Si chiama double dip, in gergo doppia recessione, e il Giappone è riuscito a caderci dentro in un solo anno. Un record per il premier Shinzo Abe, che ha dovuto incassare un secondo trimestre (l’anno fiscale si chiude in marzo) in una contrazione del Pil dello 0,2% rispetto ad aprile-giugno, quando il calo era stato dello 0,7%. E Abe ha dovuto prendere atto che qualcosa non sta funzionando nel piano di stimoli varato dal governo a braccetto con la banca centrale.

Dopo Russia, Canada e Brasile, anche il Paese orientale ripiomba così nel buio della crisi. Ma se la recessione del secondo trimestre del 2014 era stata la diretta conseguenza della stretta fiscale che si basava tutta su un aumento dell’Iva dal 5 all’8% allo scopo di contenere il debito pubblico, l’andamento più recente sembra indicare che l’Abenomics, ossia il piano di riforme varato dal premier non sia così efficace. Su cosa si basa? Le tre linee guida sono: massicci aiuti monetari, impulso alla spesa pubblica e importanti riforme economiche.

Il rallentamento della Cina ha giocato a sfavore, consigliando prudenza alle imprese negli investimenti e restano i problemi ormai cronici. Su tutti l’invecchiamento della popolazione, un fenomeno che si ripercuote sui consumi e che non è stato risolto neppure facendo entrare nel Paese più immigrati. Del resto, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito, invece di aumentare, per effetto della svalutazione dello yen indotta dal Quantitative easing. Ma i dolori di Abe fanno bene alla Borsa. (leggi qui l’analisi di Online sim).

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Nonostante questi elementi, il Topix, indice della Borsa di Tokyo, è ancora al di sotto del picco raggiunto nel 2007, pari a 1.800 punti. E anche se è quasi raddoppiato dall’avvio del Governo Abe, nel dicembre 2012, l’indice è ancora indietro rispetto a Stati Uniti ed Europa. Per questo la fiducia dei gestori nei confronti del Paese resta immutata e segue la visione ottimistica espressa anche dal Governo di Tokyo che ipotizza una manovra pubblica da circa 3.500 miliardi di yen.

Secondo i money manager di Amundi, la ripresa del Giappone è uno scenario possibile e resta confermata sul fronte azionario globale la preferenza per le azioni europee, in primo luogo, e in seconda battuta per quelle quotate a Tokyo.

Per i gestori di Union Bancaire Privèe – UBP, l’Abenomics sta facendo buoni progressi nel tentativo di far cambiare rotta al Paese dopo due decenni di deflazione. Per questo Ubp si aspetta un potenziale rialzista di circa il 30% nei prossimi due anni. Scopri qui i migliori fondi Giappone analizzati da Online sim.

Note

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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