F Capitalisation EUR che rende il 56,8%
  • BlackRock Global Funds – World Healthscience Fund Class D2 USD Acc che rende 56,7%
  • State Street Global Advisors Luxembourg SICAV – SSgA Sectoral Healthcare Equity Fund P che rende il 56,5%
  • Parvest Equity World Health Classe N Eur che rende il 55,6%
  • Bgf World Healthscience Fund Usd Classe E2 che rende il 55,5%
  • Jpm Global Healthcare Classe D (acc) – EUR che rende il 55,1%

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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