Povertà, disoccupazione, disuguaglianza e incapacità di gestione statale sono le sfide che, secondo ma la maggioranza dei commentatori politici, dovrà affrontare il prossimo presidente dell’India. La consultazione elettorale per eleggere il premier dell’India è in corso e terminerà il 19 maggio ma già si fanno i conti con il dopo che aspetta il Paese emergente più promettere dopo la Cina in termini di investimento. E il consensus politico ed economico va in un’unica direzione: l’India deve guardare oltre il Governo di Narendra Modi, la cui rielezione appare probabile, e provare a costruire una coalizione intorno al leader per dedicarsi a riforme davvero forti. Il timore è che nel Paese si vengano a creare divisioni partitiche populistiche che non consentano al leader indiano di dare una direzione precisa al Paese nei prossimi cinque anni.

L’India, infatti, è stata finora risparmiata dal populismo che sta mettendo a dura prova molte ricche democrazie occidentali, ma non ne è immune. Il Paese di Modi ha una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone che sono fortemente divise tra loro. Ed è sul voto delle persone che abitano nelle campagne che si attendono le sorprese a maggio. Il primo ministro Narendra Modi ha ricordato agli elettori la sua dura recente posizione contro il Pakistan, promettendo di proteggere l’India dai nemici all’interno e all’esterno. Il partito del Congresso d’opposizione ha impostato tutta la campagna elettorale ergendosi a salvatore dei poveri, impegnandosi a fornire un reddito minimo di cittadinanza. Nel programma di Modi e in quello dell’opposizione non si è dato molto peso, invece, alla crescita economica.

Eppure, non ci sono prese di posizione forti nei programmi elettorali su quello che viene definito dagli economisti “il dividendo demografico” dell’India che è il Paese più giovane del mondo in termini di crescita della popolazione under 30. Il sostegno delle giovani generazioni potrebbe già non essere più sufficiente a sostenere la crescita del PIL del Paese a partire dal 2030 e il Fondo monetario internazionale (FMI) ha già cominciato a rivedere al ribasso le stime sulla salute dell’economia indiana: nel 2019 è prevista una crescita del 7,1% – si tratta del risultato più basso degli ultimi 5 anni – che potrebbe salire al 7,3% nel 2020 e al 7,5% nel 2021. In particolare, gli economisti del FMI suggeriscono la necessità di riforme del mercato del lavoro e di politiche incentrate sui giovani.

Modi ha trionfato nelle elezioni nel 2014 promettendo di dare all’economia indiana una marcia in più. Cinque anni dopo il bilancio è in chiaroscuro. Sicuramente efficaci per dare una spinta all’economia sono state le due riforme che hanno portato a introdurre una tassa nazionale sui beni e servizi e un nuovo codice fallimentare e sono stati tanti i miglioramenti a livello sociale con nuove infrastrutture stradali e ferroviarie, specialmente nelle zone rurali, la costruzione di servizi igienici, e soprattutto la cashless revolution, ovvero il passaggio al pagamento digitale con il piano di riforme Digital India. A Modi non si perdona, però, di non aver affrontato il tema della revisione delle leggi sull’acquisizione della terra e la riforma del lavoro.

IDEE DI INVESTIMENTO

Dopo un 2018 in frenata, in mercati emergenti – di cui l’India è un Paese trainante – hanno rialzato la testa nel primo trimestre 2019 sia sul fronte azionario sia su quello obbligazionario. Ma è proprio dalla parte obbligazionaria che potrebbero arrivare le soddisfazioni più interessanti per gli investitori secondo l’analisi di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt, Alper Gocer, Head of EM Local Currency Debt di Pictet asset management. «Dimentichiamo le recenti turbolenze di mercato, le obbligazioni dei mercati emergenti (ME) oggi sono in una posizione ottimale perché, sebbene l’economia globale sia in rallentamento, le economie emergenti stanno andando relativamente meglio» ha detto Barton, «E i governi di tutto il mondo stanno attuando politiche mirate a stimolare la crescita e questo avvantaggia storicamente, gli attivi dei mercati emergenti tendono a sovraperformare in entrambi questi contesti economici». In particolare ad essere avvantaggiate sono le obbligazioni in valuta di Paesi di grandi dimensioni, come Cina, India, Corea, Russia e Brasile che hanno recuperato di più sul dollaro. L’inflazione stabile e i tassi stabili dovrebbero favorire l’investimento sul mercato obbligazionario indiano in valuta locale che, secondo Schroders, nel 2019 potrebbe fare meglio del mercato azionario indiano.

Per investire sul mercato obbligazionario Paesi emergenti in valuta locale che contempli anche l’India, la scelta più indicata è un fondo obbligazionario specializzato Asia in valuta locale (Categoria Morningstar: Obbligazionari Asia in valuta locale):

La Top 5 dei fondi obbligazionari Paesi emergenti Asia in valuta

ProdottoRendimento YTDRendimento 3y
Aberdeen Standard Sicav I - Asian Bond Fund5,85%3,54%
Legg Mason WA Asian Opps E USD Acc5,80%2,05%
Credit Suisse (Lux) Asia Local Currency Bond Fund ClasseB USD Cap5,59%---
AB - Asia Pacific Local Currency Debt Portfolio I2 USD Acc5,00%4,42%
Templeton Asian Bond Fund Classe A (acc) USD4,40%2,45%
Nella tabella, i fondi obbligazionari Paesi emergenti che investono in Asia in valuta locale ordinati per rendimento da gennaio 2019. Dati in euro aggiornati ad aprile 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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